Spirlì e il vangelo secondo Matteo…Salvini

Fenomenologia dell'ex facente funzioni. Vestito da predicatore ha governato la Regione dopo la morte della Santelli. Tra l'esibizione propagandistica di simboli religiosi e la profonda fede per il segretario del Carroccio ancor prima che per la Lega. Senza dimenticare i suoi "pipi e patate" cucinati in diretta tv

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Dalla cucina di Jole Santelli, dove per sua stessa ammissione preparava ottimi manicaretti, all’assessorato regionale alla Cultura. E dopo la prematura scomparsa della presidente della Regione, il salto che lo catapulta al piano più alto della Cittadella. Nino Spirlì è un uomo che non pone limiti alla Provvidenza.

Spirlì promuove la Calabria dei prodotti tipici

Sacro e profano

Ernesto De Martino sarebbe impazzito davanti ad un personaggio come lui, capace di mischiare mistico e profano, senso del sacro e (presunta) trasgressione. «Frocio a tempo perso» ma «cattolico praticante», calabrese ma leghista in prima linea, amante dei selfie col Capitano. Solo recentemente, forse dietro utile suggerimento, ha cominciato a vestire abiti più congrui al ruolo che ha ricoperto. Sono tornati negli armadi i capispalla modello saio e le reliquie con santini appesi al collo. Al loro posto maglioni con stemmi tricolore.

Spirlì
La prima foto istituzionale da assessore per Nino Spirlì

L’ormai ex presidente facente funzioni si autoproclama «intellettuale», evidentemente organico alla destra cristiano–sovranista, non disdegnando la pratica apparentemente disubbidiente del disprezzo verso il lessico politicamente corretto, percepito come un complotto contro la sua libertà di parola. Ecco quindi la rivendicazione del diritto di essere omofobi e razzisti, usando le parole chiave «frocio» e «negro». Però in senso buono, si intende.

In missione per conto di Dio

Il “Signor Nino Spirlì”, come da profilo personale sull’amato Facebook, è un personaggio multiforme, ma la cifra caratteriale più rappresentativa è la sua religiosità primitiva, fatta di forme devozionali arcaiche ed elementari, segnata da una marcata permalosità. Il Nostro ha spesso reagito con inusitata veemenza contro quanti ne sottolineavano l’assoluta mancanza di laicità.

Il punto più alto è stato probabilmente quando ha invocato l’aiuto vendicativo della Madonna contro i non meglio precisati «Figli di satana» che lo perseguitavano per la sua fede cristiana. «O Immacolata Concezione, Maria Madre di Dio, quanto dà fastidio la mia fede mentre lavoro, schiumano odio e rabbia», scriveva sui social.
Il mondo dell’ex ff ha una sua semplicità: da una parte lui e Dio, dall’altra quelli che non gli piacciono (e dunque non piacciono a Dio).

satana_spirlì

La verità è che Spirlì ha inteso il suo ruolo istituzionale, ereditato a seguito di una disgrazia, come una sorta di crociata contro quanti non apprezzano l’idea di una Calabria feudo salviniano e teocratico. Nel giorno della sua investitura disse «Invoco la Benedizione del Signore e mi affido alle amorevoli cure della Santa Vergine Immacolata. E mi impegno a svolgere il mio compito nell’unico interesse della mia gente. Accompagnatemi solo con le Vostre preghiere. Grazie. Dio Vi voglia bene». Parole più da sacerdote che da guida di una Regione.

Matteo Salvini con Nino Spirlì e Jole Santelli, ex presidente della Regione scomparsa prematuramente

Gaffe e sconfitte

All’uomo di Dio casualmente alla guida della Calabria parrebbe piacer accompagnare i suoi passi con l’odore dell’incenso delle messe e col puzzo di bruciato dei roghi dei suoi detrattori. Ma a seguirlo come una implacabile ombra sono state invece le brutte figure. Come quando diffuse, con tanto di foto, una falsa notizia che annunciava il trasvolo della statua della Madonna a bordo di elicotteri dell’Aeronautica sui cieli d’Italia per liberare il Paese dal Covid. Era una bufala, ma molto suggestiva.

Quando Spirlì giocava a fare Salvini con le grafiche del Carroccio

Di lì in poi una serie gustosa di gaffe e battaglie perdute, scene da avanspettacolo e strepiti. Come quando, in fase di diffusa epidemia, ingaggiò uno scontro con il Governo che aveva dichiarato la Calabria zona arancione, trascinandoci a suo parere in una dittatura: «Lunedì la Calabria sarà in zona arancione, quindi saranno chiusi tutti i negozi. La Calabria sarà chiusa». Ovviamente nulla di ciò era vero, visto che la sola limitazione riguardava il poter uscire dai confini del comune di residenza.

Pipi e patate

Ma la verità per Spirlì è qualcosa che si acconcia a una narrazione utile per far salire i like social. Nella scorsa primavera si accanì a voler chiudere le scuole «perché non vogliamo vedere i nostri bambini nelle bare», Poi le riaprì di corsa dopo aver perso i ricorsi presentati al Tar da genitori furenti. La pandemia non gli è stata mai alleata, infatti sul tema ha preso diversi scivoloni. Per esempio insistendo nel confondere il numero di dosi di vaccino somministrate con quello delle persone realmente vaccinate. Oppure pronunciando parole ingrate e faziose all’indirizzo di Gino Strada.

Tuttavia il meglio di Spirlì venne durante una delle amate dirette social, quando fece emergere la sua vera natura: quella gastronomica, con l’elogio dei “pipi e patate”. Oggi la sua poltrona è assai vacillante, ma alla fine di tutto questo ci sarà qualcuno che di lui dirà che ha fatto anche cose buone: probabilmente ai fornelli di casa Santelli.

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