Giustizia ingiusta, un salasso targato Calabria

Secondo i calcoli della magistratura contabile la spesa per le ingiuste detenzioni relativa alle Corti d'Appello di Catanzaro e Reggio nel triennio 2017-2019 rappresenta un terzo di quella di tutto il Paese

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Un primato nella Giustizia la Calabria lo ha, peccato che sia alla rovescia. A stabilirlo è la relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, pubblicata ieri. Dal documento emerge infatti come le decisioni delle Corti d’Appello di Catanzaro e Reggio Calabria costino allo Stato milioni e milioni di euro ogni anno. Il motivo? I risarcimenti – o, nel gergo tecnico, l’equa riparazione – da pagare a chi è finito in carcere, agli arresti domiciliari o in regime misto di custodia cautelare per poi essere successivamente prosciolto dalle accuse. Gli errori capitano in tutto lo Stivale, ma i numeri dei due tribunali calabresi surclassano quelli di tutti i concorrenti.

Un terzo della spesa nazionale in Calabria

La relazione – che incrocia i dati forniti dal Mef con quelli del ministero della Giustizia – accende i riflettori sul triennio 2017-2019, un periodo in cui lo Stato ha sborsato oltre 111 milioni di euro a chi è rimasto in galera o ai domiciliari ingiustamente . Quasi 37 milioni – un terzo della spesa complessiva – sono dovuti a Catanzaro e Reggio. A volte il capoluogo regionale costa da solo quanto Roma, Milano, Napoli e altre grandi città italiane messe assieme.

2017, Catanzaro sbaraglia tutti

Nel 2017, ad esempio, il costo delle ingiuste detenzioni targate Catanzaro sfiora i nove milioni di euro (8.866.654,67 ad essere precisi). La Capitale arriva a meno della metà di quella cifra, fermandosi a poco meno di 4 milioni di euro. Il capoluogo campano non arriva nemmeno a 2,9. Il “bello” è che – nonostante i bacini demografici d’utenza siano ben diversi – il numero di ordinanze considerate nella relazione non è poi così divergente tra le tre città: 158 a Catanzaro, 137 nella Città eterna, 113 ai piedi del Vesuvio. Reggio Calabria, nonostante nel suo caso le ordinanze siano soltanto 21, costa comunque allo Stato poco più di un milione di euro.

2018, la spesa cresce ancora

Nel 2018 la spesa cresce ulteriormente. A Catanzaro le ingiuste detenzioni arrivano a costare poco meno di 10,4 milioni di euro, quasi cinque volte quanto speso per Napoli coi suoi 2,4. E stavolta anche Reggio “si fa valere”, con i risarcimenti che gravano sulle casse statali per quasi 2,3 milioni.
È l’inizio di una “rimonta” che le farà superare Catanzaro in cima alle graduatorie italiane dell’anno successivo.

2019, il sorpasso di Reggio

Per le ingiuste detenzioni in riva allo Stretto nel 2019 la spesa sale a quasi dieci milioni di euro (9,88), doppiando quella relativa alla Corte d’Appello di Catanzaro. Un dato che le permette di “brillare” anche nella classifica degli esborsi medi per risarcimento. Scrive la Corte dei Conti che «nell’ambito delle ingiuste detenzioni, gli importi di media oscillano dai 5.474 euro di Potenza, per 11 casi, a 82.400 euro di Palermo, per 39 casi, sebbene la spesa complessiva più alta si riscontri a Reggio Calabria con quasi 82.000 euro per 120 ordinanze».

Gli altri record negativi

Il 2019 però è un anno di “risparmi” da record per Catanzaro rispetto al recente passato, visto che l’esborso si ferma a 4,45 milioni. Non è l’unico primato poco meritorio del capoluogo regionale. Nella relazione della Corte dei Conti si legge, ad esempio, che «nel caso della detenzione carceraria è stato liquidato l’importo pari ad euro 14.244,76 con l’ordinanza n. 83/2018 da parte della Corte d’appello di Catanzaro per 18 giorni, che con la media giornaliera di 791,38 euro rappresenta oltre il triplo dei 235,82 euro quale soglia proporzionale stabilita». Ma Catanzaro è anche quella che ha speso di più per risarcire un detenuto dopo gli arresti domiciliari: «L’importo giornaliero maggiore è stato liquidato per 79 giorni (1.383,73 euro gg.) con l’ordinanza n. 34/2018, cioè oltre 11 volte la soglia proporzionale di 117,91 euro».

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