In Calabria arrivano i taser, ma è una buona notizia o no?

Reggio, Lamezia, Crotone, Locri, Catanzaro, Rende, Melito e Cosenza. Sono alcune delle città in cui le forze dell'ordine hanno a disposizione la pistola ad impulsi elettrici. Un’arma reputata non letale, ma non priva di rischi

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Nella fondina di poliziotti, carabinieri e finanzieri calabresi potreste notare qualcosa di diverso. Un’arma in più: delle grosse pistole gialle, che possono sparare due elettrodi collocati su dei piccoli dardi. Al momento dell’impatto, i muscoli del soggetto colpito si contraggono, impedendone i movimenti per qualche secondo.

Dal 6 giugno, il taser è a disposizione – in un numero limitato – delle forze dell’ordine di Gioia Tauro, Tropea, Cirò Marina, Soverato, Roccella Ionica, Paola e Sellia Marina.
Non sono i primi agenti ad averlo. Già dal 23 maggio, i taser sono entrati a far parte dell’equipaggiamento dei loro colleghi di Catanzaro, Cosenza e Locri. E dal 31 maggio, il governo ha autorizzato la sua distribuzione alle forze di polizia di Crotone, Corigliano-Rossano, Vibo Valentia, Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo e Rende.

Queste pistole vengono viste soprattutto come un buon deterrente verso i violenti: secondo i sostenitori e le aziende che le producono, contribuiscono ad aumentare la sicurezza degli agenti e dei civili.
Tra entusiasmi e sbrodolamenti, quello che manca è un dibattito serio ed informato sulla questione. I taser sono armi non letali, ma non sono esenti da rischi per l’incolumità delle persone che subiscono la scossa.

Le prove balistiche finite male

Le pistole ad impulsi elettrici sono comunemente note come taser a causa del principale player sul mercato.
La Taser International è stata l’azienda più nota per la produzione di queste armi. Esiste ancora, ma ha cambiato nome in Axon nel 2017. Ed è proprio lei a fornire l’arma agli agenti italiani.
La sperimentazione del taser a livello nazionale ha avuto una storia complicata. Se n’è parlato per la prima volta nel 2014, con Angelino Alfano come ministro dell’Interno e Matteo Renzi Presidente del Consiglio. Con la conversione in legge del decreto Stadi, venne autorizzata la prima sperimentazione.

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L’allora ministro Salvini al centro nazionale di specializzazione e perfezionamento al tiro VIII Reparto Mobile

Ma è nel 2018, con Salvini al Viminale, che l’iter è partito per davvero. L’acquisto dei taser era stato inserito persino nel contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, per la formazione del Conte I. A luglio di quell’anno, 30 taser sono stati distribuiti alle forze dell’ordine di 11 città, per iniziare la sperimentazione.

Il 21 luglio 2020 arriva il primo stop. Le prove balistiche non sono andate bene. I dardi non avrebbero avuto la giusta precisione, e tendevano a staccarsi dal cavo elettrico. Problematiche che mettevano a repentaglio l’incolumità dei civili e degli agenti.
Ai tempi, il dipartimento della polizia di Stato aveva spiegato in una nota che «sono state riscontrate delle criticità relative alla fuoriuscita dei dardi, che hanno dato risultanze non conformi alle previsioni del Capitolato tecnico». Una circolare del ministero ordina il ritiro dei dispositivi già dati agli agenti. Axon aveva protestato molto, ritenendo le sue armi conformi alle specifiche tecniche del bando di gara.

Il 23 febbraio 2021, l’ex Taser International viene esclusa da un nuovo bando. Oltre ai già noti problemi tecnici, emersero nuove criticità, secondo quanto riportato da L’Espresso: dalle fondine sbagliate, alla mancanza di istruzioni in italiano.
Il giorno dopo è il Viminale a sbloccare la situazione. Invece di istituire un nuovo bando, si sceglie una procedura negoziata: sarà l’offerta economica più vantaggiosa ad essere decisiva. Partecipano le tre aziende che hanno partecipato ai bandi precedenti, ma è di nuovo Axon ad avere la meglio.

 

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Una schermata del sito della Axon

Il taser è uno strumento sicuro?

Il mese dopo arriva l’acquisto di 4.482 pistole TX2 della Axon per la sperimentazione in 14 città metropolitane. Tra queste c’è Reggio Calabria, il primo centro calabrese in cui Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno i taser in dotazione.
A parte il Silp, che ha denunciato la troppa fretta nell’implementare i taser, la maggior parte dei sindacati di polizia hanno espresso la loro soddisfazione.

