Lettere per Barbara Corvi: contro il potere maschile e mafioso

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“Lettere per Barbara Corvi” nasce in seno all’Osservatorio regionale sulle Infiltrazioni e l’illegalità della regione Umbria. L’idea, che ha radici nella storia del movimento antindrangheta, si inquadra nel più ampio lavoro di accompagnamento, supporto e proposta a partire dalla storia della scomparsa di Barbara Corvi.

In tal senso, l’obiettivo generale della proposta è rendere la memoria di Barbara Corvi una prassi condivisa coinvolgendo persone e associazioni nel territorio umbro e non solo. Si intende così favorire la consapevolezza pubblica e la conoscenza sulla storia di Barbara Corvi affiancando la famiglia Corvi, le associazioni e la società civile rivolgendo insistentemente la domanda “dov’è Barbara?”.

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La prima lettera per Barbara Corvi

 

Cara Barbara,

con questa lettera, nel giorno del tuo compleanno diamo inizio a un nuovo progetto- “lettere per Barbara Corvi” – perché la tua storia continui ad essere memoria collettiva di questo Paese.

Una storia la tua di quelle che si “vedevano solo nei films” come ci disse tua sorella qualche anno fa. Già, nessuno avrebbe immaginato che nella tua vita avresti fatto esperienza di quello che poi avremmo chiamato potere maschile e potere mafioso. Noi, come osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose e l’illegalità, abbiamo scelto già dal primo giorno del nostro insediamento di esserci, di accompagnare la tua famiglia e le istituzioni nel faticoso e doloroso percorso della ricerca della verità.

Dal primo giorno abbiamo riconosciuto nella tua storia tracce di quel potere mafioso che si traduce in forme di violenza maschile e che si costruisce intorno a parole come onore, come ricchezza e riconoscimento. Abbiamo riconosciuto un modello di riferimento e un metodo, che ci riporta a storie lontane di donne scomparse, condannate a morte dalla ‘ndrangheta per le proprie scelte di vita.

Abbiamo voluto con determinazione, che la tua storia diventasse memoria collettiva in Umbria, affiancando il prezioso lavoro che già le donne di Amelia con il Comitato Barbara Corvi avevano avviato con cura e passione. Piano piano il tuo nome è diventato una storia nella Storia, il tuo volto sorridente è apparso nelle piazze dei comuni della tua regione. Con una frase: verità ora. Chiediamo, cara Barbara, e ci rivolgiamo a coloro che si nascondono dietro silenzi troppo complici, verità: chiediamo dove sei adesso, chiediamo giustizia. E lo facciamo nel grande rispetto verso la tua famiglia, i tuoi genitori e le tue sorelle, che da anni danno a tutti noi, lezioni di dignità.

Chiediamo a tutte e tutti coloro che potrebbero avere informazioni utili, ad Amelia e non solo, di contattare gli organi competenti: uno scatto di dignità e coraggio in un territorio che non dimentica e che con forza prende le distanze da dinamiche di questo tipo. La complessità della vicenda, legata anche al tema dei collaboratori di giustizia, impone cautela ma molta attenzione, per questo ci appelliamo anche a coloro che all’interno dell’organizzazione ‘ndranghetista, vogliano contribuire ad una scelta di umanità e di riscatto, raccontando la verità sulla scomparsa di Barbara. Continueremo a lavorare in questa direzione, senza cedere di un passo fino a quando non verrà ricostruita la verità.

Ma accanto alla denuncia, abbiamo voluto lavorare sulla proposta politica, perché anche questo era ed è il nostro compito. Abbiamo voluto che quello che è accaduto a te, possa non accadere a nessun’altra donna. Per questo, dopo anni di studio, approfondimento, dopo anni in cui abbiamo scelto di radicare le nostre scelte nella tua memoria abbiamo voluto fortemente avviare la costruzione di una rete per l’accoglienza, il supporto, l’accompagnamento alle donne che sopravvivono alla violenza mafiosa e alla violenza maschile, e che intendono intraprenderne un percorso di uscita ed autodeterminazione.

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La presentazione del protocollo “Libere di essere” a Perugia

Da subito, insieme al Centro per le Pari Opportunità e alla rete dei centri antiviolenza Umbra, abbiamo lavorato a tessere una rete insieme alle Procure e alle Prefetture: una rete che da adesso è realtà. Stiamo completando gli ultimi passaggi burocratici, ma la sostanza è il “protocollo Libere di Essere” dedicato a te, alla tua memoria. Così l’Umbria diventerà la terra dell’accoglienza delle donne, diventerà la terra della possibilità concreta, e della speranza che diventa alternativa di vita.

In tuo nome verrà data accoglienza, formazione, lavoro, verranno demolite le basi di quel potere- maschile e mafioso- che influisce sulla vita, sui corpi, sulle scelte delle donne.

Donne che come te vogliono soltanto essere “libere di essere”.

 

Osservatorio regionale sulle Infiltrazioni e l’illegalità della regione Umbria

 

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