Cavalli morti, roghi e… post: quando il sindaco è nel mirino

In aumento gli atti intimidatori ai danni degli amministratori pubblici calabresi. Il campionario delle minacce spazia tra tradizione e modernità e non risparmia nemmeno gli affetti familiari, vivi o morti che siano

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Casse vuote, dipendenti ridotti al lumicino, pochi finanziamenti e margini di manovra minimi: tra onori (pochi) e oneri (molti), fare il sindaco è diventato uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare. Se ne staranno accorgendo i nuovi 82 primi cittadini eletti nell’ultima tornata del 3 e 4 ottobre. Amministratori di piccoli centri, sotto i 5mila abitanti o poco più, fatta accezione per Siderno e Cosenza.

Grandi o piccoli i comuni le rogne sono le stesse per tutti. Sia per il sindaco di Brognaturo, con le sue 670 anime da gestire, che per quello di Cosenza che ne ha 100 volte tante a cui rendere conto. Tutti possono prendere decisioni impopolari. E, specie a queste latitudini, le reazioni a quelle scelte non sono le più rassicuranti.

Amministratori nel mirino

Nel primo semestre del 2021, in Calabria sono stati denunciati 30 atti intimidatori nei confronti di amministratori locali. Uno in più rispetto al primo semestre del 2020 e già circa il 50% in più rispetto al 2019. Numeri importanti che, però, non sono sufficienti a insidiare il primato del 2016. All’epoca furono ben 113 amministratori a subire intimidazioni.

I dati, regione per regione, sulle intimidazioni agli amministratori pubblici italiani negli ultimi anni

La spiegazione del Viminale a questa costante crescita di intimidazioni alla Pubblica amministrazione, sta nell’indebolimento delle condizioni economiche di vita, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione, causato dalla pandemia e dall’esasperazione popolare che questa avrebbe generato. E che si sarebbe riversata sulle istituzioni più prossime ai cittadini.
Secondo dati aggiornati al 2021 a subire intimidazioni sono stati 11 sindaci, 10 consiglieri comunali, 3 assessori, un commissario straordinario e quattro amministratori di altri enti locali.

Tempi moderni e tradizioni antiche

Nel 2021 la Calabria si attesta al secondo posto tra le regioni per numero di intimidazioni in relazione alla popolazione residente: un caso e mezzo ogni 100mila abitanti.
La matrice delle intimidazioni è ancora principalmente ignota. A seguire in questa particolare classifica, le ragioni collegabili a tensioni sociali o politiche, questioni di natura privata o di criminalità comune. Solo all’ultimo posto viene denunciata la matrice legata alla criminalità organizzata.

Cambiano i tempi e si aggiornano anche le minacce. Ormai non arrivano più solo tramite la classica lettera anonima, adesso viaggiano su web e social network veicolate da troll e profili fake. Seguono le aggressioni verbali, le scritte sui muri, l’utilizzo di armi da fuoco o l’invio di munizioni.
E per onorare la fama della Calabria terra di solide tradizioni, tra gli espedienti utilizzati per “comunicare disappunto” trova ancora posto la testa sgozzata di qualche animale educatamente risposta in una scatolina di cartone chiusa a dovere e consegnata comodamente a domicilio. Non avrà i like di un post su Facebook, ma vuoi mettere l’effetto?

Cosenza su tutte

La provincia con il maggior numero di amministratori intimiditi è Cosenza con il 42% del totale dei casi censiti (Fonte Report Amministratori sotto tiro/ Avviso Pubblico 2020).
A Scalea due persone hanno aggredito il consigliere Renato Bruno al termine di una seduta del Consiglio comunale. A Paola e San Nicola Arcella sono andate a fuoco le auto di due dipendenti comunali. Stessa sorte per le auto di un ex consigliere regionale di Amantea. A Corigliano Rossano ignoti hanno più volte squarciato le gomme all’automobile del sindaco Stasi. A Cetraro l’automobile di Cinzia Antonuccio, coordinatrice del servizio di raccolta rifiuti del Comune, è stata incendiata nel corso di una notte. La sindaca di Lattarico, Antonella Blandi ha ricevuto una lettera dal contenuto inequivocabilmente intimidatorio: «Se vuoi che i tuoi figli tornino a casa dall’asilo nido, fai lavorare chi non ha da mangiare».

