Troppi supergeni e tante domande

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Era prevedibile che quest’anno gli esami di maturità, che sono da decenni quasi una burletta che viene ciò nonostante accompagnata dall’informazione come un film horror, sarebbero stati poco meno che una fiction.
Una volta tanto il lassismo era giustificato perché due anni scolastici in gran parte da remoto e un terzo, quello con le prove di maturità, vissuto sempre sul filo del rasoio pandemico, non si poteva pretendere altro dai ragazzi se non la testimonianza della loro buona volontà.

Tutti geni questi studenti calabresi

Come al solito la Calabria, quest’anno affiancata dalla Puglia, registra il tasso di diplomati con il massimo dei voti e lode. Covid o non Covid, la scuola calabrese sforna centinaia di giovani superdotati, esperti ineguagliabili in tutte le discipline, compresa la matematica e aggiungerei l’italiano, che in tutt’Italia ma specie nel Sud in particolare registra tassi sconfortanti nella conoscenza delle tabelline in su e la capacità di comprensione – non parliamo della scrittura- di normali testi in italiano.
Ora senza fare di tutta un’erba un fascio, si può avanzare qualche sospetto sulla polluzione di tanta genialità nella scuola calabrese, che ha certo ampie e diffuse aree di qualità e di eccellenza.

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Una classe quasi deserta durante la pandemia

Meriti e aiutini per studenti calabresi

Il primo sospetto è che nella valutazione degli esaminandi si applichi talora lo stesso metro che è in auge nel mercato del lavoro, specie se pubblico. Il figlio di uno che “conta” – è irrilevante se conta per effettivi meriti e capacità, o solo perché agganciato ai carri giusti- ha un bonus assicurato del + 30%. Ciò vuol dire che se meritava 4 arriva a 6, se meritava 6 arriva a 8, se meritava 8 arriva a 10. Sostituite i voti con i giudizi aggettivati il risultato non cambia.
Per non essere tacciato dalle malelingue anche di qualunquismo “comunista” – il comunismo non esiste in tutte le sue versioni, hard e soft, ma grazie a Berlusconi resiste come il massimo dell’ingiuria – debbo ricordare una mia personale esperienza come prof di italiano e latino agli esami di maturità negli anni 70 a Paola. (ndr ebbene sì, ho fatto anche il professore di liceo per una decina di anni).

Respingemmo a Paola 19 candidati su 21: altri tempi

I ragazzi si presentavano tutti con voti cosi alti che la commissione si chiese perché dovessimo sottoporre a prova d’esame tanta genialità certificata dai docenti locali.
Al termine delle prove scritte ed orali ciò che brillava come l’oro era scuro come la pietra pomice. I voti sembravano essere usciti dalla mente fervida di tanti dottor Stranamore.
Risultato inevitabile: su 21 candidati credo i respinti furono 19.
Scontati i ricorsi, scontata la riposta mia e non solo: «Riconosciamo di aver commesso un errore, oramai irrimediabile, abbiamo promosso 2 candidati». Nessuna replica. Ora un precedente non fa storia ma qualche dubbio lo ingenera. Non c’è dubbio che i nostri giovani calabresi abbiano in gran numero Un cervello dotato e potenzialità notevoli, che però, guarda caso, per manifestarsi e realizzarsi debbono essere portati lontano dalla Calabria . Lo ha detto anche Gratteri e almeno al superprocuratore
bisogna credere.

Troppe lodi per gli studenti calabresi

Ma per non prenderci in giro e farci belli come tenta di fare il sempre citato e immarcescibile cavaliere di Arcore con tre dita di cerone, occorre dire che in una regione, specie nei piccoli centri, dove dominano familismo, culto del clientelismo anche non ricompensato, dove, se occorre, un mulo viene certificato come un purosangue, dove se non basta la famiglia biologica intervengono “le famiglie diciamo “ elettive “che la fanno da padrone, forse occorrerebbe per equità valorizzare e apprezzare i 60, che se non mi sbaglio è pari alla sufficienza risicata, che sono sicuramente più genuini e essere un po’ più prudenti con con le lodi, l’orgoglio di papà e mamma, le genuflessioni dei tanti “ amici”, in latino clientes, che fanno la fila per congratularsi.

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