SPORTELLATE | Conte, Bergomi, derby, Dazn e nichilismo

Le pagelle della settimana allo sport calabrese, tra visite eccellenti, risultati a sorpresa e delusioni

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Eccomi di nuovo qui a dare le pagelle allo sport di casa nostra. Lo dico subito, questa settimana ho dedicato ogni pensiero soltanto al pallone. Certo, avrei potuto occuparmi anche della maratona elettorale in Calabria dell’ex premier Giuseppe Conte che, sfoggiando un fisico bestiale da atleta d’altri tempi, ha illegalmente assembrato come un Cristiano Ronaldo le piazze di ogni dove, scatenando violente reazioni ormonali di sostenitrici Under/Over e polemiche compatte di famosi artisti di musica e teatro.

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Beppe Bergomi assiste al derby Cosenza-Crotone in tribuna al San Vito-Marulla

Avrei potuto dare un voto a questa cosa qui, ma ho preferito lasciar perdere. Anche perché, poi, ci ha pensato il derby Cosenza-Crotone (1 a 0) a riportate la folla (8 mila anime vaccinate e greenpassate) alla sobrietà. Un giudizio lo do piuttosto a Beppe Bergomi, coraggioso a preferire il San Vito-Marulla a San Siro, dove la sua Inter affrontava l’Atalanta. Follia? Può darsi. Ma si sa, per i figli si fa questo e altro (per chi non lo sapesse, lo “zio” è il suocero del bomber dei silani Gabriele Gori).

Voto 10 al partitone meraviglioso di Milano che Bergomi si è perso.
Derby/1

Eugenio Guarascio in tribuna, senza giacca, quasi a non crederci; Gianni Vrenna in panchina, ingiacchettato, a reggersi il broncio a fatica con la mano destra.
È questa una delle tante immagini del derby. Emblematica, simbolica, rappresentativa di due uomini che fanno gli imprenditori ambientali nella stessa regione e non sono amici neanche un po’. A inizio torneo tutti pronosticavano per entrambi un destino opposto: il patron dei Lupi in fondo alla classifica e quello degli Squali nelle zone di vertice. Ma non c’è niente da fare, il calcio è traditore. Capace, quando vuole, di sorprendere persino se stesso, la retorica, la coerenza e quei tifosi, non pochi, che dicevano che allo stadio, con Guarascio presidente, non ci sarebbero tornati più.

E invece niente, allo stadio ci sono tornati. In tanti, tantissimi, e va bene così. Sì, perché il Cosenza, costruito in cinque minuti, nella narrazione popolare delle sue imprese, ha già attratto a sé tutti gli aggettivi della favola, ovviamente di provincia. Si sacrifica, picchia, soffre e vince con la classe e con la fortuna che, dopo un anno di letargo, è tornata a farsi strada di prepotenza. Certo, ancora è presto, prestissimo per allontanare i cattivi pensieri. Ma il gol di Carraro alla Maradona – o per rimanere di provincia, alla Buonocore – sembra dire che, forse, almeno per quest’anno, le delusioni in riva al Crati saranno minori. Le tre vittorie conquistate in sei partite e nelle ultime quattro (contro le due dello scorso torneo dopo 19 giornate) raccontano una storia che nessuno si aspettava.

In poche settimane, sorprendendo tutto e tutti, i ragazzi di Zaffaroni hanno offuscato il tragicomico recente passato. Tutto questo mentre l’imprenditore lametino, con appena dieci anni di ritardo, pare si sia finalmente convinto a mettere in piedi uno staff dirigenziale accettabile, con l’ingresso in società di un direttore organizzativo al quale, come da comunicato stampa, manca solo qualche titolo nobiliare per raggiungere la perfezione assoluta.

Nei prossimi giorni, compatibilmente con i tempi del presidente, dovrebbe essere ufficializzato anche un responsabile scouting ex Milan. Insomma, tutto grasso che cola. L’augurio è che tanta grazia non sia un fuoco di paglia e che, dopo una lunga fase di medioevo, porti realmente la società rossoblù nel 2021.

Voto 8 alle favole di provincia.
Derby/2

Dicevamo di Vrenna, apparso nervosissimo e tormentato come poche volte si era visto prima. Ha seguito quella che doveva essere la partita della svolta del suo Crotone seduto in panchina a confabulare nervosamente con Maurizio Perrelli, ex mediano del Cosenza e collaboratore tecnico di Modesto, altro ex dei Lupi. La sensazione è che se avesse potuto (e non è escluso che in futuro non decida di farlo), avrebbe preso il controllo delle operazioni, mettendo nello sgabuzzino il suo giovane allenatore, bravo a far giocare a pallone la squadra, meno a fargli fare gol.

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La delusione di Vrenna in panchina nei minuti finali del derby calabrese disputato sabato

D’altronde non è un caso se Mulattieri ha messo dentro cinque delle sette reti realizzate finora dai rossoblù. Ed è proprio questo che preoccupa maggiormente. Non per ripetere sempre la solita solfa, ma le assenze di Simy e Messias fanno malinconia. E non si può affidare tutto il peso di un reparto fondamentale a un ventenne, seppure talentuoso. Sia chiaro, il tempo per riprendersi c’è tutto, forse, però, da domani in avanti, quando si andrà in campo, servirà essere meno presuntuosi e più concreti. E non solo a parole. Bisognerà indossare nuovamente l’abito sporco dei provinciali, che poi è quello che chiedeva proprio Modesto alla vigilia della sfida col “piccolo” Cosenza. In fondo è così che il Crotone nelle ultime stagioni si è ritrovato in serie A più di una volta.