In Calabria, Gianfranco Morabito, segretario provinciale del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia (Siulp) a Catanzaro, ha accolto favorevolmente la cosa: «L’utilizzo e la distribuzione di tale dispositivo eviterà il rischio del contatto diretto con l’antagonista fuori controllo, inibendone la furia aggressiva e dando il tempo necessario a contenerlo». Sulla stessa falsariga la reazione di Sergio Riga, segretario provinciale del Sap di Catanzaro.

La destra canta vittoria

Sia a livello locale che nazionale, è stata soprattutto la destra a cantare vittoria. Domenico Furgiuele, deputato calabrese della Lega, lo ha definito «uno strumento di non violenza che ha dato ottimi risultati».
Come ha spiegato il sottosegretario Molteni, «l’utilizzo operativo del taser è stato avviato lo scorso 14 marzo e sta seguendo un cronoprogramma serrato», compreso della formazione degli agenti.

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Molteni e Salvini

L’intenzione è quella di estendere la dotazione a tutti i reparti delle forze dell’ordine «uno strumento indispensabile per tutelare l’incolumità e la sicurezza degli operatori delle forze di polizia, un’arma di difesa e non di offesa, di sicurezza e non di violenza, un deterrente straordinario per i nostri agenti di polizia».
Quello che non emerge spesso nel dibattito è quanto il taser sia rischioso per chi lo subisce. Nonostante i proclami sulla sicurezza, “non letale” non significa priva di rischi.

Eccessi di violenza

Nel 2007, una commissione dell’ONU li aveva equiparati a strumenti di tortura, che violano la Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite. Un modello diverso da quello attualmente in dotazione in Italia.
Negli anni, sono molte le voci che si sono alzate contro queste armi, dalle associazioni, ai centri di ricerca, fino alle redazioni di alcuni giornali, che con il loro lavoro hanno documentato i dubbi, gli incidenti, le morti sospette.

Uno degli aspetti messo più in risalto dagli attivisti è che la pistola ad impulsi elettrici renderebbe le forze dell’ordine più propense ad utilizzarla quando non ce ne sarebbe il bisogno. «Proprio per la sua minore letalità può essere usata con eccesso di disinvoltura», spiegava ad Huffpost Riccardo Noury, portavoce italiano di Amnesty International.

Quella disinvoltura che ha spinto Alex Galizzi, consigliere leghista della Regione Lombardia, a provarlo su sé stesso.
Nel video, Galizzi dice convinto: «Non è un’arma». Ma non è vero. Per la legislazione italiana, infatti, è un’arma propria, soggetta alla regolamentazione sulle armi. Questo vuol dire che solo chi ha un porto d’armi può acquistarla, e non può essere portata in giro per strada.

Tutto quello che non sappiamo sui taser

È difficile dire che si è fatto tutto con la massima sicurezza possibile, come fa il sottosegretario Molteni, quando non esistono nemmeno studi scientifici e clinici sui pericoli delle scosse elettriche dei taser sulle persone.
Come ha evidenziato uno studio portato avanti dal Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università della Sapienza, a Roma, è stata la stessa Axon a commissionare più della metà delle ricerche. Un enorme problema di conflitto di interesse.

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La Sapienza di Roma

Sappiamo però che ci sono dei rischi. Le scariche del taser possono causare aritmia cardiaca a delle persone sane.
Anche in questo caso, però, sono i soggetti più fragili ad avere la peggio, e ad essere più esposti a rischio di arresto cardiaco e di una possibile morte improvvisa.
In particolare, a rischiare di più sarebbero i cardiopatici, le persone che fanno uso di droghe, o chi si sottopone a sforzi fisici prolungati (ad esempio, come chi scappa da un inseguimento della polizia). Inoltre, i pacemaker rischiano di subire delle interferenze.

Arma letale

Infine, la mortalità. Nel 2019, un’inchiesta di Reuters aveva svelato un dato allarmante: 1081 americani sarebbero morti tra il 1983 al 2018 a causa delle scariche dei taser della polizia. La maggior parte sono morti nei primi anni 2000. A subire le conseguenze sono state soprattutto le comunità afroamericane.

Uno studio del Criminal Justice Service della Standford University era arrivato alla conclusione che la maggior parte della popolazione non poteva essere soggetta alle scariche del Taser. L’arma può essere usata in sicurezza solo «su individui in salute che non sono sotto l’effetto di droga e alcol, non sono in stato di gravidanza e non soffrono di disturbi mentali, a patto che il soggetto riceva una scossa standard della durata di cinque secondi su una delle aree del corpo approvate».
Condizioni che un agente non può di certo garantire in situazioni di emergenza.

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