Diavolo o santo? La politica prende posizione su Lucano

Pochi minuti dopo la sentenza di condanna all'ex sindaco di Riace è ripreso il consueto teatrino dei partiti: giustizialisti con i nemici e garantisti con gli amici

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C’è stato un tempo – neanche troppo lontano, tra il 2014 e il 2015 – in cui Nino Spirlì scriveva corsivi per un giornale ormai chiuso ma dal nome inequivocabile: Le cronache del Garantista. Com’è facile intuire, su quelle pagine si predicava un principio cardine della giustizia italiana: fino a sentenza definitiva, la presunzione di innocenza vale per tutti. La memoria, si sa, può giocare brutti scherzi. E il nostro ff pare aver dimenticato quei suoi trascorsi, così come non aver notato che la condanna a Lucano è in primo grado e altri due ne serviranno per stabilire la sua eventuale colpevolezza.

Spirlì e la fiction nel cesso

Dal momento in cui il verdetto avverso all’ex sindaco di Riace è diventato di dominio pubblico, gli uomini di via Bellerio hanno dato fondo a tutto il loro entusiasmo nel festeggiare la sentenza contro l’odiato accoglitore di migranti. Spirlì non ha esitato a definire Lucano «un truffatore», aggiungendo che sia il riacese che de Magistris (nelle cui liste l’ex primo cittadino è candidato) ora dovrebbero ritirarsi dalle elezioni del 3 e 4 ottobre. Poi, con eleganza oxoniana, l’erede pro tempore di Jole Santelli ha aggiunto che la Rai «di sinistra» ora ha del «materiale da buttare nel cesso», in riferimento alla mai trasmessa fiction prodotta dalla televisione di Stato sul modello Riace.

Epurazioni in Rai

Più sintetico – su twitter è d’obbligo – Matteo Salvini, che se l’è sbrigata con un «La Calabria non merita truffatori e amici dei clandestini». D’altra parte, a detta di Massimiliano Romeo (capogruppo della Lega in Senato), Salvini è «l’unico contro la mangiatoia della finta accoglienza», mentre l’ex sindaco di Riace è «uno che fa soldi sulla pelle altrui».
Tornando alla Rai, il solerte forzista Maurizio Gasparri ha già annunciato che chiederà in Commissione Vigilanza l’epurazione degli ideatori della serie tv su Lucano. Mentre Massimiliano Capitanio – membro di quella stessa Commissione, ma in quota Lega – ha tuonato contro il direttore del Tg1 per non aver inserito tra i titoli di testa dell’edizione delle 13.30 la sentenza di condanna pronunciata a Locri.

Due pesi e due misure

L’unico nel centrodestra a cui pare davvero fregar poco della questione pare Roberto Occhiuto, che mentre i commenti sulla vicenda impazzavano metteva video su facebook in cui disserta dei suoi trascorsi giovanili e di aiuti alle imprese. Un altro big leghista, Roberto Calderoli, giusto all’indomani dell’esplosione del caso Morisi – quasi derubricato a una ragazzata dai suoi, contrariamente a quando episodi simili coinvolgevano persone qualunque – sale invece sul pulpito per accusare la sinistra di usare «due pesi e due misure» quando le condanne la riguardano. Tesi anche valida, se non si comportasse nel medesimo modo pure la sua parte politica.

Uno scandalo per la sinistra

A sinistra (o quasi), in effetti, è tutto un gridare allo scandalo per quanto deciso dai giudici a Locri. La sentenza sarebbe «abnorme» per Matteo Orfini e Laura Boldrini (Pd), così come per Gennaro Migliore (Iv); «incredibile» secondo Nicola Fratoianni (Sinistra italiana); «inaudita» per Loredana De Petris (Leu). L’Anpi si dice «sconvolto», l’Arci parla di «sentenza vergognosa», mentre +Europa la reputa «sproporzionata». Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, la definisce invece «inaudita».

De Magistris, Oliverio e Bruni

E in Calabria, dove Lucano corre nelle liste di de Magistris? Il primo a pronunciarsi è stato ovviamente il sindaco di Napoli. Che ha promesso di raggiungere Mimmo “il curdo” già domani a Riace perché per lui è «un uomo che è l’antitesi del crimine, un simbolo di umanità e di fratellanza universale». Sarà, alla peggio, il classico “compagno che sbaglia”: «Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto – scrive Dema – che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male».

Vicino all’ex primo cittadino di Riace anche Mario Oliverio, che ha affidato a una nota stampa – e una telefonata in privato – la sua solidarietà e stima per quel Lucano che a suo avviso uscirà immacolato dai successivi gradi di giudizio. Campionessa di sintesi, invece, Amalia Bruni. Che ha liquidato l’evento del giorno con 17 parole in totale: «Le sentenze non si commentano, si rispettano. Dispiaciuta dal punto di vista umano, non smetta di combattere».

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