L’indifendibile spot di Muccino

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Sul Quotidiano del Sud Roberta Santelli tenta, per amore comprensibile nei confronti della sorella – la compianta Jole, presidente della Regione Calabria – un’operazione oltre i limiti dell’azzardo.
Ricorda che Jole, volendo valorizzare i frutti della nostra terra, decise da sola di affidare la realizzazione dello spot a Muccino, familiarmente chiamato “la porcata di Muccino” decidendo che il bergamotto protagonista fosse il solo veicolo promozionale della Calabria, che ha qualcosa di meglio e di più prezioso dell’agrume reggino.
Che la presidente decida da sola, sulla base delle sue preferenze, quale dovesse essere il contenuto e il messaggio affidato allo spot è un atto di buona fede e di una sconfortante ingenuità.

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La Calabria in coppola e bretelle targata Muccino

La catastrofe Muccino

Chi s’è occupato di produzioni pubblicitarie sa bene che i fattori da valutare sono numerosi e complessi. Occorre un confronto con professionisti fidati e competenti sulle modalità per costruire un racconto empatico ed efficace. Pensare – come spesso accade – che un regista cinematografico sia capace di fare un altro mestiere (perché la pubblicità è altro dal cinema) è un errore che qualche volta non produce danni ma che nel caso di Muccino s’è risolto in una specie di catastrofe.

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Il regista Gillo Pontecorvo

Chi scrive nella sua vita professionale precedente ha dovuto commissionare diverse campagne televisive per rinnovare l’immagine e il nuovo assetto delle Ferrovie Italiane. Il solo che si è rivelato un fiasco, con una macchina da presa che sballonzolando – a rischio vertigini- riprendeva dalla cabina la corsa sui binari fu quello realizzato da Gillo Pontecorvo, regista di film come La Battaglia di Algeri.
Fu un errore, che mai più si ripeté, come mai più accettai l’imposizione di un Consiglio di Amministrazione presieduto da Ligato, che al suo debutto si muoveva con l’arroganza e la violenza verbale di Gengis Khan.

Jole Santelli ha sbagliato regista

Jole Santelli, mi spiace doverlo dire perché come molti ho un buon ricordo di lei, ha sbagliato nel metodo da politico “solo al comando”. Salvo smentita, ha sbagliato regista, ha banalizzato con il suo amore sincero l’immagine della Calabria, ridotta al bergamotto, ad asini, a uomini con la coppola, tutto in un racconto mielato e stucchevole oltreché mal recitato.

Va detto che Jole non è stata la sola a sbagliare, perché altri spot, ad esempio quello dei Bronzi di Riace che s’azzuffano come due energumeni avvinazzati, hanno fatto danni.
Escludendo Jole Santelli, esiste la pratica diffusa in cui la scelta di affidare l’incarico è inquinata dal solito interesse personale, cosiddetto politico. La scelta di Pontecorvo fu condivisa da tutti i vertici ferroviari ma sotto la “spintanea” regia di un consigliere comunista.

La Calabria di Muccino a peso d’oro

Da ultimo, una considerazione sui costi dell’operazione Muccino. In questo caso sono soldi buttati al vento: complessivamente (non solo il compenso per la realizzazione del corto) circa 1.900.000,00 euro. Non voglio pensare male, ma chi ha firmato il contratto di fatto “secretato” – a nulla sono valse le mie richieste di accesso agli atti (viva la legge e la democrazia in versione calabra)- ha mai fatto valutare la congruità dell’importo? Avrei voluto andare a fondo ma gli strumenti a disposizione spesso conducono a fantasyland.
E alla mia età la fantasia sfrenata coincide con l’imbecillità.

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