Il cammino de “I Calabresi”: due milioni di lettori e nemici subdoli

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Questo giornale per fortuna piace a molti calabresi, collocati dentro e fuori la regione e spesso l’Italia. È uscito praticamente quasi senza il supporto di un’attività di lancio il 19 luglio, nel pieno dell’estate. E oggi, dopo dieci mesi, ha superato 2 milioni di visualizzazioni e ricevuto apprezzamenti diffusi, anche dalla stampa nazionale. Ci fanno piacere, ma non gonfiare il petto d’orgoglio.
Il cammino da compiere è ancora lungo perché vogliamo fare dell’informazione libera un bene prezioso che, una volta provato, sbarra la strada agli imbonitori e ai megafoni dei poteri.

L’informazione libera e il potere

Naturalmente, come è normale, ci sono anche persone alle quali non piacciono né I Calabresi né l’informazione senza briglie. Sono tanti, ma non moltissimi. Dalla loro hanno l’arroganza e la spregiudicatezza del potente. Ne sentiamo l’odore, ne avvertiamo la presenza ostile. La immaginiamo o la vediamo attrezzarsi con modi sconvenienti ma a loro parere convincenti. Naturalmente si sbagliano. E anche i loro cacicchi in azione sbatteranno contro un muro.
Noi abbiamo una ferrea fedeltà al giornalismo libero, che oggi è merce rara non solo in Calabria (ma specialmente in Calabria). Perché senza informazione il potere non ha freni e controllo, il profilo della democrazia partecipata vira verso il degrado e l’autoritarismo di fatto.

La società totalitaria

A supporto di questo convincimento cito un personaggio russo – e di questi tempi già questo fa rizzare i capelli – che fu addirittura censore capo da Breznev a Gorbacev al tempo dell’Urss. Si chiamava Vladimir (un altro rimando al più noto Vladimir Putin) Solodin, detto simpaticamente “l’occhio dello Stato”. Cosa diceva il suddetto, al punto da meritare una citazione? «Un società totalitaria non è troppo interessata a che i suoi membri siano informati. Questo non è compito del governo totalitario: una persona deve essere informata nei limiti in cui il governo decide che sia soddisfacente e possibile». Sia ben chiaro che questo modello non si applica che a pochi stati orgogliosamente autoritari. Tra questi la Cina e la Russia di Putin, che piace a tanti italiani solo perché non ne soffrono le conseguenze. Una specie di provocazione giocherellona in cui Salvini si è specializzato.

Gli effetti sulla Calabria

La citazione di Solodin è inappropriata se si dà una rappresentazione unica dell’autoritarismo Ma, se si scompone in tanti suoi derivati la parola, le cose cambiano: ad esempio, una debole e ininfluente società civile, un’opinione pubblica che si fa fatica a percepire, una partecipazione latente alla vita della comunità, una accettazione acritica dell’informazione circolante. Sono tutte forme declinate della società autoritaria.
Se facciamo questa scomposizione dell’autoritarismo la Calabria è – ahimè – una realtà autoritaria.

Perché l’informazione libera è importante

Il nostro autorevole collaboratore Pino Scaglione, docente universitario a Trento, ha scritto dei calabresi che vivono all’interno delle staccionate (i nativi passivi e rassegnati) e quelli che le staccionate le saltano. Sono quei calabresi che non vogliono vivere passivamente chiusi in un recinto. Questo salto della staccionata non è simbolo e frutto di una società marchiata, se non dal totalitarismo, dai suoi non meno perniciosi e odiosi derivati, tra i quali ricordiamo esserci la mediocre e povera informazione circolante?
Per questo con fatica, determinazione, umiltà continueremo a fare informazione vera, libera, responsabile. Lo dobbiamo alla Calabria.

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