Parchi di Calabria: quei tre paradisi a un passo dal cielo

Natura incontaminata, luoghi arcaici patrimonio dell'Unesco, bellezze per ogni stagione: lo spettacolo delle nostre montagne e un potenziale turistico ancora da sfruttare fino in fondo

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Il Piano di Gaudolino è una prateria chiusa tra Serra del Prete e il monte Pollino. Norman Douglas la percorse sul dorso di un mulo per giungere a Morano. Probabilmente attraversò la via dei Moranesi, ripido sentiero tracciato tra le rocce, in passato – ma ancora oggi – usato per trasferire il bestiame dai pascoli bassi a quelli di alta quota. Oggi quel tracciato resta uno tra i più impegnativi tra quelli affrontati dagli escursionisti. Nemmeno per Douglas deve essere stato comodo restare saldamente sulla groppa del mulo scendendo da lì. Tuttavia il viaggiatore inglese nelle sue pagine parla di un «senso di pace» attraversando quello che oggi è il parco più grande d’Italia.

Piano di Gaudolino, escursionisti nella neve

Il turismo calabrese è turismo di mare, dato inevitabile considerati gli ottocento chilometri di costa. Ma nelle aree interne si cela un’anima all’insegna della wilderness. Il termine inglese dovrebbe indicare un’area selvaggia, ma non rappresenta autenticamente quei luoghi, che sarebbe forse più opportuno definire “arcaici”.
Oggi questa residua arcaicità è sotto la tutela di tre parchi, quello del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte.

Aspromonte, le cascate del Maesano

Parchi di Calabria: il più antico

Quello più antico è quello della Sila, le cui radici affondano nel lontanissimo 1923. Un anno dopo l’avvento del Fascismo qualcuno aveva guardato alla Calabria come un’area ricca di biodiversità. Quelli erano tempi in cui forse quel concetto non era nemmeno stato pensato, né si parlava di tutela ambientale. Anzi, la Sila conosceva un saccheggio boschivo intenso. Eppure Francesco Curcio, presidente del Parco della Sila ed ex ufficiale del Corpo Forestale, racconta che storia parte da lì. Era evidente che l’ambiente non fosse una priorità del regime e infatti di quel proposito non si fece nulla. Ma poi fu ripreso «nel 1968, quando nasce il Parco della Calabria, rappresentato da tre aree protette, una per la provincia di Cosenza, una di Catanzaro e infine quella di Reggio».

Sila, il lago Arvo

Queste aree solo successivamente assunsero il ruolo di parchi dell’Aspromonte e della Sila. «Oggi il parco si estende per circa 74 mila ettari, prevalentemente boschivi e riconosciuti come area protetta inclusa dall’Unesco tra quelle classificate “Mab” (Man and biosfhere). Al suo interno sono stati classificate ben 175 specie di invertebrati autoctone» spiega l’ex colonello della Forestale.

La Sila innevata

Dei tre parchi quello silano è forse quello maggiormente antropizzato. Le ragioni vanno dalla caratteristiche orografiche, che lo rendono più facile sul piano escursionistico, a una maggiore e più frequentata rete stradale. Questo per un verso è un potenziale vantaggio, portando maggiore afflusso turistico. Ma pone anche il problema di coniugare la massiccia presenza dell’uomo con la tutela dei territori. Curcio ne è consapevole e spiega come soltanto con la vigilanza e l’educazione del turista si possa promuovere un turismo sostenibile.

I boschi assediati dalla processionaria

A minacciare i boschi della Sila però non è solo il turismo selvaggio, ma anche la presenza significativa della processionaria. Curcio prova a stemperare la preoccupazione, limitandosi a citare i potenziali pericoli per chi toccasse le larve dell’insetto che si nutre degli aghi dei pini. Ma aggiunge di aver sollecitato la Regione a prendere provvedimenti. E in effetti l’assessore Gallo conferma un massiccio impegno di «ben 4 milioni di euro per un piano concordato con le università e gli agronomi, affidato alle maestranze di Calabria Verde che sono state adeguatamente formate». Il piano d’attacco per adesso prevede delle «trappole poste alla base dei pini per raccogliere le larve e nei mesi successivi l’impiego di un prodotto biologico da spargere con le autobotti o gli elicotteri». Lo stesso Gallo, però, cautamente ammette che per vedere risultati ci vorrà parecchio tempo.

Processionaria in Sila

Parchi di Calabria: il presidente più longevo

Domenico Pappaterra è il presidente del parco del Pollino. Guida l’ente sin da 2007 e questo fa di lui il presidente più “vecchio” delle aree protette calabresi. Il Pollino è il parco più grande d’Italia, con 56 comuni, tre province e due regioni: la Basilicata e la Calabria. E Pappaterra rivendica d’essere riuscito a costruire nel tempo una identità unica del parco, «superando le mille difficoltà derivanti dalla sovrapposizioni di competenze di enti differenti». L’area si stende dalle potenti montagne dell’Orsomarso, che si affacciano sul Tirreno, fino alle gole che sfiorano lo Ionio. Il parco è patrimonio Unesco per quanto riguarda le faggete vetuste e al suo interno comprende cinque cime oltre i duemila metri.

