Capitale civico, il grande deficit della Calabria maleducata

Insofferenza alle regole, scarsa cura dei beni comuni: il divario da colmare rispetto alle altre regioni passa anche da un comportamento migliore di noi cittadini. Perché non c'è solo la legalità tra le priorità su cui intervenire

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C’è un ritardo in Calabria di cui nessuno parla e che sembra interessare poco tutti gli analisti e gli esperti di sviluppo. Parliamo del capitale civico.
Un insieme di regole e comportamenti virtuosi, di prassi sociali non codificate, di rispetto implicito dell’altro qualsiasi esso sia, di eleganza sociale legata alla convivenza urbana e rurale. Qualcosa di diverso e, forse, di più importante della semplice e “banale” legalità. Sono regole e prassi che qualificano un territorio e spesso ne marcano la differenza in termini di vantaggio competitivo.

L’educazione che non c’è

La Calabria sembra, nella media, drammaticamente priva di questo capitale che spesso rende il nostro territorio non attrattivo.
La spazzatura non conferita correttamente o lanciata dal finestrino dell’auto, il cameriere sgarbato nella famosa località turistica, il furbetto della fila o del parcheggio, l’arroganza di un medico o di un infermiere al pronto soccorso, i telefoni dei pubblici uffici che suonano a vuoto per ore, le strisce pedonali intese come ostacoli alla pole position di chissà quale Gran Premio… potremmo continuare all’ infinito.

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Rifiuti nel centro storico di Cosenza (foto Alfonso Bombini)

La quotidianità di noi calabresi, ammettiamolo, è caratterizzata da una assoluta mancanza di capitale civico con cui conviviamo quasi rassegnati. Eppure occorrerebbe partire proprio da progetti di rafforzamento di questo specifico capitale per disegnare una nuova stagione o filosofia di interventi. Non ci sono PNRR o POR capaci di incidere concretamente sul territorio se manca questo capitale. Ma in tutti i programmi di sviluppo non vi é traccia di questo enorme problema. A scuola, negli anni 70, si insegnava educazione civica, una sorta di alfabetizzazione giuridica sulla Costituzione della Repubblica italiana. Utile ma non sufficiente.

Altro che legalità, serve il rating di capitale civico

Occorrerebbe premiare i comportamenti virtuosi, usare i social come vetrine educative, puntare su rating di capitale civico negli esercizi commerciali, negli uffici pubblici, nella sanità, nelle prassi urbane.
Non basta un rating di legalità, un certificato antimafia o un DURC a sintetizzare la qualità di un territorio o di un contesto produttivo se, poi, la media dei comportamenti sociali esprime miseria e inciviltà.

Si può e si deve “vascolarizzare” il tessuto regionale di civismo, di intelligenza sociale, di educazione sentimentale verso gli altri.
Credo sia questa la vera innovazione, la prima priorità del territorio regionale. Ridurre il gap di capitale civico che ci separa dalle altre regioni. Non solo più ricche o più sviluppate. Solo tristemente più civili.
Inutile negarlo o autoassolverci: siamo civicamente arretrati.

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