«La strada è in salita, ma l’Unical ha vinto la sua scommessa»

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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un’intervista all’ex ministro, già rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Alessandro Bianchi sul ruolo degli atenei locali nello sviluppo della Calabria. Bianchi attribuiva all’Unical una tendenza all’isolamento rispetto al territorio e le altre istituzioni, accademiche e non, calabresi. Una tesi, questa, che ha ripreso a distanza di poche ore anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, con una lettera ospitata sulle nostre pagine. Di parere opposto, invece, è Giovanni Latorre. Professore Emerito di statistica e già rettore per 14 anni – dal 1999 al 2013 – dell’Ateneo di Arcavacata, Latorre offre ai lettori un punto di vista differente, quello dell’osservatore interno, che siamo lieti di pubblicare per ampliare il dibattito sul tema.

Caro Professor Bianchi, caro Sandro, quando presi servizio all’UniCal, precisamente il 15 dicembre 1972, ero certo che la nascita di una Università in Calabria, con la gestazione progettuale che aveva avuto la sua legge istitutiva e con la leadership di una personalità del calibro di Beniamino Andreatta, avrebbe avuto per la regione un effetto palingenetico. A 50 anni (quasi) dalla sua nascita, senza eccedere nell’autocompiacimento, anzi tenendo ben presente quali sono i suoi punti di debolezza, a mio modo di vedere quella scommessa di costruire una Istituzione ben più che dignitosa in quasi un cinquantennio è da considerarsi vinta. E appare evidente il positivo impatto culturale e socio-economico che l’UniCal ha avuto sul territorio, ovviamente nei limiti che un ateneo può offrire.

La sola presenza di una buona università, senza adeguati investimenti di Stato e Regione sulle infrastrutture e politiche per lo sviluppo, non può certo bastare a colmare il deficit territoriale. Ad esempio, Sicilia, Puglia e Campania annoverano università pluricentenarie, ma ciò non è certo bastato a colmare il loro deficit di sviluppo. Esse restano affette da problematiche economiche e sociali non dissimili da quelle della Calabria: Pil pro-capite 2020: Campania e Puglia 18.900€, Sicilia 17.900€, Calabria 17.300€, Lombardia 39.700€; Tasso di Occupazione 2020: Campania 45.3%, Puglia 49.4%, Sicilia 44.1%, Calabria 45.6%, Lombardia 72.6%). Ecco perché sono rimasto a dir poco perplesso da alcune tue affermazioni in una recente intervista che articolava un ragionamento sui rapporti degli Atenei calabresi con il territorio: affermazioni secondo le quali l’UniCal non sarebbe riuscita a «generare una ricaduta positiva sul territorio» o che essa «… fatica a guardare oltre se stessa…» ovvero che sia stata «… tesa a rinchiudersi nei suoi confini culturali e disciplinari…».

Lasciamo parlare i fatti, partendo dalle missioni istituzionali, cioè didattica e ricerca. Ad oggi circa 100.000 giovani calabresi, molti dei quali non avrebbero avuto la possibilità di accedere all’istruzione universitaria, si sono laureati in UniCal. La loro performance nel mercato del lavoro è apprezzabile, specie se rapportata alla fragilità dell’economia regionale (vedi, ad esempio, i dati del sito Alma Laurea). Il sogno di Andreatta era che l’UniCal formasse la futura classe dirigente calabrese; segnalo, a riguardo, due eventi “bandiera”: oggi due tra le massime istituzioni della Calabria, la Regione e la stessa Università della Calabria, sono presiedute da due brillanti ex laureati UniCal, l’onorevole Roberto Occhiuto ed il professor Nicola Leone.

Inoltre, al di là dell’indagine CENSIS/La Repubblica, che colloca la nostra istituzione ai vertici della graduatoria dei “Grandi Atenei” italiani (quelli con una popolazione studentesca tra 20.00 e 40.000 studenti) sulla base della valutazione della qualità dei servizi offerti agli studenti, c’è da considerare la ben più importante valutazione dell’ANVUR. La commissione di esperti di valutazione, dopo una visita all’Ateneo durata 5 mesi, ha valutato l’attività didattica e la ricerca scientifica dell’UniCal ed ha attribuito il giudizio “pienamente soddisfacente – B”, collocandola nella fascia delle migliori università del Paese (a livello nazionale, nella categoria dei “Grandi Atenei” in cui si colloca l’UniCal, solo Parma ha ottenuto un giudizio superiore al livello B).

Ma l’Unical non è solo didattica e ricerca. Notevoli sono anche i risultati della cosiddetta terza missione, ovvero della trasformazione dei risultati della ricerca in innovazione e in sviluppo economico. Nel Technest, l’incubatore di imprese innovative dell’Ateneo, dalla sua nascita sono stati prodotti 120 brevetti, in parte ceduti, attualmente ne restano circa 60 in portafoglio. L’incubatore UniCal oggi ospita 48 aziende SpinOff (create da nostri ricercatori o studenti, con un fatturato annuo di 6 milioni di Euro). A queste ne vanno aggiunte altre dieci che, conclusa l’incubazione, sono ormai fuori dal nostro Ateneo e affrontano la sfida del mercato con le proprie forze.

La presenza dell’Università della Calabria è stata decisiva anche per l’affermazione di poli per l’innovazione e distretti tecnologici in Calabria. Diverse aziende, nazionali e internazionali, hanno nel tempo deciso di impiantarsi nei dintorni dell’Università per meglio interagire con i gruppi di ricerca UniCal, costruendo un ecosistema con una significativa visibilità nazionale specie in alcuni settori, quali l’ICT e il terziario innovativo. L’UniCal ha inoltre saputo catalizzare l’attenzione di numerosi investitori, il più recente dei quali è Mito Technology, che ha messo a disposizione delle start-up nate nell’orbita dell’Ateneo un fondo di investimenti di 40 milioni di euro.

A valorizzare ulteriormente i risultati, sin qui sinteticamente elencati, contribuirebbe, anche, un’illustrazione del quadro delle risorse finanziarie, nazionali e locali, di cui è destinataria l’UniCal. Ma la discussione ci porterebbe molto lontano. Basti solo dire che per il finanziamento statale non viene tenuto in considerazione il costo notevole che l’Ateneo sopporta per le provvidenze del Diritto allo Studio, tra cui la principale è riconducibile alla bassa tassazione media dei nostri studenti legata alla fragilità economica delle loro famiglie. Mentre per quanto riguarda le fonti finanziarie (pubbliche e private) locali è facile osservare che la loro esiguità è legata al ritardo economico complessivo della società calabrese. Ciò nonostante, forse unica istituzione nella nostra regione, l’UniCal ha saputo raccogliere la sfida della competizione ed in molti settori primeggia sia a livello nazionale che internazionale.

In conclusione, sono sicuro che molta strada dovrà essere ancora percorsa, e, certamente, sarà in salita. La sfida che le Università calabresi dovranno raccogliere è quella della creazione di un Sistema Universitario Regionale che possa, con lo sviluppo delle tante potenziali sinergie, raggiungere quei traguardi di efficienza imprescindibili in una prospettiva futura di risorse sempre scarse rispetto alle necessità. In questo quadro la lungimirante partnership tra l’UniCal e l’Università Magna Graecia di Catanzaro per la realizzazione di un corso di laurea altamente innovativo come quello in Medicina e Tecnologie Digitali, recentemente inaugurato, lascia ben sperare per il futuro.

Giovanni Latorre
Professore Emerito di Statistica, già Rettore dell’Università della Calabria 1999 – 2013

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