Piazza Toscano: dalla parte dell’architettura o della spazzatura?

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Fin dalla prima uscita de I Calabresi su queste pagine si è parlato del degrado del centro storico di Cosenza, l’ultima volta ospitando una riflessione di Giuliano Corti sullo stato in cui versa piazza Toscano. A quell’articolo diamo seguito ospitando le considerazioni del progettista della malridotta copertura che riveste l’area archeologica, l’architetto Marcello Guido. Una replica, quella di Guido, che pubblichiamo nella speranza che un dibattito allargato sia da stimolo per il recupero reale di un tesoro che appartiene a tutti.

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Gentile Direttore,
premetto che seguo la sua rivista e ne condivido le finalità culturali e di inchiesta volte ad una Calabria che tutti noi amiamo e vorremmo diversa rispetto alle criticità, purtroppo tante, che attanagliano la nostra regione.
Le scrivo dopo aver letto l’articolo dedicato a Piazza Toscano a firma di Giuliano Corti pubblicato sulla rivista che lei dirige e vorrei, in qualità di progettista dell’opera, fare alcune considerazioni su quanto scritto.

Puntuali, ogni due o tre anni, arrivano critiche e polemiche riguardanti Piazza Antonio Toscano, un’area del centro storico di Cosenza che, come architetto, ho avuto il compito di riprogettare alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso. Sono abituato alla furia distruttiva di qualcuno che di volta in volta si scaglia contro questa opera. Alcuni anni fa, apparve finanche un cartello che invitava ad impiccarmi.

Il recente articolo intitolato “L’anima del centro storico contro l’orrore di vetro a piazza Toscano” solleva un’interpretazione nuova a cui risulta doveroso rispondere. L’articolo lascia intendere che sia stato il mio progetto di architettura a generare il degrado del luogo: opera demoniaca, poiché caratterizzata da un “furore compositivo che ha generato un mostro” si può leggere tra le numerose frasi di condanna. Chi conosce le cronache cosentine, sa bene che l’area retrostante il Duomo, nei decenni che hanno preceduto il mio intervento di ristrutturazione urbana, era caratterizzata da povertà, randagismo, spaccio e prostituzione, nonostante l’attivismo di associazioni e residenti che si sono mossi per denunciarne i problemi.

Bellezza e paure

Tra gli addetti ai lavori, sono molti quelli che ritengono Piazza Toscano un significativo esempio di architettura contemporanea. Le opere contemporanee suscitano sempre dibattito, soprattutto quando mettono in crisi dei valori precostituiti, sollevano dubbi, interrogano le coscienze. Tuttavia pensavo fossero finiti i tempi in cui si additassero le colpe del disagio sociale -e dell’inefficienza politica- ad opere d’arte o d’architettura giudicate degenerate.

L’autore del sopracitato articolo, riferendosi al mio progetto, ne riconosce lo status di “opera di ingegno” e lo descrive come una “macchinosa copertura in vetro [in] calcestruzzo e/o ferrame”, sentenziando che “laddove il brutto si afferma, lì si annida quasi sempre il disagio, l’emarginazione, l’orrore”. Ma le opinioni riflettono spesso paure subconsce, tanto che il brutto è solo ciò che non si uniforma ad astratti quanto personali standard estetici e morali. Per questo motivo, l’articolo non si limita ad una critica circostanziata al mio progetto, ma probabilmente esprime timori più profondi e radicati nei confronti di una società che non è in grado di offrire un’opera d’arte astrattamente bella e stabilizzante.

Nessuna manutenzione

In realtà, uno dei principali problemi che attanaglia Piazza Toscano e con essa anche gli altri beni storico-architettonici del centro storico di Cosenza, riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria. Purtroppo gli interventi sono stati troppo rari nel corso degli ultimi due decenni. L’erba è cresciuta indisturbata per anni nell’area archeologica e si sono accumulate buste di spazzatura e montagne di rifiuti in ogni angolo. Bande di teppisti hanno agito indisturbate, frantumando i vetri delle coperture e delle pavimentazioni, mentre altri malfattori hanno trafugato scossaline e pluviali indispensabili per la raccolta e il deflusso delle acque piovane. Inoltre diverse persone hanno utilizzato porzioni dell’area archeologica come spazio ricreativo dei propri animali domestici, preparandola a diventare un ricovero di randagi.