Pini loricati “a guardia” del Pollino innevato

Il Pollino ha una sua sacralità, fatta di silenzi e luoghi nei quali puoi camminare per una intera giornata senza incontrare altre persone. I pini loricati che si ergono come sentinelle sui crinali imbiancati d’inverno, oppure si stagliano contro al sole come fossili testimoni di epoche lontane. Pappaterra orgogliosamente ricorda che il parco è incluso nella Carta del turismo sostenibile, certificazione rilasciata a dall’Europark federation, ente che rappresenta tutti i parchi europei. Il futuro, spiega, si gioca sulla formazione degli operatori che potranno poi offrire un servizio di guida ai visitatori, mentre ultimamente «il presidente Draghi ha portato alla conferenza dei parchi di Glasgow l’esperienza virtuosa del Pollino».

La natura ai piedi del Pollino

Dove osano le aquile

La pista da sci di Gambarie è breve, ma così ripida che pare che alla fine ti tuffi nello Stretto. L’Aspromonte è un parco difficile, di quelli che esigono buone gambe e ottimo fiato, ma visitarlo significa immergersi in un luogo separato dal tempo, con gole profonde, fiumare antiche e cascate impetuose. Il presidente è Leo Autelitano, che ricorda le faggete vetuste, patrimonio Unesco, gli 89 siti di interesse geologico e naturalistico, l’impegno profuso nel riaprire i centri di accoglienza e il patrimonio faunistico del parco, con l’aquila del Bonelli «che del Parco è il simbolo», il lupo, il capriolo.

Aspromonte, fiumara Amendolea

Al fuoco, al fuoco

L’estate è la stagione del fuoco, dei boschi dati alle fiamme. La Sila forse è l’area boschiva meno interessata, ma Pollino e Aspromonte fanno i conti ogni anno con questo appuntamento. L’opera di spegnimento degli incendi è competenza regionale e specificamente di Calabria Verde. I parchi, però, si sono organizzati in modo omogeneo con squadre di volontari che hanno il compito segnalare tempestivamente gli inneschi.

Quel che resta degli alberi bruciati in Aspromonte nell’estate 2021

Sul Pollino le squadre sono 22, dotate di furgoni utilizzabili per un primo intervento, mentre diverse telecamere sono piazzate per tenere sotto controllo le aree a maggiore rischio. Lo stesso accade negli altri parchi, impiegando risorse destinate alle associazioni che con il loro impegno svolgono il compito di vigilanza. In Sila nel 2021 ci sono stati 16 inneschi, 15 dei quali soffocati sul nascere, mentre sul Pollino da quest’anno saranno usati anche velivoli ultraleggeri per monitorare le aree.

Le guide nei parchi della Calabria

Chi condusse Douglas attraverso il suo viaggio calabrese oggi sarebbe una guida. Qualcuno, cioè, in grado di muoversi in sicurezza tra i terreni impervi e raccontare al viaggiatore le storie e i costumi del luogo. Oggi i parchi hanno le loro guide e Ivan Vigna, ex coordinatore delle guide della Sila spiega che il primo corso di formazione risale al 2009. Una guida deve conoscere tutti gli aspetti del territorio, quelli naturalistici ma anche relativi alle tradizioni popolari. Dai loro racconti emerge una potenzialità trascurata, quella del turismo montano, figlio meno coccolato delle località marine.

Rafting sul fiume Lao

Eppure «la montagna sarebbe in grado di andare oltre il limite dell’alta stagione, vivificando attività nel corso dell’intero anno», spiega Luca Lombardi, coordinatore guide dell’Aspromonte. Una posizione non diversa da quella rappresentata da Andrea Vacchiano, guida del Pollino, per il quale è necessario potenziare le infrastrutture, garantire la praticabilità delle strade anche d’inverno, per dare impulso al turismo invernale, che sul Pollino fin qui è stato penalizzato. Lombardi si spinge oltre, lamentando l’assenza di una reale interlocuzione con le istituzioni regionali, così come di una legge regionale a tutela della professione delle guide. Ma, soprattutto, Lombardi suggerisce un diverso punto di vista. Per lui «parlare di turismo delle aree montane vuol dire parlare dei servizi essenziali, di strade, scuole, uffici postali, altrimenti i paesi si svuoteranno e noi faremo turismo tra case fantasma». Perché una montagna spopolata è una montagna che muore.

Cavalli nel Parco nazionale del Pollino

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