Gli indifferenti, noi calabresi assuefatti al degrado urbano

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La società calabrese contemporanea ha ormai consolidato una negativa abitudine a convivere con qualsiasi forma di degrado possa manifestarsi, sotto ogni diversa e sempre più grave forma. Si tratta di una pericolosa assuefazione alla sciatteria, precarietà, marginalità e abbandono che interessa, per diversi ed eclatanti effetti, ogni luogo, pubblico soprattutto, ma al contempo privato.
L’ultimo episodio che racconto qui di seguito, e che è l’apice di una catena di infelici incontri con il brutto e negativo calabrese, risale al 15 dicembre scorso, in piena atmosfera natalizia, che, a queste nostre traballanti latitudini, è la peggiore ed effimera illusione che ubriaca tutti, per il tempo necessario a dimenticare il peggio che viviamo e, forse, vivremo.

Vaccinati in una palestra lercia e polverosa

Il pomeriggio, mi reco fiduciosamente, per la mia civica terza dose “anti-Covid”, al cosiddetto “hub” vaccinale di Via degli Stadi s.n.c. -che sta per senza numero civico, e già questo doveva preoccuparmi- e con sorpresa noto che mi trovo all’esterno di un anonimo edificio, privo di qualsiasi minimo requisito ambientale, con una insegna appena visibile e pure storta, facciate malamente scrostate e con uno sbarramento da manifestazione di massa, posto al controllo degli accessi.

L’interno ha i requisiti – molto sbiaditi – di ciò che era una palestra, oggi lercia e polverosa, con un paio di box di controllo e personale medico all’addiaccio, muniti di camici con sotto i cappotti, il fiore della rinascita dell’Italia (ma quando mai!) è malamente incollato su uno dei box della sala e sta per staccarsi, sintomo di quanto sia poco importante, alle nostre latitudini, comunicare bene messaggi collettivi di fiducia!

Ogni protesta è vana

Sul pavimento ci sono almeno due dita di polvere, qua e là, sparse nella grande sala, una ventina di sedie male assortite, assemblate tra attesa pre-vaccino e post, al soffitto un paio di lampadine fioche e mortacine da magazzino merci in disarmo. Poche persone infreddolite siedono in attesa fiduciosa della dose salvifica, e l’operatore sanitario, che mi inietta il farmaco, al quale faccio notare la situazione disastrosa, allarga le braccia e mi dice che ogni protesta (loro e nostra suppongo) è vana, perché l’azienda sanitaria non ha, da tempo, orecchie per sentire alcuna lamentela.

La rassegnazione che colgo tra tutti gli astanti è imbarazzante, sono l’unico che prova a far notare l’evidente stato di degrado e conseguente disagio, e ancora una volta mi sovviene che su questa rassegnazione una intera generazione di politici ha costruito le proprie fortune elettorali e che il tempo di qualsiasi vera, efficace protesta è stato sostituito da qualche, inutile, invettiva sui social media.

Lamezia airport 2021

Mi attraversano, come in un film, i fotogrammi di una infinita serie di recenti situazioni di degrado calabrese, abbandono, precarietà e ordinarietà: le baraccone di plastica, posticce, dell’aeroporto di Lamezia, altro presunto “hub internazionale”, nate provvisorie e divenute permanenti, e nelle quali si stipano, ormai da anni come sardine i passeggeri; le sale di attesa delle stazioni ferroviarie, spoglie, disadorne, male arredate; i pronto soccorso dei diversi ospedali; gli atri di gran parte degli uffici pubblici, con segnaletica posticcia, arredi rabberciati, personale svogliato e poco educato a ricevere e accogliere…

Calpestare la bellezza

E poi ancora, ovunque, auto in terza fila, buche per le strade, autobus che non passano mai, intonaci cadenti, facciate dai colori sbiaditi. Persino i “salotti buoni” di Cosenza, lungo il Corso, e dei lungomare di Reggio, di Catanzaro, appaiono posticci, sbrecciati, mal rifiniti e senza alcuna costante manutenzione. Persino i resti “nobili” di un glorioso passato, come la colonna superstite di Crotone, circondata dal cemento insieme a tutta l’area archeologica, il sito dell’antica Sibari tagliato in due dalla statale 106 (statale, si noti!), con le sale del museo che sembrano il residuo di un vecchio e decrepito deposito ottocentesco di reperti.

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Rifiuti a Lungocrati, sullo sfondo la chiesa di San Domenico a Cosenza

Un modello turistico perdente

E per completare il tour basta andare nelle “ridenti” località silane, Camigliatello su tutte, e trovarsi nel mezzo di un bazar confuso e sconclusionato di oggetti caotici, che occupano lo spazio pubblico del “corso”, senza dignità estetica, regole e buon senso, e che lasciano immaginare la qualità di un modello turistico che altamente competitivo non è mai stato e mai lo diventerà.

Cittadini insensibili ai beni comuni

Il degrado, l’abbandono, l’incuria, la sciatteria dei luoghi, in Calabria, hanno tuttavia, almeno una triplice matrice: cittadini insensibili ad ogni minimo impegno civico che comporti una pur minima assunzione di responsabilità verso “ciò che non è mio”, ma è di tutti, amministrazioni pubbliche totalmente distratte da ben altre emergenze quotidiane per le quali questo genere di attività educative, e anche repressive quando necessario, sono del tutto secondarie. Le scuole che non formano più cittadini, ma più o meno scolari-studenti indirizzati alla nozione, a qualche superficiale conoscenza di programmi antiquati, nei quali e attraverso i quali è difficile far comprendere che essere buoni cittadini, colti e sensibili, preparati, farà buone città, buone comunità, buoni luoghi di vita, buone, sane nuove economie circolari.

I nuovi barbari

E’ un degrado fisico e sociale, dunque, ma è soprattutto culturale per aver smarrito la guida di una civiltà e bellezza millenarie, dai Greci in poi, aver rimosso la cultura contadina e la sua sobria eleganza e semplicità ed essersi tuffati a capofitto nelle pieghe di questa modernità malata e scomposta, finta, che genera ondate di nuovi barbari, insensibili, maleducati, assuefatti al brutto e all’indifferenza.

G. Pino Scaglione
Calabrese, professore di Progettazione Urbana all’Università di Trento

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