Incompiute di Cosenza, dieci tappe nella città in sospeso

Abbandono e degrado per colpa di burocrazia e provvedimenti giudiziari. Ma anche incuria, ritardi e negligenze. Brutture e “non finito” (che spesso è “non iniziato”: solo annunciato). Opere pubbliche inaugurate e ancora chiuse. Breve viaggio nel capoluogo che non c'è

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Il pubblico arranca, il privato avanza. Da un lato cantieri che si trascinano da anni, dall’altro micro e macro colate di cemento che coprono fazzoletti anche minuscoli in centro città: è il caso della palazzina incastonata sul lato nord di piazza Bilotti o della mega-struttura sanitaria per ora segnalata solo dalla maxi-gru visibile tra via Alimena e l’isola pedonale all’incrocio di via Miceli.

La struttura sanitaria privata che sta nascendo nel cuore di Cosenza

Cosenza e le incompiute: il non finito bruzio

Nel frattempo, di alcune incompiute non resta neanche la prima pietra, ma solo gli annunci a mezzo stampa: ricordate l’Ecovillaggio? Avrebbe dovuto trasformare il campo rom in una sorta di cittadella campanelliana. Un milione di euro (da fondi Pisu) destinato al “villaggio creativo” nell’ex mercato ortofrutticolo di Vaglio Lise («spazi e strutture attrezzate per favorire la nascita di un mercatino per la vendita di prodotti realizzati dai rom e per fornire occasioni di socializzazione, incontro e valorizzazione della loro cultura» si leggeva nelle cronache del 2011, anno 1 dell’EO, l’Era Occhiuto), con il vicino campo sosta e i box già in uso ai grossisti da convertire in alloggi da 40 metri quadri «con zona living, due camere da letto, bagno», ambienti «all’esterno colorati e con temi diversi per caratterizzarli» e la luce che «arriverà anche dall’alto». Wow.

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Ombre di tutte le età si intrattengono tra tetti in eternit e box colorati nel Villaggio Rom progettato dal Comune

Fanta-urbanistica. Undici anni dopo, nella città sospesa dove l’unica opera sbloccata – ammesso che di opera si possa parlare – è il tratto di via Roma riaperto al traffico tra le due scuole, il “non finito” bruzio parla di promesse, polemiche e fallimenti. Piccola ricognizione.

1. Viale Mancini

La madre di tutte le incompiute. In principio – dopo i tagli del nastro del sindaco eponimo – fu la voragine che si spalancò il 1° aprile 2005. E non era uno scherzo, anzi poteva scapparci il morto. Ne seguì un’inchiesta giudiziaria, poi il rifacimento e la riapertura, il tira e molla politico tra livelli istituzionali (Comune-Regione-Ue) sulla nuova destinazione d’uso con tanto di derby tra i due Mario O. (Occhiuto e Oliverio), la riduzione della carreggiata a favore di pista ciclabile durante il primo lockdown e l’ennesimo cantiere aperto – quasi per ripicca – a poche settimane dal voto che avrebbe incoronato Franz Caruso sindaco.

Il tutto mentre continua ad aggirarsi lo spettro della metro leggera, argomento per tutte le stagioni elettorali come il nuovo ospedale, la corte d’appello e lo svincolo autostradale a Sud; e la nuova giunta annuncia come imminente – un po’ come la campagna di rifacimento del manto stradale che stiamo ancora aspettando – la ripresa dei lavori del parco del benessere intanto intitolato a Jole Santelli.

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Il cantiere della metropolitana leggera su viale Mancini a Cosenza (foto Camillo Giuliani) – I Calabresi

Livelli toponomastici che si stratificano, proprio come i rifiuti nelle aree transennate, rischi che pedoni e bikers corrono proprio per via dei pali arrugginiti che puntellano le reti di plastica arancione, cestini praticamente assenti e un senso di sospensione riassumibile nei semafori che lampeggiano da 5 anni nonostante le auto arrivino dal senso opposto. Soprattutto: il traffico già congestionato dal dimezzamento della carreggiata è aumentato dopo la riduzione a una sola corsia. Mentre la bretella che costeggia via Popilia resta un miraggio.

2. La bretella che non c’è

Ad osservare il rendering del Parco Urbano, che prevede la chiusura totale e definitiva del tratto di viale Mancini che va dai Due Fiumi alla sopraelevata, appare chiaro che si renderà vitale, più che consigliata, la bretella che correrà a est, parallela a via Popilia (da via Giovanbattista Lupia alla rotatoria del ponte di Calatrava), una volta venuta meno la principale via di accesso al centro città.
Era il 2018 quando il Comitato Cs Viabilità Sicura raccolse migliaia di firme per sollecitare i lavori. Da allora solo annunci. E, ancora di più, imprecazioni degli automobilisti impelagati nel traffico, con disagi – anche filmati e rilanciati sui social – di ambulanze in file impossibili da “stappare”.

