Cambiare, certe volte, vuol dire beffare la morte. È la partita cui è impegnata la Cooperativa del Centro Rat, anima del teatro dell’Acquario. Da tempo il teatro di via Galluppi fa i conti con difficoltà economiche ormai non più eludibili. E oggi si prepara al cambiamento che potrebbe risultare necessario per non chiudere bottega.

«Abbiamo un credito presso la Regione di circa centomila euro e debiti verso il proprietario dello spazio che ospita il teatro per quarantamila», spiega Carlo Antonante, annunciando diverse e fin qui promettenti interlocuzioni per ridare fiato alla quarantennale storia dell’Acquario. Se il denaro atteso dalla regione arrivasse, non solo si salderebbero i debiti, ma si potrebbe anche guardare al futuro, sia pure in maniera differente. Infatti sostenere i costi del teatro rimarrebbe difficile e urge trovare soluzioni alternative.
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Il teatro dell’Acquario trasloca: ma dove?
E qui entra in gioco il Comune, che ha promesso la disponibilità di altri spazi, come per esempio la Casa delle culture. «Lì ovviamente manca un palco, ma quegli spazi potrebbero ospitare i nostri progetti formativi, molto importanti sul piano economico». Sempre dal sindaco di Cosenza è giunta un’altra ipotesi che riguarda l’uso del Cinema Italia-Tieri. Il Tieri già da un anno è gestito da Pino Citrigno, che aveva vinto un bando proposto dalla passata amministrazione, ma un incontro tra le parti avrebbe aperto alla possibilità di far convivere le due esperienze. Né manca l’interessamento di privati. Assai recente è l’incontro tra i membri del Centro Rat e Bianca Rende ed Enzo Paolini, mirato alla ricerca di una soluzione.

L’eredità di Antonello Antonante
Insomma si cambia per non morire, ma non è detto che questo sia un male, forse perfino una opportunità per rilanciare una storia antica, nata oltre quaranta anni fa nella città vecchia, partorita da un gruppo di intellettuali che già all’epoca animavano la scena culturale della città, tra cui ovviamente il compianto Antonello Antonante.
Fu lui assieme ad altri a trasformare quella esperienza prima in un teatro sotto una tenda e successivamente ad aprire l’Acquario di via Galluppi. Oggi ai suoi compagni di avventura il compito di affrontare l’ulteriore cambiamento. Perché certe eredità non sono fardelli, ma semi da coltivare.
