Abbiamo barattato la meraviglia dei luoghi con il nulla

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Agli anziani resta il privilegio della memoria che consente loro di sapere se il passato che hanno conosciuto esca vincitore o sconfitto dal confronto con il presente. A questo esercizio mi applico anch’io, in particolare quando mi capita di tornare in luoghi visitati e vissuti in tempi lontani ricavandone un’immagine persistente di bellezza e serenità. L’impatto con la realtà odierna quasi sempre, però, lacera l’immagine custodita nel tempo e si traduce in delusione, sconcerto, rabbia. Sono i sentimenti comuni a tanti calabresi quando al posto della bellezza custodita con fedeltà trovano scempio, brutture, natura violata e involgarita.

Il baratto dei calabresi

In altra parte del giornale il nostro Paletta racconta lo sconcio che ha ferito tanta parte delle nostre coste, nel cosentino in particolare. Si sofferma su Amantea che ha barattato, come tanti altri paesi, la bellezza del mare da cui emerge come segno identitario lo scoglio di Coreca con un’accozzaglia di centri commerciali, edifici tirati su alla bell’e meglio, senza grazia e senza gusto, ripetendo stilemi arabeggianti che anziché preservare il senso del luogo, il genius loci, presumono di arricchirlo con un tocco di esotico farlocco.

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Lo scoglio di Coreca

Un delitto contro la natura

Dio ha dato un patrimonio prezioso di bellezza e varietà alla Calabria. Ma questa ne ha fatto, soprattutto nelle seconda parte del secolo scorso, un uso scellerato. E ha pure preteso di avere una giustificazione nobile, racchiusa nel binomio sviluppo e lavoro. Non c’è stato né l’uno né l’altro, se non per pochi che hanno capitalizzato il “sogno” di molti di avere la casetta sulla spiaggia, a ridosso del mare. E pazienza se anche a ridosso della ferrovia che ti tiene sveglio buona parte della notte. Questo “sogno”, peraltro compresso in poche settimane agostane, per tanti è invece un delitto contro la natura, il valore di borghi non avvezzi a musica a palla e botteghe di cianfrusaglie, contro l’identità profonda della nostra terra.

Il vero crimine

Naturalmente, come in ogni delitto c’è un colpevole: palazzinari di scarto, amministratori incolti e talora corrotti, politici imbonitori, cittadini allucinati dalla promessa di un lavoro e un benessere che mancava e manca. Ma questa è una replica in chiave ridotta del triste spettacolo rappresentato a Taranto, Crotone, Saline, Piombino e un po’ ovunque in Italia. Qui il vero crimine è stato quello di precludere, salvo poche eccezioni, alla Calabria la possibilità di costruire un’offerta turistica di qualità, rispettosa della bellezza e purezza della natura, resa ancora più attrattiva dalla naturale attitudine dei calabresi e dei meridionali all’accoglienza dei “forestieri”.

Il paradiso può attendere

Una risorsa la si utilizza al meglio per preservarla e farla durare nel tempo, non la si brucia irreversibilmente. Lo scoglio di Coreca, per tornare al punto iniziale, lo si preserva, lo si lascia alla vista e al ricordo ammirato delle persone, come fosse cosa sacra.
Si è preferito camuffarlo dietro un’orrenda muraglia di cemento.
Alla bellezza ci si penserà un’altra volta.

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