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Il paradosso di via Buffone (foto Alfonso Bombini) – I Calabresi

Nell’Accordo di Programma tra la Regione Calabria e il Comune di Cosenza fu prevista la realizzazione della viabilità alternativa (più un’ovovia nel centro storico). Ma la realtà parla di una discarica, sottoposta anche a sequestro. E di situazioni kafkiane come alcune traverse pronte, con tanto di segnaletica, ma inutilizzabili (vedi via Pierino Buffone): conducono a una strada che non c’è! Nel frattempo l’erba si fa largo sull’asfalto nuovo e già invecchiato.

3. Piazza Bilotti

Non è una installazione-impacchettamento alla Christo, eppure anche di arte si tratta visto che i Filosofi guerrieri di Giuseppe Gallo – dopo la vetrina nazionale della copertina de La Lettura del Corriere della Sera – sono costretti all’interno di un recinto di transenne. In origine si fantasticò di un intervento legato anche alla riqualificazione di piazza Autolinee (un futuribile sottopassaggio pedonale avrebbe dovuto portare all’autostazione…) e l’allora sindaco Mario Occhiuto rivelò di propendere per un tappeto verde piuttosto che per l’ammasso di laterizi attualmente visibile: le cose sono infatti andate diversamente.

Sculture e transenne a piazza Bilotti (foto Alfonso Bombini) – I Calabresi

Passati dieci anni, la vicenda giudiziaria del sequestro per motivi di sicurezza, dopo l’inchiesta che ha coinvolto la ditta esecutrice dei lavori e gli strascichi anche politici incombenti sulle due giunte Occhiuto, riduce la piazza più grande della città a non-luogo, o meglio luogo a metà: struttura dimezzata anche sotto il livello stradale, tra un Museo Multimediale chiuso e il McDonald’s e il parcheggio riaperti. Anche in questo caso, una bella sintesi per chi s’interroga sui motivi della prevalenza del privato sul pubblico.

4. La piscina fantasma

Doveva essere il progetto di punta del fu Parco fluviale poi ribattezzato con grandeur parigina Lungofiume boulevard – eventificio per due consiliature poi riconvertito a luogo di land art – infine Parco acquatico, quasi una risposta del capoluogo all’opera rendese. Invece sulla piscina coperta da 25 x 12,5 metri – inaugurata nella primavera 2011 e mai entrata in funzione – a inizio 2021 è stata anche aperta un’inchiesta dalla Procura di Cosenza: sei indagati tra tecnici comunali e rappresentanti della ditta appaltatrice (con la quale, nel 2017, Palazzo dei Bruzi ha rescisso il contratto stipulato 8 anni prima), ipotizzati i reati di truffa, falso e frode nelle pubbliche forniture.

Per la struttura sportiva negata a una città che ne avrebbe bisogno una sorte più nebulosa dei Bocs Art, musealizzati nel complesso monumentale di San Domenico: come per il Mab, grande battage mediatico e innegabile seguito anche per queste strutture poste lungo l’agonizzante parco fluviale del Crati. Poi il nulla.

5. Cupole geodetiche

Il fantomatico quartiere fieristico è un altro tormentone, anzi manco quello. È uscito dai radar della politica da tempo. Le cupole geodetiche di viale Magna Grecia, sempre rileggendo il libro dei sogni del neosindaco Occhiuto 2011, rientravano nel progetto più complessivo della “porta dello sport e dell’expo” (il 2015 e le fascinazioni di Milano erano dietro l’angolo). L’idea era di eliminare le cupole per sostituirle con un unico spazio espositivo, «una struttura ovoidale, piuttosto avveniristica e realizzati con materiali dall’effetto rifrangente».

Le cupole geodetiche poco prima della loro rimozione (foto Camillo Giuliani) – I Calabresi

Di ovoidale si è potuto ammirare soltanto un cesso troneggiante nella variegata munnizza che colpiva il viandante avventuratosi sulla pista ciclabile e pedonale che unisce Cosenza e Castrolibero. Le tende sfondate delle cupole che negli anni ’80 ospitavano esposizioni e feste dell’Unità come simbolo della grande area urbana, altro refrain da campagna elettorale. Un monumento alla grande bruttezza.

6. La città dei sottopassi

Quando vuoi stupire o non sai come uscirne, tira fuori un sottopasso e il tuo interlocutore ne sarà spiazzato. La “porta commerciale” favoleggiata nell’area di via Popilia all’altezza di Vaglio Lise – che prevedeva l’interramento della strada statale 107 Silana Crotonese a favore di un’enorme piazza con verde attrezzato – avrebbe dovuto saldare la già agonizzante stazione e i quartieri popolari portando nuove attività commerciali, una sorta di quartiere fieristico bis per il quale venivano sventolati 100 milioni di euro già pronti. In dieci anni lo scalo ferroviario si è ulteriormente depotenziato a favore di Paola. L’unico intervento degno di nota è – manco a dirlo – un ennesimo polo della grande distribuzione (non proprio piccolo commercio di prossimità) subito dopo i palazzoni ex Carime e Provincia tirati periodicamente in ballo per il fantomatico nuovo ospedale.

