Credo e spero che in breve tempo si accerterร se la strage di migranti avvenuta nelle acque di Cutro poteva essere evitata, individuando gli eventuali colpevoli di mancato soccorso. Ma, a fronte della sensibilitร umana e della responsabilitร civile di chi ha prestato invece soccorso alle vittime del naufragio, una cosa assai grave รจ apparsa con certezza fin da subito: la grave inadeguatezza culturale e politica di chi ci governa.
Le parole di Piantedosi
Nel caso del ministro dellโInterno Matteo Piantedosi, giร prefetto di Bologna e di Roma, non cโรจ da sorprendersi dellโoscenitร delle sue dichiarazioni, trattandosi della stessa persona che quattro mesi fa, nello scorso novembre, sostenne la necessitร di organizzare ยซsbarchi selettiviยป, consentendo di sbarcare solo a donne, bambini e persone in cattive condizioni psico-fisiche, respingendo invece i migranti in buona salute, cinicamente definiti: ยซcarico residualeยป.

Non contento di questa sua esternazione, Piantedosi ha replicato nei giorni scorsi il suo raccapricciante punto di vista sui migranti, affermando che ยซla disperazione non puรฒ mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figliยป, attribuendo dunque la colpa della strage di Cutro alla โirresponsabilitร โ dei genitori migranti. Infine, in risposta alle critiche che sta ricevendo, Piantedosi non trova ora di meglio, in audizione alla Camera, che rivendicare con orgoglio il suo passato di โquesturinoโ.
L’ignoranza del fenomeno
Ora, รจ evidente che il pregiudizio politico e lโavversione altezzosa nei confronti dei migranti si accompagna alla piรน completa ignoranza della drammaticitร del fenomeno migratorio. ร del tutto chiaro che le condizioni tragiche e disperate da cui spesso fuggono i migranti non consentono di scegliere le modalitร di partenza e anche quando non si fugge da guerre e dittature sanguinarie le motivazioni che spingono a lasciare il proprio paese sono talmente forti da affrontare ogni rischio. Ma questo non appartiene soltanto alle migrazioni contemporanee. Basterebbe conoscere anche superficialmente la storia dellโemigrazione italiana, per capirlo.
I migranti di “casa Piantedosi”
Gian Antonio Stella, sul Corriere della Seraย di mercoledรฌ 1ยฐ marzo, ha ricordato a Piantedosi gli innumerevoli naufragi delle navi che portavano gli emigranti italiani nelle Americhe e le traversie inenarrabili patite da tante madri che cercavano di raggiungere coi loro bambini i mariti emigrati allโestero. Ma temo che sia un esercizio pressochรฉ inutile. Se Piantedosi volesse conoscere un poโ di storia dellโemigrazione, gli basterebbe rivolgersi ai suoi compaesani di Pietrastornina, il paesino irpino da cui proviene, che nel 1911 contava oltre cinquemila abitanti e oggi ne ha poco piรน di un migliaio. E scommetto che gli sia ignota la storia di un altro paesino campano, non lontano dal suo, Castelnuovo di Conza, che detiene il primato nazionale del piรน alto numero di residenti allโestero in rapporto alla popolazione: oltre tremila in giro per il mondo e solo cinquecento a Castelnuovo.
Precedenti illustri
Quanto ai genitori che emigrando mettono in pericolo la vita dei loro figli, gli si potrebbe raccontare la storia di una donna di Oppido Lucano, Felicia Muscio, che con la sua piccola bambina, per raggiungere il marito giร emigrato, nel 1897 si mise in viaggio alla volta di Iquique, nel nord del Cile, affrontando un viaggio pazzesco, che la portรฒ prima in nave a Buenos Aires, poi in treno fino alle Ande; e infine, attraversando la Cordigliera, a dorso di mulo con la bimba in braccio, superando spazi immensi senza conoscere una parola di spagnolo, riuscendo in ultimo a raggiungere lo sposo.

Ma, ripeto, per uno come Piantedosi, รจ fatica sprecata cercare di fargli capire cosa sono le migrazioni: per lui โ ma, temo, per lโintero governo โ purtroppo lโodissea di Felicia Muscio sarebbe di fatto riconducibile alla cosiddetta ยซmigrazione economicaยป, dunque oggi, in quanto tale, andrebbe respinta nel luogo dโorigine, come i ยซcarichi residualiยป di cui sopra.
Anche Occhiuto ne sa poco
Mi si potrebbe obiettare che il ministro Piantedosi รจ un caso limite, o che il suo lessico da โquesturinoโ tradisce piรน miti intenzioni, o che altri governanti sono piรน avveduti e competenti. Mi piacerebbe fosse vero, ma nei giorni scorsi anche in Calabria ho ascoltato dai governanti cose sconcertanti. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ad esempio, intervistato al TG3 il 27 febbraio, ha detto che ยซquando partivano i calabresi verso il Canada, lโArgentina, la Germania, andavano verso Paesi dove questo fenomeno era governato, oggi questo fenomeno non รจ governatoยป.

Chi glielo racconta a Occhiuto che Stati Uniti, Argentina e Brasile hanno accolto milioni di italiani perchรฉ ne avevano bisogno? Chi glielo spiega che in quellโalluvione migratoria cโera di tutto e che โgovernarlaโ era piuttosto complicato? E delle baracche che ospitavano i calabresi in Svizzera, in Germania e in Belgio, ne sa qualcosa? Invece di parlare di vicende che probabilmente conosce poco, perchรฉ non cerca di fare i conti con le sciocchezze e le insipienze del suo governo nazionale di riferimento?
Ripartire dalla Costituzione
Intanto, io credo che non ci resti che partire dai fondamentali, ricordando a chi ci governa che lโarticolo 10 della nostra Costituzione si conclude con queste parole: ยซLo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertร democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla leggeยป.
Vittorio Cappelli
Storico delle migrazioni, Universitร della Calabriaย


