Limardo non ci sta: anche Vibo Valentia può cambiare

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Caro direttore, ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato sulla sua testata riguardo alla città che oggi mi onoro di amministrare. Insieme all’onore, va da sé, mi porto dietro anche tutti gli oneri del caso, dei quali sono conscia e che affronto con lo spirito di chi ha la voglia e i mezzi per cambiare in meglio le cose.

Niente più dei a Vibo Valentia, ma ancora tante persone oneste

Il lungo articolo firmato dal professor Minervino ha avuto l’indubbio pregio di aprire un dibattito su cosa sia oggi Vibo Valentia. Su dove voglia andare. Su cosa voglia diventare. Di contro, però, mi permetto di dissentire sull’assunto di fondo dell’articolo stesso, che reputo oltremodo severo ed ingeneroso: a Vibo non abiteranno più gli dei, ma di certo vi abitano persone perbene, oneste, che hanno fatto della rettitudine morale la loro stella polare.

Non bastano alcuni comportamenti esecrabili – che troviamo senza fatica anche a Reggio, Catanzaro, Cosenza o Bolzano, Milano e Roma – per marchiare un posto e chi vi risiede. Eppure è l’impressione che si ha nel leggere certe righe.
Comprendo bene l’amarezza ed il disagio di chi, passando di qua, può imbattersi in brutture e storture. Sono i medesimi sentimenti che io stessa ho provato in passato nel vedere la mia gloriosa città perdere i suoi fasti e ritrovarsi in un presente tutto in salita. Ma la rotta, da tre anni ormai, l’abbiamo invertita.

I passi avanti

Senza tediare i suoi lettori, caro direttore, e ricollegandomi ad alcune problematiche sollevate nel pezzo, mi permetto qui di evidenziare gli enormi passi avanti compiuti in settori nevralgici ai fini della vivibilità: sul fronte ambientale, con una raccolta differenziata che supera il 70%. Con intere vie nuovamente asfaltate. Con la lotta all’abusivismo che passa dalle demolizioni, dalle revoche di determinate concessioni e dal controllo a tappeto di tutte le pratiche; con la regolamentazione urbanistica grazie all’approvazione del Piano strutturale comunale, che si attendeva da diversi lustri ed oggi è realtà; con l’avvio di importanti opere pubbliche, con interventi sostanziali sulle reti idriche per ridare ai cittadini un bene essenziale che è nel loro diritto vedere garantito; con un teatro, anche questo atteso da lustri, che presto verrà consegnato.

In ambito culturale non posso tacere il riconoscimento di Capitale del libro, che nell’ultimo anno ha permesso ai vibonesi di godere di una kermesse letteraria tra le più importanti a livello nazionale. E poi la legalità: è doveroso rammentare la costituzione di parte civile dell’ente nei processi scaturiti dalle inchieste antimafia Rinascita-Scott, Rimpiazzo e Imponimento, primo passo tangibile verso il ripristino della legge in quei settori soffocati dalla protervia mafiosa. Ma soprattutto, e con questo concludo, con il lavoro certosino che abbiamo svolto sul fronte del risanamento finanziario, i cui frutti si vedranno non soltanto in un futuro lontano, ma in un futuro quanto mai prossimo, posto che abbiamo già incamerato circa 20 milioni a copertura del deficit e nel prossimo Consiglio potremo anche diminuire la Tari.

Un domani migliore per Vibo Valentia

Da qui passa il rilancio di Vibo Valentia, una città animata da persone che malgrado tutto hanno ancora la voglia di lottare per un domani migliore. È questa la mia Vibo, la Vibo che amo, la Vibo che non vuole etichette, la Vibo che sono orgogliosa di rappresentare, la Vibo che insieme alla mia gente sto cercando di costruire.

Maria Limardo
Sindaco di Vibo Valentia

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La risposta del direttore Francesco Pellegrini


Gentile signora Sindaco,

La ringrazio innanzi tutto per il suo commento cortese all’articolo del nostro collaboratore Mauro Minervino, antropologo di valore e, quando lo ritiene necessario, osservatore severo ma amante della nostra terra.
Alla sua difesa legittima e apprezzabile della città da Lei guidata desidero rispondere con il massimo della sincerità, risparmiando a Lei e ai lettori gli stilemi delle repliche in uso nei giornali, grandi e piccoli.

Personalmente ho letto e poi avviato alla pubblicazione l’articolo su Vibo Valentia con dolore, ma con la consapevolezza che – fatte le inevitabili specificità dei diversi territori, i mali, le manchevolezze, i veri e propri delitti (in senso lato) a danno dei cittadini onesti che quanto meno per un indice probabilistico rappresentano la grande maggioranza – l’articolo era un racconto triste e dolente sull’intera Calabria.

Certo colpisce che a Vibo, ma non solo a Vibo, ci siano più logge massoniche che balconi sui palazzi che si affacciano sul corso principale. Fa rabbia e provoca sdegno che la ‘ndrangheta interferisca e inquini pesantemente la vita sociale, politica, economica della città. Ma, fatte le debite proporzioni, è un unicum nella nostra regione meravigliosa la massomafia vibonese? Non è cosi. Vibo Valentia non è un caso unico e irripetibile anche se, occorre dirlo, subisce gli effetti di questi fenomeni mefitici in misura particolarmente significativa.

Lei ricorda le scelte coraggiose e innovative fatte dalla Sua amministrazione e i suoi cittadini gliene daranno atto e apprezzamento. Si evince dalle sue parole dettate da orgoglio e amore per la sua città che il cammino fatto è importante, ma è solo l’inizio di un percorso molto più lungo.
Le istituzioni che non fanno il loro dovere, prima ancora che perseguite dalla magistratura, debbono essere sanzionate con il loro pubblico dissenso dai cittadini. 
Le do atto che nella sua lettera non c’è alcuna volontà omissiva e negazionista dei mali presenti, ma sicuramente la determinazione a proseguire sul cammino della legalità e della trasparenza. I sui “giudici” saranno i cittadini onesti e in buona fede.

Da ultimo, una considerazione che ci riguarda: I Calabresi sono nati per essere un giornale d’inchiesta, libero e rigoroso nelle fonti, che non è né sarà mai la velina dei poteri. Ce lo hanno riconosciuto i lettori sparsi in Italia e in Europa, perché noi calabresi abbiano il destino genetico all’emigrazione. Ed è stato rilevato e apprezzato da alcune autorevoli testate nazionali. Vibo, in persona del sindaco, ha parlato dei mali che deturpano la città, ma anche delle azioni messe in campo per progressivamente emanciparsene.
Di noi, intendo dire del nostro progetto editoriale vincente e fedele al suo programma fondativo, che per via mediata è sotto attacco, non ha parlato quasi nessun esponente delle istituzioni e delle cosiddette élites, a differenza del caso di Vibo. Non ha parlato, seppure invitato a farlo, neanche il sindaco Franz Caruso. Parlo di Cosenza per essere chiari e non dare alibi a nessuno.

Caro sindaco di Vibo Valentia, le faccio i migliori auguri. Operi al meglio delle sue possibilità, parli e scriva se necessario. I suoi cittadini, magari con qualche ritardo, le saranno grati. Dia il buono esempio ai taciturni di Cosenza.

Francesco Pellegrini
Direttore de I Calabresi

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