Da Pertini a Bearzot, Vincenzo Grenci e le sue pipe mundial

Le creazioni in legno dell'artigiano di Brognaturo, piccolo centro delle Serre vibonesi, sono autentici gioielli per fumatori. In mezzo secolo di attività ha avuto tra i suoi clienti anche l'ex Presidente della Repubblica e l'allenatore della nazionale campione a Spagna '82

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Le mani toccano il legno, lo girano tra le dita, il pollice passa piano sulle righe e le linee, quasi a decidere cosa farne. Quelle mani sono del maestro Vincenzo Grenci e conoscono la perduta arte della lentezza. Oggi la moda consegna ai fumatori strumenti tecnologici che al pari a uno smartphone hanno bisogno di ricarica, design avveniristico, materiali che li fanno somigliare di più a un accessorio per il pc portatile che a una sigaretta, un sigaro o una pipa.

Brognaturo, piccolo centro delle Serre vibonesi, ha già i tratti dell’inverno, «questa notte abbiamo avuto appena sei gradi». Vincenzo passa le sue giornate nella sua bottega artigiana che odora di legno. Di tanto in tanto Enrico, ara gialloblù, urla richiamando l’attenzione. Non vuole più stare sul suo trespolo e desidera salire sulle spalle del suo proprietario.

Dalla medicina alla stampa su ceramica

«Sono sempre stato legato a questo paese, ma me ne sono andato per studiare medicina a Padova. Mio fratello è diventato medico, ma io non ero interessato allo studio. Mi sono dedicato alla fotografia, che negli anni Settanta era molto redditizia. Col tempo mi sono specializzato nella stampa su ceramica, sono tornato in Calabria proprio aprendone un laboratorio: era il primo in tutto il meridione».

La storia della sua arte comincia lontano, in America. «Prima di me, mio padre, Domenico, aveva iniziato questa attività negli USA negli anni Cinquanta. Aveva fatto la fortuna di una rivendita di pipe perché i passanti erano attratti da lui che faceva questo lavoro, così aveva portato questa attività qui a Brognaturo. E io quando sono tornato mi occupavo in parte delle ceramiche e in parte del laboratorio delle pipe».

Vent’anni di attesa

Grenci racconta quanto tempo occorra prima che una sua creazione sia pronta, lo stesso impiegato da suo padre a metà del secolo scorso. «Oggi non è cambiato nulla di quel lavoro. Scelgo ancora personalmente le radiche di erica, le faccio bollire per ventidue ore in modo da estrarre tutto il tannino, infine le lascio stagionare per almeno vent’anni, mentre l’intaglio e le rifiniture finali sono solo una giornata di lavoro. Vedi queste pipe sulla finestra, intagliandole è emerso qualche difetto, ma non le butto, ormai fanno parte di questo laboratorio».

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Le pipe difettose che Grenci conserva ancora nella sua bottega (foto Tommaso Scicchitano)

Pertini, Lama, Bearzot

La passione per la fotografia però è rimasta. Così come i ricordi di tanti clienti illustri passati dalla sua bottega. «Ma non ho mica smesso di scattare foto. Ne ho anche una con Pertini, c’è anche mio padre, io stesso l’ho scattata; il presidente aveva ricevuto in dono da alcuni senatori calabresi le nostre pipe, le aveva molto apprezzate e quando è venuto a Catanzaro ha chiesto di salutarci. Riconosceva un bouquet di aromi che le nostre pipe sprigionavano tanto da farne un vanto davanti a intervistatori inglesi che gli chiesero un confronto con le loro. Non solo lui amava le nostre pipe, tra i nostri clienti abbiamo avuto Luciano Lama ed Enzo Bearzot». Con orgoglio mostra il video messaggio di un cliente su whatsapp: aveva comprato da lui una pipa da trecento euro, ora non poteva più tornare a quelle ben più famose.

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Sandro Pertini ed Enzo Bearzot confrontano le loro pipe

Un segno di pace

«Chi fuma sigarette non può capire, si fuma lentamente per assaporare e per odorare. Fumare la pipa è come prendersi cura di un sentimento. Devi curare la pipa e lo scopo è rilassarsi, nulla a che fare con il fumare nervoso delle sigarette. È così importante che gli indiani d’America ne fanno un segno di pace: se fumiamo insieme la stessa pipa tra noi c’è armonia».

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Vincenzo Grenci mostra alcune delle sue creazioni (foto Tommaso Scicchitano)

Di padre in figlia

Ha qualche suggerimento per un giovane che vuole fare l’artigiano in Calabria?
«Di lasciar perdere, è il periodo sbagliato. La situazione economica causata dalla pandemia è molto limitante, senza parlare di cosa comporti oggi aprire una partita Iva».
A chi lascerà la sua bottega se ancora oggi raccoglie le radici che verranno intagliate fra vent’anni?
«Mia figlia studia economia e commercio, conosce tutte le fasi della lavorazione e saprà coniugare le abilità artigiane con quello che ha studiato».
Quindi un suggerimento c’è: restare innestati nella tradizione e volare sulle ali dell’innovazione.

Tommaso Scicchitano

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