Catanzaro, per FdI un ex di centrosinistra vale l’altro

Schiaffo alla Meloni, che aveva bocciato l'appoggio a Donato perché «uomo di sinistra»: il candidato a sindaco sarà Rino Colace. Che alle comunali si era già candidato a sostegno del dem Enzo Ciconte e alle provinciali contro Wanda Ferro, quella che l'ha scelto tra i malumori di partito e alleati e rischia grosso in caso di flop

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Le elezioni comunali di Catanzaro del 2022 saranno ricordate come quelle della liquefazione del centrodestra. Ex alleati ora in guerra tra loro, simboli di partito messi nel cassetto, consiglieri regionali che se la danno a gambe. Sta succedendo di tutto e da più parti viene indicata una sola e unica colpevole dello sfacelo del rassemblement della destra del capoluogo: la deputata e commissaria regionale di Fratelli D’Italia, Wanda Ferro.

Grande promotrice (più o meno occulta) della candidatura a sindaco dell’ex Pd, Valerio Donato, ha dovuto fare dietrofront dopo aver mandato avanti Lega e Forza Italia. Il motivo? Le continue rivendicazioni del candidato sindaco come «uomo di sinistra», oltre che le gaffe televisive e politiche.

Ferro e il jolly Colace: Fdi e il sindaco di Catanzaro

Da settimane l’establishment romano del partito, dal capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida alla stessa leader Giorgia Meloni, pretendeva la discesa in campo della stessa Wanda Ferro. Lei, però, si è prima dileguata («Se mi candido Tallini mi impallina», andrebbe ripetendo a più riprese) e poi trincerata dietro l’assessore Filippo Pietropaolo, tornato a più miti consigli dopo l’altolà di Roberto Occhiuto sul ritiro delle deleghe assessorili in caso di candidatura.

Risultato? Dopo qualche giorno di totonomi al ribasso, Wanda Ferro ha giocato il jolly: candida a sindaco il dirigente medico Rosario Colace. Eppure i maligni raccontano che quando Noi con l’Italia fece il nome di Colace al tavolo del centrodestra cittadino qualche mese fa la deputata Fdi scoppiò in una grassa risata. Ma si sa, in politica tutto è possibile.

Meloni spernacchiata

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Ciconte e Colace a braccetto

Dopo il niet della Meloni sul candidato ex Pd Donato, FdI ha ufficializzato la candidatura di Colace, con tanto di lancio di agenzia di stampa. Eppure quest’ultimo alle comunali del 2017 ha promosso la lista “Alleanza Civica” (unitamente a Franco Granato, ex assessore della Giunta comunale di centrosinistra di Rosario Olivo) schierandosi a sostegno della candidatura a sindaco dell’allora consigliere regionale del Partito Democratico, Enzo Ciconte.

«Con l’amico Ciconte nel momento in cui abbiamo condiviso il programma per la città, un programma che può dare a Catanzaro quella visione di insieme che è mancata in questi anni. Siamo in campo con una lista formata da persone in gran parte esordienti della politica, provenienti da mondi diversi ma unite dall’obiettivo di dare un futuro diverso a Catanzaro» dichiarò Colace in una conferenza stampa insieme al candidato sindaco di centrosinistra e alla presenza dell’allora presidente della Provincia del Pd, Enzo Bruno.

Colace al tavolo con Ciconte in occasione della sua candidatura

Chi c’era se lo ricorda: alla presentazione della lista di Colace a sostegno di Ciconte era presente il figlio piccolo di un candidato con una maglia con su scritto “Vota il mio papà”. Il candidato era Giorgio Arcuri, anche lui fino a ieri dato tra i papabili candidati di Fratelli D’Italia e candidato alle ultime regionali con Forza Azzurri.
Alle amministrative del 2017 Arcuri ottenne 459 preferenze, mentre l’intera lista di Colace a sostegno del centrosinistra 1513, pari al 2,92%. Non elesse alcun consigliere, ma Colace venne eletto altrove: all’Ordine dei Medici, presieduto proprio dall’amico Ciconte.

Colace: un democristiano di… Ferro per Fdi a Catanzaro

Nel 2008 Wanda divenne presidente della Provincia di Catanzaro in una coalizione trainata dal Pdl. A candidarsi contro di lei, sotto il simbolo dello Scudocrociato, vi era proprio Rino Colace, al seguito di Franco Talarico che ottenne 803 preferenze e l’11,3% in uno dei collegi di Catanzaro.
Colace, difatti, dell’Udc è stato segretario cittadino, salvo poi nel 2011 candidarsi al Comune con la lista “Scopelliti Presidente”. Presidente del Consiglio comunale nel 2005, è stato poi nominato amministratore unico dell’Amc, l’azienda dei trasporti del capoluogo.