Erbacce sotto la struttura che sormonta piazzetta Toscano
Erbacce sotto la struttura che sormonta piazzetta Toscano

Adesso con furia iconoclasta ci si scaglia contro l’opera architettonica e non contro il degrado che pervade quest’area al pari delle tante periferie urbane delle nostre città. Chiunque si sia mai dedicato ad un orto o un giardino, sa che la pulizia e l’estirpazione delle erbe infestanti richiedono un impegno continuo. In fondo, se si lasciasse la propria casa nell’incuria generale, senza pulire, buttare l’immondizia, scaricare l’acqua del bagno, senza raccogliere le deiezioni dei propri animali domestici, senza aggiustare un qualche vetro che si rompe, insomma senza fare le azioni quotidiane necessarie, la casa collasserebbe nel giro di pochi mesi. Perché ci si stupisce che Piazza Toscano, dopo anni di abbandono, abbia bisogno di interventi di manutenzione?

La funzione sociale

Sarebbe intelligente chiedere che venga svolto l’ordinario servizio di pulizia ed attivare dei tavoli di discussione tra i vari enti coinvolti nella gestione dell’area, promuovere delle campagne di educazione nelle scuole, sensibilizzare i cittadini organizzando visite guidate, dibattiti e attivando gli assistenti sociali quando necessario. Gridare allo sfascio, senza individuare responsabili e senza fare proposte concrete, invocando un’astratta quanto mitica “bella” architettura, rischia invece di assecondare il degrado.

Per comprendere la situazione attuale è necessario conoscere la storia dell’intervento. Il progetto di quella che veniva chiamata Piazzetta Toscano, dopo cinquant’anni di disinteresse e controversie, fu definito all’interno di un programma di rigenerazione urbana attuato da Giacomo Mancini alla fine degli anni ’90. È con l’amministrazione di allora che concordammo di realizzare uno spazio che svolgesse una funzione sociale, all’interno di un progetto molto più ampio di sistemazione complessiva della spina dorsale del centro storico della città, rappresentata dal Corso Telesio.

Duemila anni di storia

Si trattava di uno dei primi interventi intesi a rivitalizzare la città storica, e si scelse appositamente una delle aree più problematiche del centro storico di Cosenza. La necessità di una campagna di scavi archeologici intervenne in seguito al ritrovamento di reperti antichi, di cui si era ipotizzata la presenza sin dal progetto preliminare. Dopo un anno di lavori, si portò alla luce un’area archeologica molto complessa e di difficile lettura, fatta di stratificazioni diversissime che si incrociano tra loro, con giacenze su diversi piani e con presenza di murature che impediscono il deflusso naturale delle acque.

Tuttavia, quando si conosce poco la storia dei luoghi, si finisce per evocarla continuamente. Nessuna “domus romana” come è stato scritto, ma lacerti in cui sono visibili i traumi subiti da più di duemila anni di storia: tra i tanti reperti vi sono un enigmatico cilindro in muratura costruito in epoca rinascimentale, frammenti di epoca Bruzia, porzioni di mosaici e cocciopesti romani, un pozzo utilizzato nei secoli più recenti per conservare la neve, tronconi di murature di epoca medievale e contemporanea. Tracce di tumultuosi terremoti, distruzioni, assedi, incendi, sono presenti nell’articolata stratigrafia in cui si sono riscontrate sepolture frettolose fatte a seguito dei medesimi eventi.

Chirurgia e puzzle

Piazza Toscano rappresenta concettualmente una ferita causata da un’incisione chirurgica. Non a caso l’intervento di ristrutturazione urbana nasceva dalla suggestione di un corpo umano disteso sul tavolo operatorio. Il chirurgo e il suo team di collaboratori hanno la straordinaria possibilità di osservare gli organi interni prima di passare all’azione. Si voleva offrire ai cittadini l’opportunità rara di penetrare virtualmente nelle viscere della città, per offrire uno spettacolo unico ed educativo.

