Non solo Donna Pupetta: piacioni alla riscossa a Cosenza

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Ci sono uomini – a Cosenza in particolare – che nascono o diventano “piacioni”, cioè persone che cercano di piacere a tutti. Sono spesso simpatici, fisicamente gradevoli, riescono ad ottenere consensi e favori molto più agevolmente di chi è bello dentro, meno fuori, e non ha il sorriso, magari falso, stampato in faccia.

In principio fu Rutelli

Il termine “piacione“ è stato usato, non so se per la prima volta, a proposito di Francesco Rutelli, già esponente radicale, ministro e, soprattutto, sindaco di Roma. Un ottimo sindaco, niente da spartire con la Raggi che ha replicato il sacco di Alarico e niente da spartire con l’attuale primo cittadino, tanto buono, colto e onesto ma altrettanto esangue.
Questi richiami chiariscono che il termine “ piacione” non è offensivo, non si presta neppure ad una querela “temeraria” che va tanto di moda nei Tribunali per intimidire i giornalisti che hanno qualche ambizione, che Iddio ce ne scampi, di scrivere fatti veri e non veline, di denunciare i malfattori con i colletti bianchi e non omaggiarli. In Calabria ce ne sono pochini, ma ce ne sono, e hanno di solito vita grama.

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Francesco Rutelli

Donna Pupetta e i piacioni di Cosenza

Con un articolo che giustamente è stato apprezzato da migliaia di lettori il nostro Irwin Fragale ha descritto una immaginifica donna Pupetta che «non è una persona, è un modus vivendi, è una genìa, un concetto. Al tempo stesso non esiste e ne esistono tante. Ognuno di voi potrà identificarla con qualcuno».
Fragale ne fa una sorta di trasfigurazione pirandelliana. Una, nessuna, centomila . Le dà fisicità e gliela toglie per farne un simbolo, antropologia pura in sala bruzia, uno stilema di vita da ammirare, imitare e talora detestare. Ora, per non divagare, torniamo ai cosiddetti “piacioni” che come donna Pupetta sono una sintesi di varie identità che ne allargano di molto il campo.

Un uomo senza convinzioni

Innanzi tutto i piacioni, a Cosenza come altrove, non hanno mai una convinzione duratura perché sarebbe, come usa dire, divisiva. Farebbe piacere ad alcuni e spiacerebbe ad altri, metterebbe a rischio il loro ruolo di cittadini che vanno d’accordo con tutti. Il piacione è politicamente ecumenico, destra e sinistra specie da noi sono modi di dire senza senso – a dire il vero su questo ha ragione – e non esprime mai giudizi e valutazioni perentorie. Il mio professore di filosofia, un intellettuale napoletano, pur avendo idee chiare che non temeva di manifestare, con realismo ci indicò il lessico da utilizzare quando non sapevamo che pesci pigliare. Invece di scrivere o dire concetti netti e a rischio di matita blu, ci suggeriva di fare largo uso di formule scivolose e ambigue: “in un certo senso”, “si potrebbe forse dire ma senza alcuna certezza“, “a mio parere per natura fallace e discutibilissimo”.

Piacioni si nasce e diventa

Anche cosi facendo si resta nel perimetro del “piacione“ apprezzato perché innocuo e utile ad infoltire le truppe cammellate nelle occasioni elettorali. Piacioni si nasce e si diventa. In un contesto, come dire, poco propenso a favorire la pluralità e la liberta delle idee, molto selettivo e attento al fatto se “sì unu di nua o no?”, la piacioneria – in questo caso sorella gemella della vigliaccheria omertosa – non è un dono naturale. È una modalità che si acquisisce, con grandi saluti ossequiosi quando ci si incontra al corso, con la conclamata devozione ai “ potenti” o presunti tali.

Corso Mazzini a Cosenza

Qualcuno iscrive nella categoria anche ex sindaco, Mario Occhiuto, ma personalmente lo definirei piuttosto “visionario”, un termine niente affatto offensivo che usò lui stesso.
Visionaria e onirica è stata la sua decennale sindacatura a Cosenza: opere pubbliche fatte per stupire, feste e luminarie a gogò, star e starlettes per la notte di fine anno. Una coinvolgente corsa a fare apparire Cosenza la nouvelle ville d’ Italia. Nulla di riprovevole, anzi un modus operandi a lungo apprezzato dai cittadini. Che con un cambio di umore collettivo – bocciata la seconda scelta dell’ex sindaco, Francesco Caruso – hanno però preferito l’omonimo detto Franz.

Il nuovo sindaco di Cosenza e i piacioni

In quale categoria possiamo includere il nuovo sindaco di Cosenza? È certo una persona perbene. Ovviamente fa parte del club “di nua” altrimenti si sognava la fascia tricolore delle grandi occasioni. Non piacione, né visionario. L’ identikit si potrà fare solo quando avrà detto e fatto un bel po’ di cose concrete. Quelle che ha promesso per essere eletto, magari non sgradite al “cerchio magico” di dubbia qualità che lo accompagna. Nel frattempo, per lui una bella X.

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