Il futuro si gioca a Bruxelles, ma la Calabria non ha nulla da dire?

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Sta per cominciare sui tavoli europei, quelli che contano sul serio, la discussione politica sulle regole di bilancio dell’Unione Europea: il famoso fiscal compact del quale, nel decennio appena trascorso, ogni angolo dell’opinione pubblica ha decantato le presunte virtù salvifiche. Presunte, appunto.

Regole Ue, una sintesi da raggiungere

Due i punti focali della disputa, che sono poi quelli sui quali i governi degli stati nazionali che animano il governo dell’Ue dovranno trovare una sintesi, necessariamente politica.

  1. Servirebbe un nuovo modello di crescita che preveda la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici per innovare la struttura economica. Si parla tanto, anche meritoriamente, di “transizione ecologica”. Ebbene, servirebbe una quantità poderosa di risorse pubbliche per “innovare” da una parte, e per compensare gli effetti negativi dall’altra. In caso contrario, la “distruzione creativa” sarà solo distruzione economica. E produrrà macerie sociali, come sempre accade quando si lascia a sé il mercato senza alcuna regolazione da parte dell’autorità pubblica/politica;
  2. Bisognerebbe, per dar corso al punto 1, mandare in soffitta una volta per tutte il paradigma dell’austerità espansiva, che in questi anni ha prodotto macerie sociali (oltre che tanto conformismo, dentro e fuori l’Accademia). Si è rivelato del tutto inadeguato dinnanzi ad uno shock economico dirompente ed inatteso, un vero e proprio “cigno nero”, come quello prodotto dalla pandemia. La controprova dell’affermazione circa la dannosità sta nella sospensione delle regole “austerity” di bilancio che hanno guidato le scelte di politica economica. Fossero state adeguate a superare lo shock economico causato dalla pandemia non le avrebbero sospese.

Mediterranei vs Frugali

Il presidente del Consiglio pro tempore, capo del governo italiano, ha – ed è del tutto evidente – l’autorevolezza politica per guidare un consorzio di paesi (i cosiddetti “mediterranei“) finalizzato a rimettere in discussione il paradigma dell’austerità espansiva, che i paesi cosiddetti “frugali” vorrebbero ripristinare attraverso la riattivazione di quelle regole di bilancio tanto insensate sul piano scientifico quanto deleterie su quello economico: le decisioni “contabili” prese a Bruxelles si riverberano sulla vita reale delle persone, in special modo su quelle che vivono nelle aree territoriali più svantaggiate, proprio come la Calabria.
Per questo è quanto mai opportuno affermare che i destini della Calabria si disputeranno, ancora una volta, a Bruxelles. E questa volta in modo dirimente.

Ma le nostre università stanno a guardare?

In conclusione, credo sia lecito chiedersi: l’Accademia calabrese, nella quale fiorisce una tradizione di studi economici originale e per certi aspetti assai brillante, riesce a sviluppare un pensiero politico, magari innovativo, sulla questione del debito pubblico europeo o si limita a recepire i voli pindarici di chi (nelle università, specie del Nord, dove si orienta il dibattito pubblico) è passato dal “guai a fare debito pubblico: sarebbe un disastro” al “fare debito pubblico non è più un problema”?
Speriamo di capirlo al più presto, magari in un futuro che non sia troppo anteriore.

Francesco Capraro

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