Daniele Lavia, il campione scoperto dal prof cosentino

Il racconto di Giacomo Bozzo, il tecnico che la medaglia d'oro agli Europei di pallavolo considera l’allenatore più importante della sua carriera

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Se Daniele Lavia oggi è uno degli atleti di punta della nazionale italiana di volley, gran parte del merito è di Giacomo Bozzo, uno dei suoi primi allenatori. No, non siamo noi a dirlo, ma lo stesso schiacciatore rossanese, protagonista assoluto del titolo europeo portato a casa domenica scorsa dalla squadra di Ferdinando (detto Fefè) De Giorgi dopo la finale contro la Slovenia.

Giacomo Bozzo è originario di Donnici, contrada di Cosenza, ma vive a Vicenza, città nella quale oltre a portare avanti la sua passione per lo sport (dopo aver fatto salire in A3 la Volley Castellana di Monteggio Maggiore, oggi di quella stessa squadra è direttore tecnico e allenatore dell’Under 17), insegna matematica e fisica al Liceo Scientifico “Quadri”. Tutto questo dopo aver lavorato come ricercatore all’Università di Verona.

Insomma, una sorta di docente prestato alla pallavolo, o viceversa. Prima di arrivare in Veneto, però, ha vissuto a lungo nella sua Calabria. Una breve carriera da giocatore (pare fosse un discreto alzatore) nella Pallavolo Cosenza e nella compagine del suo paese, fino alla decisione, già nel 1998, a soli 22 anni, di iniziare la carriera di allenatore, partendo dall’Under 17 della Volley Donnici per raggiungere in breve tempo le categorie più importanti. Sempre alternando libri (titoli di studio e dottorati) e palazzetto con lo stesso impegno.

«Tutto questo – ci dice – alla lunga ha pagato. Nel mio percorso sportivo, ho incontrato persone che hanno creduto in me e che mi hanno chiesto di occuparmi della selezione provinciale, per poi passare a quella regionale. Da lì ho maturato una serie di esperienze che mi hanno portato, due anni fa, a far parte dello staff tecnico della nazionale Under 19 campione del mondo».

Senza dimenticare la parentesi Rossano, giunta un po’ per caso…

«Era il 2010 – spiega Bozzo – ed eravamo lì con la selezione regionale per il Trofeo delle Regioni dove abbiamo raggiunto il miglior risultato di sempre per la Calabria. In quel gruppo, classe ‘94, c’era già un Lavia, ma non Daniele, bensì il fratello Antonio, anche lui un grandissimo giocatore, per tanto tempo nel giro della nazionale. Alla fine del torneo i dirigenti della Pallavolo Rossano, con in testa Pino Campana, mi chiesero se mi andava di iniziare un nuovo percorso con loro. Io accettai, anche perché da quelle parti c’è da sempre una grossa tradizione pallavolistica».

È in quel momento che nella sua vita entra Daniele Lavia?

«Sì, Daniele nel 2010 aveva 11 anni e io per quasi quattro anni l’ho allenato seguendo passo dopo passo i suoi incredibili progressi. Non dimenticherò mai la prima riunione tecnica. Avevo appena conosciuto il gruppo e parlando subito di Daniele con i componenti del mio staff Luigi Zangaro e Antonio Godino ho detto loro che avevamo in casa un talento più unico che raro e se non fossimo riusciti a farlo arrivare in nazionale, avremmo dovuto tutti strappare il tesserino di allenatore. L’unico nostro compito era quello di non fare danni, al resto ci avrebbe pensato Daniele. E infatti così è stato».

Insomma, una scommessa vinta…

«Certo, anche se ammetto che in quel momento pensavo più che altro all’obiettivo delle nazionali juniores. Soltanto qualche anno dopo ho capito che quel ragazzo avrebbe potuto raggiungere risultati ancora più grandi. Ha fatto due ottimi anni a Corigliano, ma probabilmente è stato il passaggio alla Materdomini Volley di Castellana Grotte a farlo maturare ulteriormente. Perché quando alleni un atleta del genere in Calabria, il problema è sempre lo stesso: non bastano le tue capacità per far emergere tutto il talento che possiede, ma è determinante anche il contesto in cui lo fai lavorare. Purtroppo, da questo punto di vista, pur facendo tanti sforzi, la nostra terra qualche limite strutturale e di competitività a livello giovanile lo ha. Ora che ci penso, mi viene in mente un altro aneddoto su Daniele».

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Daniele Lavia mostra il premio di miglior giocatore Under 15 dopo le finali regionali di volley

Quale?