Dopo l’idillio di centrosinistra, è arrivata anche la nomina, giusto tre mesi fa, come coordinatore per la città di Catanzaro di “Noi con l’Italia”. Colace, però ha abbandonato il movimento dell’ex ministro Maurizio Lupi nelle ultime ore, proprio a seguito della designazione come candidato sindaco di FdI.

Lo sgambetto di Montuoro

Continua a dire di essere di Marcellinara e non di Catanzaro, nonostante abbia preso più del doppio dei voti di Filippo Pietropaolo nel capoluogo alle ultime regionali. Il consigliere regionale di Fdi, Antonio Montuoro nei giorni scorsi ha dichiarato che la lista civica che fa riferimento a lui, Venti da sud, già rodata con successo alle elezioni provinciali, non parteciperà alle elezioni comunali.

Antonio Montuoro insieme a Sergio Abramo

«Nei giorni scorsi ho riunito tutti i componenti del gruppo di riferimento, dopo un’analisi approfondita sulla situazione politica attuale, la maggioranza dei presenti si è determinata scegliendo di mantenere la caratterizzazione civica del proprio impegno, valutando ciascuno in autonomia con quale schieramento partecipare alla competizione elettorale, per offrire alla città il proprio impegno e le proprie competenze» ha dichiarato Montuoro.

Tana libera tutti per i consiglieri comunali uscenti che lo sostengono? Non proprio. In realtà la lista “Venti da sud” avrebbe solo cambiato nome in “Progetto Catanzaro”, a sostegno di Valerio Donato e non al seguito di Fratelli D’Italia, come dimostrano i santini circolanti del consigliere comunale “montuoriano” e signore delle preferenze, Luigi Levato.

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Un santino di Luigi Levato

A sgamare ulteriormente la cosa è stato l’esponente del Nuovo Cdu, Vito Bordino, che ha dichiarato pubblicamente: «I rappresentanti di “Progetto Catanzaro” sono in buona parte componenti di Venti da Sud, sigla utilizzata alle Provinciali dall’area Montuoro, che hanno deciso di sostenere Valerio Donato».

Tallini e il capolavoro di Wanda Ferro

Insomma, un chiaro sgambetto a Wanda Ferro da parte di Montuoro con l’intento di attribuirle nel post-voto tutte le responsabilità politiche del flop annunciato, minandone la leadership regionale in vista delle politiche, trovando sponda anche negli altri consiglieri regionali di Fdi.
Nelle more, è intervenuta la stilettata dell’ex presidente del Consiglio regionale e fresco esponente di ‘Noi con l’Italia’, Mimmo Tallini: «Non posso non sottolineare l’ambiguità della posizione di una parte di Fratelli D’Italia che si è “sdoppiata”, restando nel suo partito evidentemente per ragioni di convenienza, ma mandando i suoi grandi elettori ad ingrossare le fila delle liste di Donato. Un capolavoro di ambiguità e trasformismo a cui nessuno era mai arrivato».

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Mimmo Tallini, ex presidente del Consiglio regionale

I probabili candidati

Le candidature in Fratelli D’Italia (la lista ufficiale), a meno di una settimana dal deposito delle liste, sono ancora in alto mare. Il tempo stringe, in attesa di sapere se si formerà la “strana coppia” politica con Coraggio Italia di Sergio Abramo (che Wanda nel 2017 era assolutamente ostile nel voler ricandidare, tant’è che non presentò una lista a suo sostegno), tra i candidati è presente Stefano Mellea, ex responsabile per la provincia di Catanzaro di Casa Pound.

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Il candidato “daspato” Stefano Mellea

Destinatario di Daspo, nel 2019 predicava l’uscita dall’Ue e dall’Euro. «L’unica cosa che dobbiamo dire a Bruxelles è addio. Ridateci i nostri soldi, il nostro oro e tenetevi immigrati, direttive gender e austerità» dichiarava pubblicamente tre anni fa.

Domani si parte…

Oltre a lui, dovrebbe essere della partita il commercialista Francesco Saverio Nitti, il cui nome compare nelle carte della ‘vicenda Copanello’ in quanto intercettato in talune conversazioni con l’ex parlamentare di Fdi, Giancarlo Pittelli. Nitti è stato anche di recente immortalato a cena con Wanda Ferro ed il deputato Andrea Delmastro a fine marzo, quanto ancora la deputata catanzarese cercava di convincere i vertici del suo Partito della bontà della “operazione Donato”.

Insomma, dal cul-de-sac in cui è finita Wanda Ferro è difficile uscirne, con molti, dentro e fuori il suo Partito, che attendono gli esiti in termini di percentuali di quello che tutti i sondaggi indicano come il primo partito italiano, nella città della commissaria regionale. E non saranno in pochi in Fdi, in caso di flop, come già si è detto, a chiedere le sue dimissioni.

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