Voto 4 alla provincia perduta
Reggina a passo lento

Non me ne voglia nessuno ma, forse, il momento più emozionante di Reggina-Frosinone è stato l’ultimo saluto del “Granillo” a Massimo Bandiera, segretario della società di 48 anni scomparso una settimana fa per una brutta malattia. L’abbraccio del presidente Luca Gallo a Cecilia (la compagna di Bandiera) e lo striscione in curva Nord“Reggino d’adozione… Professionista esemplare” – hanno fatto scendere ai presenti qualche lacrima di commozione.

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Lo striscione dei tifosi della Reggina per Massimo Bandiera

La partita è stata piuttosto noiosa. Un po’ come quei film al cinema pompati all’inverosimile dai media che invece finiscono quasi per addormentarti. E, bisogna dirlo, a parte un paio di guizzi, da Aglietti e Grosso ci si aspettava qualcosa di più. Resta l’imbattibilità di entrambe e l’amarezza dei tecnici per ciò che poteva essere e non è stato. L’ospite, campione del mondo nel 2006, ha detto che per quanto visto nel primo tempo, i suoi ragazzi meritavano la vittoria. Il padrone di casa ha ribattuto con un quasi identico «per quanto visto nel secondo tempo meritavamo i tre punti». Insomma, punti (appunto) di vista che restano tali e danno un giusto senso al risultato finale.

Voto 10 al ricordo toccante al dirigente buono.
Disastro Vibonese

Pippo Caffo, dopo aver iscritto la squadra al campionato di Lega Pro, aveva promesso ai suoi tifosi una stagione esaltante. Era stato seguito a ruota dal direttore sportivo Gigi Condò: «Ci toglieremo grandi soddisfazioni». Da allora, se si escludono i sentimenti degli avversari di turno, di esaltante e soddisfacente dalle parti di Vibo Valentia non si è visto nulla. La classifica parla chiaro: ventesimo posto su venti con due pareggi e tre sconfitte. L’ultima, disastrosa, proprio oggi al “Luigi Razza” (1 a 4) contro una Turris che già dopo il calcio d’inizio sembrava il Barcellona e invece era soltanto la Turris. In 20 minuti gli uomini di D’Agostino erano sotto di tre reti. Più chiaro di così, si muore. O, al massimo, si retrocede.

Voto 2 come i punti in classifica dei rossoblù (nessun voto al Catanzaro che domani sera ospiterà al “Ceravolo” il Catania).
Berardi

Dopo la vittoria dell’Europeo con la nazionale italiana, se n’era andato in vacanza, convinto che, nel frattempo, uno dei tanti top club a lui interessati (Milan, Tottenham, Real Madrid, Inter, Roma, Lazio, Atalanta e non mi ricordo più chi altro), gli facesse pervenire l’offerta giusta. Insomma, sembrava l’anno perfetto per l’addio al solito Sassuolo. Persino la sua compagna di vita Francesca, sassolese doc, si era spinta a dichiarare pubblicamente che Mimmo meritava molto di più. Invece niente.

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Domenico Berardi festeggia sul campo la vittoria contro l’Inghilterra in finale agli Europei

Giorno dopo giorno il talento di Bocchigliero ha visto sfumare il suo obiettivo, cercato, forse, fuori tempo massimo. E così, nell’estate dei trasferimenti eccellenti (vedi Messi, Ronaldo e Lukaku a Psg, Manchester United e Chelsea) e della sfiancante trattativa Juventus-Locatelli, Berardi è rimasto imprigionato nel suo castello emiliano che più volte in passato lo ha protetto dalle sue insicurezze.
Negli ultimissimi giorni di mercato, forse più per disperazione che per altro, pur di cambiare aria, aveva sperato in un guizzo della Fiorentina del corregionale Rocco Commisso. Ambiziosa, per carità, ma non certo in grado di fargli fare quel salto di qualità che desiderava. Anche in quel caso, però, niente da fare.

Morale della storia triste: oggi l’ex ragazzo prodigio di Calabria, che qualche anno fa rifiutò la Juventus perché non si sentiva alla sua altezza, per il decimo anno di fila si ritrova a fare il leader di una fiaba antica che non somiglia né al Cagliari di Gigi Riva (che alla Juve disse di no perché a Cagliari voleva restarci per sempre), né al Vicenza di Paolo Rossi. Anzi, a guardarlo bene oggi il Sassuolo, smembrato dei suoi pezzi migliori tranne il più pregiato, sembra uno sbiadito ricordo di un calcio romantico che da tempo si è perso chissà dove.

Voto 3 a Berardi per essersi accorto troppo tardi (rima casuale) di quanto gli stia stretto il ruolo di bandiera di provincia.
Dazn e nichilismo

Sulle ormai tradizionali interruzioni del segnale durante le partite trasmesse da Dazn sono state già spese un mucchio di parole, a volte di rabbia, altre di sfottò. Insieme a sportivi neutrali e tifosi accaniti costretti ad abbonarsi alla piattaforma britannica perché serie A e B quest’anno sono lì, persino un intellettuale del calibro di Michele Serra ha sprecato un suo pensiero di “Satira preventiva” sull’Espresso. Io, sinceramente, in tutta questa storia non ci vedo nulla di sorprendente.

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Il giornalista e scrittore Michele Serra

Si sapeva, dai, che sarebbe andata a finire così. In fondo questa vicenda è lo specchio dei tempi che viviamo, parliamo e facciamo di tutto senza potercelo permettere.
E allora, dopo aver visto un po’ di partite al pc nell’ultimo weekend, ho deciso di aggregarmi umilmente alla categoria dei polemisti nichilisti, adottando questo slogan: abbonarmi a Dazn è come votare alle regionali calabresi. Non avendo alternative, mi affido a un partito qualunque sapendo già in partenza che la connessione prima o poi mi abbandonerà.

Voto 9 a tutti quei tiri in porta che non si sa che fine hanno fatto.

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