Cosenza città in crisi, dove la cultura si confonde con l’effimero

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Se non altro per l’amore che proviamo per la nostra città ci piacerebbe scrivere di “magnifiche sorti e progressive” di Cosenza.
Per farlo dovremmo far rivivere il racconto che l’ex primo cittadino Occhiuto, anche con sincera convinzione, almeno in una prima fase della sua sindacatura, ha fatto circolare dentro e fuori “le mura” della città, con maestria, con una buona dose di imbonimenti, con luminarie e concerti di fine anno. Cioè con le usuali offerte che soddisfano i palati e spesso offuscano le menti.

Non è solo colpa dell’ex sindaco

Non possiamo mentire a chi ci legge perché crede al nostro impegno di non contrabbandare false notizie e suggestioni, di non scrivere o omettere nulla per pregiudizio e per pigrizia.
Cosenza è una città in profonda crisi, i cui segni si sarebbero potuti cogliere da tempo se non ci fosse stato il partito degli slogan bugiardi e fuorvianti che a lungo l’ha fatta da padrone. Di questo grosso gruppo di cantori e laudatores non si può dare colpa solo all’ ex sindaco, che – ripeto – almeno per un lasso di tempo non breve ha confuso anche in buona fede l’immaginifico con il reale, ha pudicamente messo in sordina i problemi sociali: povertà, emarginazione, fuga dalla città.

La crisi più grave è quella della cultura

La responsabilità si espande oltre il perimetro della politica comunale e investe larghe fette della società civile, quella più acculturata e più vicina alle lusinghe dei “poteri”. Ne risponderanno? È altamente improbabile perché con le giravolte e i voltagabbana si ha in genere un’incredibile comprensione.
Ma la crisi più grave e la più nociva per Cosenza ha il profilo della cultura, la crisi culturale uccide le comunità, le svilisce, le omologa al peggio.
Una precisazione che anche il nostro Eugenio Furia richiama scrivendo “una lettera virtuale“ ad un assessore alla Cultura parimenti virtuale perché non presente fisicamente nella  Giunta del neo sindaco Franz Caruso

La parola cultura è molte cose: certo la dimestichezza con libri e giornali, la frequentazione di teatri e sale da concerto, musei ma anche luoghi e occasioni di confronto di idee e visoni del mondo nel nostro tempo, anche e soprattutto opportunità di andare oltre il banale e il luogo comune che in genere occupa i frequentatori di isole pedonali, bar e ristoranti. A Cosenza come altrove.

Teatri chiusi e biblioteche in apnea

Cosenza non ha oggi quasi nulla di ciò che alimenta la cultura: teatri chiusi, il Rendano con un cartellone non proprio esaltante, Biblioteca civica in apnea, associazionismo di buona e talora ammirevole volontà ma ai margini della comunità.
La cultura cosi intesa non è problema per pochi ma per tutta la città. L’assenza dell’assessore competente – in Comune e in Regione – è un segno quasi simbolico. Come altro segno forse più incisivo sono previsioni di bilancio 2022 che alla voce cultura vedono attribuiti fondi per € 0,00 a Cosenza.

E l’Unical, che ruolo ha?

Come se ne esce? Non in tempi brevi. Con un nuovo attivismo delle istituzioni locali, con un contributo dell’Unical finora del tutto mancante o insufficiente, come in quasi tutto ciò che ne definisce la Terza missione – rapporti proficui con il territorio- di cui abbiamo parlato riportando un’ intervista con l’ ex rettore di Reggio Bianchi letta da diverse migliaia di lettori e rimasta senza commento o replica. Se ne esce con l’impegno dei cittadini che pretendano spazi e occasioni per la cultura e la buona socialità. Pretendendo (e collaborando a tal fine) di formare e formarsi come cittadinanza attiva. Pretendendo una vera e limpida offerta culturale. In attesa che questo risveglio culturale si realizzi, ho una sola richiesta: lasciamo perdere il richiamo all’Atene delle Calabrie, almeno per rispetto a Pericle e compagnia cantando.

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