Calabria, a chi non piace un giornale libero?

Condividi

Recenti

Nella vita di un giornale ricevere un invito a partecipare ad una mediazione che può essere solo l’anticamera della querela da parte di chi sente diffamato non è evento eccezionale. Non è piacevole ma cosi è.
Nella Pec che abbiamo ricevuto si legge testualmente che «Il valore indicativo della controversia, individuato ai soli fini della determinazione delle indennità dovute all’organismo di mediazione, è pari a 2.000.000 (due milioni)»

Il “corpo del presunto reato” è costituito dall’ articolo titolato Natale senza lavoro, il pacco dei Greco pronto per 51 dipendenti. E i nostri lettori potranno giudicare: il loro giudizio non ha effetti sull’esito dell’eventuale pronunciamento del giudice, ma esprime l’opinione libera e comunque rispettabile di cittadini ai quali ancora non è inibito l’uso del cervello e della parola.
Poiché noi siamo fedeli all’impegno assunto – che trovate nel profilo de ICalabresi– di non farci condizionare da pregiudizi di tipo politico o ideologico non avendo vincoli di alcun genere se non nei riguardi dei lettori, pensiamo di poterci sottoporre ad ogni giudizio, anche severo, rischiando al massimo di essere rimproverati per qualche errore.

Lo spazio alle ragioni di ognuno

L’articolo “incriminato” – come sanno gli addetti ai lavori, ma non solo – si misura in numero di battute, un modo semplice per non abbandonarsi a bulimiche verbosità. Ebbene, l’articolo firmato dal nostro Claudio Dionesalvi è composto da più o meno 7150 battute. Di queste, oltre 2400 sono riservate alle posizioni manifestate in più occasioni dal Gruppo imprenditoriale. Altre 1300 battute riportano parti di documenti del sindacato ed altre estratte da una lettera sottoscritta dai lavoratori. In percentuale, alle motivazioni della parte imprenditoriale del possibile licenziamento di 51 lavoratori è stato dato poco più del 33% dello spazio. Per semplificare, quasi il doppio di quello riservato ai lavoratori e ai sindacati.

Ora vorrei spendere qualche considerazione che non ha specifico ed esclusivo riferimento al caso da cui abbiamo preso le mosse.
Se dovessi definire un’iniziativa analoga a quella odierna, anche recuperando qualche nozione di dritto che ho appreso in una breve pratica forense, non la chiamerei né minacciosa, come è il caso di avvertimenti di vario genere, né infondata, perché questo è compito del Giudice.

Diritto di cronaca e libertà di stampa

La chiamerei bizzarra, come è bizzarro tutto ciò che tradisce la consuetudine, modelli culturali ed etici prevalenti. In, sintesi il semplice buon senso. Nel caso di specie – uso il linguaggio avvocatesco – valori come consuetudine, cultura ed etica, buon senso, se ignorati e stravolti nel loro significato, realizzano un vulnus ad un altro valore di rango costituzionale che è il diritto di cronaca e la stessa libertà dell’informazione, con il solo limite del rispetto della legge, che non può essere affidato però alla soggettiva interpretazione di ciascuno.

Non chinare la testa

Per noi non è una sorpresa. Non ci fa piacere, certo, ma ci convince che abbiamo fatto bene a far nascere ICalabresi, che rivendica la sua volontà d’essere giornale di inchiesta e non di veline o assimilati. Il favore crescente per la nostra testata ci conforta, ci rende più forti, ci preserva dalle intimidazioni da qualsiasi parte provengano.

L’episodio singolo esce di scena ma, sempre pescando dal nostro profilo, cito le parole scritte dieci anni or sono da un giornalista calabrese obbligato a lasciare la sua terra:
la Calabria è terra che «destina a chi non vuole chinare la testa, sofferenza, isolamento e tanto, tanto dolore». Noi, più ottimisticamente, confidiamo invece nelle molte persone – immaginiamo siano la maggioranza – che si ispirano ad un modello di cittadinanza attiva, libera, generosa con la comunità di appartenenza.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi in anteprima sul tuo cellulare le nostre inchieste esclusive.