Una sentenza non annulla l’indifferenza della politica sulle Terme Luigiane

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Il Tar della Calabria si è pronunciato sul ricorso presentato dalla Sateca, che da subconcessionaria ha gestito le Terme Luigiane a partire dal 1936, contro la Regione e i Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese. In altra parte del giornale la nostra Valeria Esposito Vivino dà conto dei motivi per i quali il Tar, pur riconoscendo la legittimità della posizione dei Comuni interessati ha  «valutato il diritto della Sateca alla prosecuzione dell’attività fino all’effettivo subentro del nuovo subconcessonario individuato con gara pubblica».

Vicini alle vere vittime

ICalabresi fin dall’inizio di questa vicenda ha interpellato le parti in causa, istituzionali e aziendali. Ha ascoltato i timori dei lavoratori delle Terme per un futuro divenuto da incerto sempre più fosco, gli operatori economici che dalla chiusura delle terme, dopo il lockdown, disperavano di poter riprendere le proprie attività. Solo di questo ci siamo occupati: i rischi ed i timori delle parti più deboli e tuttavia meno considerate da politici e amministratori, i soli che nello sfoggiare un inusitato culto della legalità – ancorché maldestro, a quanto si evince dalla sentenza del Tar – hanno ritenuto poco rilevanti i costi sociali ed economici di un intero comparto territoriale. Non era certo in discussione tuttavia l’obbligo della trasparenza delle procedure e la legalità come valore di riferimento.

Il confronto mancato

A questi fini ICalabresi ha interrogato il sindaco di Acquappesa, che ha esposto le sue ragioni, ha sentito quelle della Sateca, ha inutilmente inseguito il sindaco di Guardia Piemontese e l’assessore regionale competente Orsomarso.
Abbiamo proposto a tutti un pubblico confronto per consentire le ragioni di segno contrario che conducevano, nell’inazione, a perdita di lavoro, ulteriore sofferenza sociale ed economica, alla sospensione dell’attività del complesso termale che, vivaddio, gode di buona fama.
In Calabria politici ed amministratori, in maggioranza, non mettono di solito la comunicazione ed il confronto libero tra i loro obblighi etici e politici. La lunga abitudine ad un trattamento di favore, più incline alla prudenza ossequiosa nei confronti dei poteri che al fascino della libera informazione, ha ormai fatto danni irreversibili.

Una partita ad alto rischio

L’ effetto sull’immediato e il contingente lo pagano i cittadini e i lavoratori, figure ormai assimilate a pedine di cui disporre senza troppo intralcio da norme di tutela cancellate o fortemente annacquate. Nel tempo differito lo pagano o dovrebbero pagarlo non quanti, anche in buona fede, vengono poi smentiti dalla Giustizia – è la fisiologia della pluralità degli interessi e delle valutazioni soggettive – ma coloro che hanno voluto “giocare una partita” a costi sociali alti, reali o prevedibili. Incerta nell’esito, ma ridondante di arroganza, cinismo, pressappochismo.

Tutto a posto. Oppure no?

Il tempo e il lavoro dei nostri giornalisti per seguire la vicenda delle Terme Luigiane con continuità e partecipazione anche emotiva sono stati un nostro investimento di cui – anche anche a prescindere dalla sentenza del TAR – siamo fieri.
L’ assessore Orsomarso, che snobbò il confronto pubblico, rientra nel governo regionale con una buona messe di voti. I sindaci Rocchetti e Tripicchio potranno continuare a fare bene o talora male, come pare in questo caso, il loro lavoro di governo dei loro Comuni.
Una parte dell’informazione che è stata reticente a suo tempo potrà autoassolversi convergendo sulla sentenza dai giudici. I lavoratori hanno ora qualche speranza, non certezze in più su cui contare.
Insomma tutto è a posto. Le cose calabresi possono continuare come prima. Tra vincitori comunque e vinti altrettanto comunque.

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