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La stazione di Vaglio Lise a Cosenza (foto Alfonso Bombini 2022)

È un intervento strutturale piuttosto imponente per il quale si confida nell’intervento finanziario, attraverso risorse europee, della Regione. La sottopassaggite – branca dell’annuncite che colpisce indistintamente la classe politica locale – si manifestò poco prima del decennio occhiutiano anche dalle parti di viale Trieste (avrebbe dovuto snellire il traffico in zona ospedale) e, da ultimo, è tornata alla grande tra chi suggeriva un piano B alla spianata di via Misasi/largo Rodotà.
Il tutto ha un sapore ancora più paradossale se si pensa che, a fronte di tutti questi non-sottopassi, c’è un ponte facile facile che potrebbe unire i due viali di Cosenza e Rende intitolati ai rispettivi ras socialisti: ma in questo caso, a parte recentissimi ulteriori sviluppi, non siamo neanche agli annunci.

7. Museo di Alarico

Nel “triangolo delle meraviglie” Ponte di Calatrava/Planetario/ Museo di Alarico, l’ex Hotel Jolly poi sede dell’Aterp è senza dubbio il manufatto messo peggio. Sulla confluenza, appena sopra la statua a cavallo con la quale Cosenza si presenta, per dirne una, agli automobilisti nella cartellonistica autostradale, questa sorta di castello dell’Innominato bombardato giace sventrato da anni.

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I ruderi dell’ex hotel Jolly, abbattuto per far posto al museo dedicato ad Alarico (foto Camillo Giuliani)

Per quanto era flessuoso e sinuoso il rendering propalato dall’amministrazione precedente, tanto spigoloso e urticante risulta la realtà di questo ex palazzone senape famoso per non essere dotato di balconi, in pieno stile brutalista. La vista su corso Plebiscito si è liberata a favore della chiesa di San Francesco di Paola dopo l’abbattimento dei sei piani. Ma la struttura museale su un piano o poco più che tutti aspetta(va)no sembra davvero lontana da arrivare.

8. Planetario

Tra le incompiute è la più compiuta: alla vigilia della pandemia veleggiava sull’onda dell’entusiasmo. Le domeniche di febbraio 2020 di divulgazione e intrattenimento con la collaborazione di studiosi dell’Unical raccolsero molto favore. Poi lo stop brusco, ancora più doloroso vista la partenza alquanto problematica. Da allora, iniziative sempre meritevoli e per ora estemporanee ma sempre seguite. La speranza è quella di orari definitivi e cartelloni meglio strutturati (e magari la possibilità di pagamenti digitalizzati).

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Rifiuti davanti al planetario di Cosenza (foto Alfonso Bombini 2022)

9. Biblioteca Civica

Lo stallo di una delle più importanti istituzioni culturali del meridione è tra i cavalli di battaglia de iCalabresi. Se i tormenti del presente e ai dubbi sul futuro c’è poco da aggiungere.

L’ingresso della Biblioteca in piazza XV marzo, sede dell’Accademia cosentina

Ma forse giova qui riportare una nota trionfalistica di qualche anno fa: «Rassicurazioni e rinnovata fiducia. È ciò che Mario Occhiuto ha trasmesso personalmente ai dipendenti della Biblioteca Civica, storica istituzione culturale cosentina, attraverso la visita che, da neo presidente della Provincia, ha voluto compiere fra le prime uscite pubbliche proprio nel prestigioso edificio adiacente il teatro Rendano. La crisi che ormai da tempo ha colpito l’Ente gestito sia dal Comune che dalla Provincia, rientra nei primissimi punti dell’agenda che attende Occhiuto negli uffici di piazza XV Marzo. Lo aveva anticipato già prima dell’elezione il presidente, e oggi ha voluto ribadirlo direttamente ai dipendenti che subito dopo l’incontro hanno rimosso gli striscioni di protesta posti all’esterno. Mario Occhiuto, che ricopre il duplice ruolo di sindaco della città e massimo rappresentante della Provincia, ha dichiarato che affronterà i problemi in seno ai locali ricchi di un patrimonio vasto (come i manuali antichi di valore inestimabile) con un progetto di rilancio delle attività che potrebbe essere eventualmente legato a una modifica dello Statuto, necessario alla nuova vita della Biblioteca Civica». Era il 21 ottobre 2014. I commenti li lasciamo ai lettori.

10. Le incompiute culturali

A proposito di incompiute culturali, più nella gestione che nella struttura, lo stallo dei teatri storici cittadini risiede tutto tra il Morelli e l’Italia-Tieri, laddove almeno il Rendano ha una stagione, per quanto mainstream.
Qui un’analisi ampia e dall’interno: dall’esterno basti dire che, dalle sponde opposte del Busento, i due teatri dirimpettai si guardano e aspettano Godot. Un po’ come tutta la città.

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L’ingresso del Cinema-Teatro Tieri è da tempo rifugio per chi non ha un tetto

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