Guarascio, il signore dei rifiuti andato nel pallone

Irremovibile nel respingere ogni offerta per il Cosenza, l'imprenditore si fa vanto di aver successo nel calcio come nel gestire la spazzatura quasi fossero la stessa cosa. Ma è davvero così?

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Non ci sono più gli imprenditori di una volta. In provincia è finito il tempo in cui qualcuno inventava un prodotto o un servizio, lo lanciava sul mercato e se aveva successo ne traeva profitto, dando lavoro in maniera più o meno onesta a un po’ di persone. Dalla fine dello scorso millennio ovunque si è affermata una nuova leva di aziende che fanno dell’intermediazione il loro punto di forza. Assorbono risorse pubbliche per ruminarle in attività indipendenti dalla forbice tra domanda e offerta. In Messico li chiamano “coyote”.

Le fonti di energia più o meno rinnovabili, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il calcio e la sanità hanno tra di loro qualcosa in comune. Essendo beni e servizi che comportano una domanda inesauribile, le imprese impegnate in questi settori possono dettare le condizioni dell’offerta. È la più classica delle cornucopie.
A quale delle due tipologie di imprenditori appartiene Eugenio Guarascio? A quella classica, dei produttori di farina, vino o liquori, che in provincia di Cosenza non sono mai mancati? Oppure alla nuova leva delle imprese sagaci? Egli stesso, nella sua autobiografia, così ama definirsi: «lungimirante».

Calcio e spazzatura, un binomio ad alto rischio

Tutti sanno che esiste un forte legame tra il football cosentino dell’era Guarascio e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Proprietaria del Cosenza Calcio è infatti la 4el Group, con sede a Lamezia Terme. Come tutte le holding, essa controlla altre società che possono far parte di un unico processo produttivo oppure operare in settori indipendenti. Ed è proprio qui che sta il problema.

L’errore più grave che il signor Guarascio abbia commesso in questi anni consiste nel “modus operandi”, per usare un termine caro a un’altra delle società da lui guidate: la Hexergia che mette a disposizione il suo «know how, come general contractor, per realizzare insieme alle imprese locali l’efficientamento energetico richiesto dal superbonus 110%».

Sempre nobili propositi, quindi, subordinati però alla circolazione di fondi pubblici. Pensare di poter gestire una società di calcio come un’azienda di smaltimento dei rifiuti è un atto di presunzione. Già tanti, in altri contesti geografici, lo hanno pagato caro. E con essi, soprattutto, a farne le spese sono state le tifoserie legate ai colori di quelle società. Retrocesse, fallite, in alcuni casi cancellate dal panorama calcistico nazionale.

La strana coppia

Fu il sindaco Mario Occhiuto, all’inizio dello scorso decennio, a instradare male Guarascio. Gli propose di assumere la guida di un cammino, quello del Cosenza Calcio, che da ormai tanti anni sbandava tra fallimenti, inchieste giudiziarie e conduzioni avventuriere. L’appalto da circa 8 milioni di euro per lo smaltimento dei rifiuti, a suo tempo aggiudicato alla società Ecologia Oggi di Eugenio Guarascio, certificava la sua capacità potenziale di “far girare i soldi”. E chi, se non un uomo dotato di questa disponibilità economica, potrebbe accollarsi un’impresa ardua come una società calcistica dalla tormentata storia recente? Occhiuto ha però tralasciato di spiegare a Guarascio che il football è una cosa, l’immondizia un’altra.

La trattativa tra Guarascio e… Guarascio

Anche il calcio produce energia rinnovabile, ma è una fonte sociale. Oltre a denaro e pallonate sforna simboli, miti, relazioni, linguaggi e comportamenti non sempre monetizzabili. Ed è l’unico campo della vita pubblica e dell’economia sottoposto al controllo popolare. Se in Italia la politica, la sanità e la scuola riscuotessero lo stesso livello di attenzione e monitoraggio che la cittadinanza riserva al calcio, questo Paese forse potrebbe divenire una democrazia meno incompiuta. È improbabile che un gruppo spontaneo di cittadini si organizzi per studiare il bilancio del Comune di Cosenza. Di solito si delega questo compito ai consiglieri, la maggioranza dei quali lo fa poco e male.

«È opportuno aver dato corso alla transazione su una parte di credito vantato dal Cosenza Calcio nei confronti di Ecologia Oggi, tuttora top sponsor della società, derivante appunto da sponsorizzazione, di ben 450mila euro? In pratica si è fatta una transazione con se stesso, del tutto lecita per carità, ma opportuna?»

Invece nulla sfugge ai tifosi sinceri. Inchiodanti, tanto per formulare un esempio, sono le domande di recente poste dal blog La Bandiera rossoblù a Eugenio Guarascio in merito al bilancio della società rossoblu nel 2018: «È opportuno aver dato corso alla transazione su una parte di credito vantato dal Cosenza Calcio nei confronti di Ecologia Oggi, tuttora top sponsor della società, derivante appunto da sponsorizzazione, di ben 450mila euro? In pratica si è fatta una transazione con se stesso, del tutto lecita per carità, ma opportuna? […] Presidente, da un’attenta analisi dei conti societari si evince che, a fronte di un risparmio maniacale sul lato sportivo che ha contraddistinto il Suo operato da quando è amministratore del Cosenza Calcio, certificato dai budget più bassi della categoria che annualmente mette a disposizione dei Suoi collaboratori, si registra probabilmente uno spreco in altri settori, dove i costi per servizi e oneri diversi di gestione rappresentano quasi la metà delle uscite societarie e risultano essere di gran lunga superiori rispetto a società che hanno costi più consistenti».