Addetti ai lavori impegnati a piazza Toscano
Addetti ai lavori impegnati a piazza Toscano

Si può osservare così un tessuto urbano frastagliato e stratificato, fatto di piccoli episodi e frammenti architettonici, spesso non correlati tra loro. Un puzzle scomposto, di difficile interpretazione anche per gli addetti ai lavori. Da qui l’esigenza della Soprintendenza di realizzare delle coperture di protezione dell’area archeologica.
Sarebbe bello e utile che Comune e Soprintendenza si mettessero d’accordo sulla manutenzione ordinaria dell’area archeologica e affidassero a qualcuno la predisposizione di alcuni pannelli illustrativi per spiegare ai visitatori la complessità e la ricchezza rappresentata da quelle tracce storiche.

Il tema è dunque quello del difficile rapporto tra antico e nuovo, un rapporto da sempre conflittuale che vede contrapposte diverse linee di pensiero, sulle quali non mi soffermo per non ricadere in discorsi di natura accademica. Voglio solo sottolineare che la genesi del progetto nasce dal sottostante tessuto edilizio, scomposto e frastagliato, e ne ha assecondato lo schema. Il progetto fin dalla nascita ha suscitato in egual misura scandalo e consensi. Il fatto che sia stato approvato, a seguito di un articolato iter burocratico, con parere positivo del Comitato tecnico-scientifico del Ministero dei beni culturali, fa capire la complessità della questione.

Un riconoscimento per pochi

Recentemente il Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale per la Creatività Contemporanea, ha incluso il progetto di sistemazione archeologica di Piazza Toscano in una lista di opere ritenute tra le più significative realizzazioni italiane del secondo Novecento. Piazza Toscano è uno dei pochi interventi realizzati da architetti ancora in vita, in quanto la maggior parte delle opere selezionate riguardano i maestri dell’architettura italiana del dopoguerra. Tra i progetti di architettura e di ingegneria calabresi realizzati negli ultimi vent’anni ce ne sono ben pochi che possono contare su questo riconoscimento. Un riconoscimento che a ben guardare non va a me, ma alla città di Cosenza, ai cittadini che dispongono di questo bene pubblico e alle maestranze calabresi che l’hanno costruito.

Un particolare di piazza Toscano
Gli interventi su piazza Toscano hanno riguardato anche gli edifici intorno ai ruderi romani

Ho avuto il piacere di illustrare il progetto in diverse università, di vederlo in mostra in Italia e all’estero, di vederlo pubblicato in riviste nazionali e internazionali, ma a volte mi chiedo che reazioni avrebbe suscitato una copertura in tubi innocenti, come se ne vedono tante nelle aree archeologiche. Oppure cosa sarebbe successo se avessi proposto delle semplici coperture a forma di capanna, magari con coppi di cotto (una sorta di presepe)?
Credo che avrei commesso una violenza inaudita nei confronti del tessuto storico e temo che sarebbe passato tutto nell’indifferenza generale, poiché avrei offerto una soluzione consolatoria o effimera, a seconda dei casi.

Il degrado del centro storico

Personalmente, nel mio fare professionale, affido particolare rilevanza alla qualità del progetto di architettura ed affido ad esso un ruolo “sociale”, nella consapevolezza che questo si debba configurare come una componente fondamentale del benessere e della qualità della vita. Ciò che fa discutere è il segno moderno nel contesto storico, ma qui si aprirebbe una discussione che va bel oltre queste poche righe.
Su una cosa sono d’accordo con l’articolo che mi ha sollecitato a scrivere: oggi l’area è completamente vandalizzata e ruderizzata, sia il giacimento archeologico che le strutture architettoniche, ma lo è anche l’intero centro storico che cade a pezzi. Gli abitanti e le attività economiche sono sempre meno e tutti insieme lanciano un grido di aiuto, ma anche un monito per l’intera comunità.

Marcello Guido

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