«Credo fosse il 2015, lui era appena passato al Corigliano Volley, mentre io ero da poco rientrato da un viaggio in Spagna. Non lo vedevo da tempo e mi disse, senza dare troppo importanza alla cosa, che era stato convocato con una nazionale Under 17 per un torneo internazionale che si sarebbe svolto a Cinquefrondi. Lo andai a vedere, senza aspettarmi chissà che cosa. Quella è stata la prima volta che l’ho visto con addosso la maglia dell’Italia e mi è venuta la pelle d’oca. Ma l’emozione più grande è stato scoprire che lui, di quella formazione, non era un semplice giocatore. Era il capitano e il leader assoluto. In quel contesto nessuno era più forte di lui. Ammetto di essermi commosso. Lì ho realizzato definitivamente che era andato oltre le mie più rosee aspettative e che la cosa ci era sfuggita un po’ di mano, in positivo naturalmente. Quando un atleta calabrese raggiunge vette così alte, tendiamo quasi a non crederci, per i motivi che ho spiegato prima».

Da quel 2015 la sua carriera in nazionale è stata inarrestabile…

«Non ne è uscito più e io ho seguito tutto il suo percorso da lontano. Al mondiale juniores del 2019 è stato premiato come migliore schiacciatore della competizione. Un piccolo grande campione».

 

Pochi giorni dopo la vittoria con l’Italia agli Europei, Daniele ha dichiarato che lei è stato l’allenatore più significativo della sua carriera…

«Un pazzo (ride, ndr). Sicuramente è stata una bella soddisfazione, ma io quello che dico sempre a Daniele, e non lo faccio per falsa modestia, è che il campione è lui. Io ho avuto la fortuna di allenare tanti giocatori bravi e di farli emergere per quanto era possibile, ma il talento di Daniele è evidente e non ha eguali. Lo riconosci subito, già da bambino era una forza della natura. Ancora oggi, durante i corsi di aggiornamento per allenatori a cui partecipo, utilizzo dei video di dieci anni fa con Daniele in azione e già lì ti rendi conto di quanto fosse forte, elegante, bello da vedere. Un paio di giorni fa gli ho scritto questo in un messaggio: tu sei il talento, io ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto. Sì, è vero, avevo vinto tanto a livello giovanile fino a quel momento, ma giocatori come Daniele Lavia ti capitano una sola volta nella vita. Se ti va bene».

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Daniele Lavia – primo da destra e già il più alto della sua squadra – alle finali provinciali Under 14

Qual è la dote migliore del Daniele atleta?

«Daniele è forte soprattutto mentalmente. È un campione dentro, nonostante la giovane età. Non molla mai, è costante e severo negli allenamenti e si carica la squadra sulle spalle, senza paura delle responsabilità. È abituato fin da piccolo ad essere determinante nei momenti decisivi. Ricordo che gli dicevo sempre che spettava a lui colmare le lacune dei suoi compagni di squadra. Poi, se dobbiamo entrare ancora di più nello specifico, dico che oltre a essere un formidabile schiacciatore, ma questo lo sanno tutti, è anche un grandissimo ricettore. Lui e Michieletto sono straordinari sia in attacco che in ricezione, difficilmente se ne trovano così in giro. Nella pallavolo moderna avere a disposizione giocatori così completi è una grande opportunità, e hanno ancora ampi margini di miglioramento».

Come lo giudica come persona?

«È un ragazzo per bene. Va comunque detto che il mondo della pallavolo, specie a livello giovanile, è sano, pulito, permette a tutti di crescere al meglio. I giovani hanno a che fare continuamente con persone intelligenti che studiano e dedicano tanto tempo allo sport e all’evoluzione nel tempo degli atleti. Daniele è sempre stato un ragazzo con la testa sulle spalle, bravissimo a scuola, prendeva sempre volti alti, e l’ultimo ad andarsene dal palazzetto quando c’erano gli allenamenti. Un esempio per tutti».

Cosa ha provato dopo l’ultimo punto nella finale dell’Europeo?

«Una gioia indescrivibile. Anche perché Daniele secondo me è stato il protagonista assoluto della partita, in questo Europeo ha fatto un salto di qualità impressionante. Per come la squadra aveva iniziato a giocare, in maniera contratta, penso che senza di lui l’Italia difficilmente sarebbe riuscita a giocarsi la gara fino alla fine con la Slovenia. È stato un punto di riferimento, capace di mandare in difficoltà avversari di grande valore ed esperienza. Ha fatto delle giocate di una difficoltà unica. Anche al servizio, ha tirati fuori alcuni colpi da fuoriclasse. Fare dei punti simili a 21 anni in una finale europea, significa che hai delle doti tecniche da fenomeno assoluto».

E ora, secondo lei, cosa dobbiamo aspettarci?

«Daniele ha nelle corde ancora una crescita mostruosa. Anche la scelta che ha fatto per il futuro mi piace molto. La decisione coraggiosa di lasciare una società fortissima come Modena per passare alla Trentino Volley a mio avviso dimostra quanto lui gestisca in maniera intelligente la sua carriera. Perché sì, da un lato abbandona una corazzata in grado di vincere tutto, ma dall’altro, a Trento, avrà più possibilità di completarsi definitivamente. E poi giocherà insieme a due titolarissimi della nuova Italia come Michieletto e Pinali. Ci sarà da divertirsi».

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