Mario & Eugenio, nemiciamici

Ecco perché Occhiuto avrebbe dovuto essere più chiaro col suo amico Eugenio tanti anni fa, a costo di apparire brusco e perentorio. Invece, il loro sodalizio non è mai entrato davvero in crisi. I rapporti tra i due non si sono incrinati tutte le volte che Ecologia Oggi ha tardato nel retribuire i suoi dipendenti. Né quando la città ha vissuto giornate di emergenza nella raccolta dei rifiuti. Guarascio ha scaricato le responsabilità su Palazzo dei Bruzi, che in questi anni di soldini gliene ha versato tanti, al di là dei fisiologici e congeniti ritardi della pubblica amministrazione. La base d’asta del capitolato d’appalto prevede 6.696.321 euro solo per la retribuzione del personale. Ai costi di gestione delle attrezzature (mastelli, carrellati ecc.) sono destinate 152.943 euro. Soltanto per le buste se ne spendono 252.240 e 1.351.787 in automezzi.

Il loro rapporto di amicizia si è ricomposto anche dopo lo scaricabarile in mondovisione, all’indomani della figuraccia galattica rimediata il 1° settembre 2018, quel Cosenza-Verona che avrebbe dovuto consacrare il ritorno della città in serie B, invece non si disputò e finì 3-0 a tavolino per gli scaligeri a causa dell’impraticabilità del manto erboso, un evento inedito nella storia del calcio italiano.

Il progetto del nuovo stadio del Cosenza

E Mario ed Eugenio non hanno litigato nemmeno quando il sindaco propose all’imprenditore un oneroso investimento nel project financing che avrebbe dovuto partorire il nuovo stadio “San Vito-Marulla” a gestione privata. Il progetto sfumò forse anche per l’incapacità di trovare un attore locale. Del resto, Guarascio era stato chiaro sin dall’inizio. Lui di calcio capisce poco e niente. Avrebbe svolto il suo “compitino” riportando la squadra nel professionismo ma lasciandola galleggiare. Si sarebbe guardato bene dall’effettuare spese pazze, badando soprattutto a mantenere in equilibrio il bilancio societario.

Cambia la categoria, non il modus operandi

La svolta è avvenuta inattesa, quasi per caso o comunque in conseguenza di quello che all’unanimità è stato definito un “miracolo sportivo”: la promozione in serie B del Cosenza 2017-18, allenato da mister Braglia. È stato a quel punto che Guarascio s’è reso conto di quanto possa divenire redditizio questo “settore” della sua holding.

Peccato, però, che abbia coltivato l’assolutistica pretesa di mutuare il modus operandi dalla sua impresa attiva nello smaltimento dei rifiuti: poche le risorse impegnate nella valorizzazione del personale e nella comunicazione, scarsissimo rischio negli investimenti, strategia del salvadanaio, massimo del risultato da ottenere col minimo sforzo economico. Nei rifiuti questo è possibile, nel calcio no.

Tutta colpa dei cosentini

Sia Guarascio che Occhiuto diranno che se in città la raccolta differenziata non sempre è svolta in modo “europeo”, e le nostre strade spesso sono punteggiate da mini-discariche condominiali, la colpa non è né del Comune né di Ecologia Oggi. Ma a entrambi bisognerebbe chiedere se le campagne di sensibilizzazione pubblica per favorire il corretto svolgimento della raccolta differenziata, previste e finanziate dal capitolato d’appalto, siano state effettuate davvero in modo incisivo. Perché è chiaro che se la cittadinanza fosse stata educata alle buone pratiche, maggiore sarebbe la domanda di mastelli, sacchetti per il conferimento e ritiro degli oli esausti a domicilio.

Se la richiesta dall’utenza non c’è, sebbene il servizio sia predisposto, l’erogatore non è tenuto a procedere con l’erogazione del servizio, quindi può risparmiare sui costi di lavorazione. Quanti mastelli e quante buste rimangono “nella pancia” di Ecologia Oggi perché nessuno ne fa richiesta? Eppure appaltante e appaltatore dovrebbero avere interesse a incentivare la differenziata. Nel capitolato Palazzo dei Bruzi riconosce a Ecologia Oggi detrazioni per 668.450 euro di ricavi annui derivanti dal conferimento di materiali riciclabili alle piattaforme Conai.

A beautiful mind

Riversare questa “filosofia” da imprenditore stop and go nel football è il vero peccato mortale del signor Guarascio. Nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, quando un dipendente è inviso ai superiori o poco compatibile con l’azienda, lo si licenzia. Nell’impresa del pallone questa prassi è impraticabile. Contano i risultati sul campo, altrimenti l’enciclopedia mondiale del calcio non conterrebbe le sacre icone di Paul Gascoigne e George Best. E dalle nostre parti, non avremmo mai potuto osannare talenti come Michele Padovano e Marco Negri.

Nella valorizzazione dell’immondizia si può fare a meno di una figura geniale come Ilenia Caputo che aveva contribuito notevolmente a costruire il brand Cosenza Calcio. E si può rinunciare ad assumere un direttore generale. Nel football del terzo millennio si ha bisogno più di siffatte figure che del pallone per giocare. Ma questo a Guarascio nessuno lo ha spiegato. E siccome egli stesso definisce la propria mente «brillante e carismatica», è chiaro che ritiene di non aver bisogno di consiglieri.

È un vero peccato. Quel che manca a lui come a tanti imprenditori del nostro tempo è una formazione umanistica. Se l’ecologico patron avesse letto Pasolini, Galeano, Desmond Morris o i nostri Francesco Gallo e Francesco Veltri, chissà, forse il Cosenza avrebbe meritato sul campo la permanenza in serie B.

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