Viale delle insolazioni e altre opere a metà: nessuno può dirsi innocente

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L’ articolo del nostro Eugenio Furia corredato da foto che lasciano basiti è una sintesi icastica, cioè rappresentativa dello sfascio e del degrado doloroso della città di Cosenza. Le immagini incredibilmente risultano più efficaci talora della visione diretta della realtà, la quale perde di significato perché l’assuefazione prevale sui sentimenti di rabbia, di sgomento, di incredulità.

Cosenza, come spesso accade, aggiunge – o, meglio, rende compiuta – questa discesa verso il degrado e il brutto. E si fa forte la convinzione o il timore che con le attese messianiche e oniriche degli amministratori – sindaco Occhiuto in testa nel caso specifico, ma non solo – si sia compiuto solo un grande, forse inconsapevole, inganno.

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L’ex sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Sullo sfondo Palazzo dei Bruzi (foto Alfonso Bombini 2020)

Degrado Cosenza: nessuno può dirsi non colpevole

Ogni opera non fatta, mal fatta, non finita è parte di un puzzle mal composto. Se esso è stato realizzato non occorre fermarsi alle deprecazioni postume e/o alle dissociazioni tardive sia da parte dei cittadini sia da parte della classe dirigente intellettuale, imprenditoriale, economica, istituzionale. C’è da chiedere loro: ma dov’erano urbanisti, architetti, uomini di cultura e di potere abbarbicati dentro le mura del Campus di Arcavacata, disponibili alla partecipazione a convegni specie se “di passerella” ma sostanzialmente silenti salvo poche eccezioni?

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Il cantiere della metropolitana leggera su viale Mancini a Cosenza (foto Camillo Giuliani) – I Calabresi

Il parco delle insolazioni

Un’opera strategica, la sola e vera infrastruttura per una mobilità sostenibile nel cuore dell’area urbana integrata Cosenza-Rende-Unical (ma negata per mediocri ragioni di campanile e per l’impossibilità di comporre interessi non sempre trasparenti) è ridotta ora a uno spezzone di strada “polifunzionale“. Volendo essere utile agli amanti delle camminate, ai ciclisti e e ai padroni di cani, finisce con il non essere utile a nessuno. Tra l’altro per il sole implacabile nei mesi caldi che sfianca i potenziali utenti.
Un parco del benessere che non lo è e non lo sarà mai e, siccome il ridicolo accompagna sempre la scempiaggine, è pure destinato ad ospitare uno spazio per gli amanti dello skateboard che si immaginano a Cosenza siano più numerosi degli amanti del calcio.

Per i bambini, sempre destinati all’arrosto solare (in un parco dove la copertura preesistente di alberi di alto fusto accompagnava il percorso pedonale ripiantati in modo da essere inutili alla protezione degli umani e dei loro amici a quattro zampe) niente, se non qualche cucuzzolo di cemento e probabile giocherello da discount.
Il viale Parco ribattezzato Mancini, ad onta del fatto che il leader socialista lo aveva voluto, probabilmente si rivolta nella tomba. È la sede promessa di un’opera che non si farà mai. Ma di cui si ciancia, da ultimi dei mohicani del PD, sia per smarcarsi dalla responsabilità di possibili penali da versare alle imprese che un appalto lo avevano vinto, sia perché dalle nostre parti le chiacchiere riempiono il vuoto delle realizzazioni. Forse eccita l’effetto replicante dei No Tav con il modesto No Tram, che fa più fico.

Degrado Cosenza: il museo senza reperti di Alarico

Tra le opere che non si faranno ma in compenso hanno impegnato milioni di euro per gli abbattimenti (tecnicamente più facili e veloci, con effetto “squarcio di future novità”) c’è pure il mitico Museo di Alarico (e saremmo a sette o otto musei di varia natura e qualità in una città che non si abbevera ogni giorno con l’arte e la cultura ad onta della mitica e sfumata “Atene delle Calabrie”).

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I ruderi dell’ex hotel Jolly, abbattuto per far posto al museo dedicato ad Alarico (foto Camillo Giuliani)

Il museo non si farà, i cocci dell’orribile ex Jolly resteranno per anni a beneficio di ratti e sconcezze varie anche perché un museo è fatto di testimonianze e reperti materiali o multimediali che sono sempre derivati dalla realtà. Il Museo dedicato ad un mito senza riscontri sarebbe un unicum, una specie di Mostra del fumetto (che una corposità pure ce l’ha).

Gli accordi incrociati Regione e Comune di Cosenza

Per l’elenco completo dei cantieri senza fine e senza scopo rimandiamo all’esauriente narrazione di Furia. Ma qualche previsione o commento su quanto sopra va fatto, quanto meno a futura memoria.
Tranne qualche inevitabile intervento ad esempio sul falso parco del benessere poco o nulla sarà fatto. Gli accordi “politici” intercorsi tra Comune e Regione erano scritti sull’acqua, che ora però ha cambiato verso: centrosinistra (?) a Cosenza e centrodestra in Regione governata da un signore che guarda caso si chiama come l’ex sindaco creatore di una nuova mitica città. Voto 8 alla fantasia e anche all’entusiasmo onirico ma in sé non colpevole. Insomma meglio fare sognare i cittadini che farli addormentare come l’ex sindaco Perugini.

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Il sindaco di Cosenza. Franz Caruso (foto Alfonso Bombini 2021)

Sotto scacco del vecchio Pd

Ma una noticina di attualità e di prossimo futuro non guasta: cosa potranno fare il nuovo sindaco, di questo sfasciume non responsabile, e il suo backstage politico di marca veteropiddina senza soldi, senza progetto ( a parte il legittimo obiettivo di contare contro lo scorrere del tempo e il cambio delle stagioni), senza sicurezza di un futuro politico nelle pur inevitabili elezioni? Precarietà del futuro politico per costoro non significa affatto mancanza di un futuro godibile. Il potere è fatto di sostanza non di forme.

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