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Mario Occhiuto e altri sindaci della provincia durante una protesta all’ingresso dell’ospedale di Cosenza

Tra i sindaci che hanno fatto spesso ricorso allo strumento della querela per minacce ricevute anche sui social, c’è l’ormai ex primo cittadino di Cosenza Mario Occhiuto. Memorabili le sue invettive contro gli “odiatori”: in pratica tutti coloro che osavano criticare la sua linea politica.
Tra i tanti, un post di minaccia con l’invito a gettare un candelotto di dinamite contro casa sua è stato pubblicato sul profilo Facebook di Occhiuto da un profilo con il logo dei Cinquestelle.

«Sono questi – commentava l’allora sindaco – i risultati scellerati di coloro i quali alimentano di continuo un clima di odio e di violenza nei confronti di chi ha il compito di amministrare, di scegliere e decidere. Denuncerò alle autorità competenti tali insulsi comportamenti, che sono la conseguenza di campagne mirate di delegittimazione e del populismo sfrenato e dell’ignoranza».

Di mezzo anche i parenti morti

Dodici i casi censiti in provincia di Reggio Calabria. Intimidazione ai danni dell’assessore all’Agricoltura ed al Turismo del Comune di Oppido Mamertina, Antonio Corrone: colpi di arma da fuoco contro la vetrata del suo studio. Incendiata a Roccella Jonica l’auto di Vincenzo Garuccio, amministratore di Jonica Multiservizi, società interamente pubblica che opera nella gestione dei servizi della città. Analogo trattamento un mese più tardi per due veicoli del Comune utilizzati per la raccolta differenziata. Emergono da un’inchiesta condotta dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia intimidazioni nei confronti del sindaco di Locri Giovanni Calabrese, in merito ad interessi dei clan sulle attività economiche al cimitero. In questo caso la minaccia fa pendant col tema: o ti pieghi o non ritroverai le spoglie dei tuoi parenti.

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Il cimitero di Locri

Otto casi in provincia di Vibo Valentia. A Filandari doppio atto intimidatorio ai danni dell’assessore Giuseppe Antonio Artusa. Dopo aver esploso alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della saracinesca del garage della sua abitazione, provocando danni alla vettura che si trovava all’interno, ignoti hanno dato fuoco ad una seconda automobile parcheggiata all’esterno. A Parghelia è stato colpito l’assessore alla Cultura, Gabriele Vallone: la sua auto è stata oggetto di un atto vandalico. Ad aggravare la situazione un messaggio minatorio dattiloscritto lasciato sul mezzo. A Tropea è finito nel mirino un agente della Polizia locale: danneggiata l’auto di proprietà e inserito al suo interno un biglietto minatorio.

Cinque cavalli morti, incendi e cartucce

Sette casi in provincia di Crotone. Una lunga scia di minacce ha visto protagonisti gli amministratori di Roccabernarda. Apripista Francesco Coco, ex sindaco ed attualmente consigliere comunale di opposizione, già oggetto di intimidazioni nel 2018. Col favore delle tenebre, ignoti hanno incendiato la sua autovettura e hanno ucciso cinque cavalli di sua proprietà. Successivamente è finito sotto tiro il sindaco Nicola Bilotta: una bottiglia incendiaria lasciata davanti alla sua abitazione e una busta con due cartucce di fucile sul parabrezza della macchina. A Cirò Marina, l’auto di Paolo Lo Moro, segretario generale del Comune, gestito da una commissione straordinaria a causa dello scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose, è andata distrutta in seguito ad un incendio.
Quattro intimidazioni registrate in provincia di Catanzaro. A Tiriolo è andata a fuoco l’auto dell’assessore allo Sport Domenico Paone.

Più denunce, meno infiltrazioni

Mentre aumentano le denunce di atti intimidatori, diminuiscono i casi di scioglimento per infiltrazioni mafiose degli Enti locali. Dal 1991 ad oggi in Calabria sono stati sciolti per mafia 127 Comuni, otto procedimenti sono stati annullati e 23 archiviati.
Nei primi sei mesi del 2021 in Calabria si contano “appena” quattro scioglimenti, pochi rispetto al record di 11 enti affidati ad una commissione straordinaria nel 2018. Si tratta di Simeri Crichi, Guardavalle (era già stata sciolta nel 2003), Rosarno e Nocera Terinese. Altrettanti avevano subito identica sorte nel 2020: Amantea (al secondo scioglimento), Sant’Eufemia d’Aspromonte, Cutro e Pizzo.

Appalti pubblici, urbanistica, edilizia pubblica e privata sono i settori oggetto degli appetiti delle cosche per gli alti volumi d’affari prodotti. Settori resi permeabili dalla mancata trasparenza dell’azione amministrativa e da una burocrazia spesso compiacente e asfittica. Nell’ultima relazione sul tema, il ministero degli Interni evidenzia come un terzo dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa versi in condizioni di deficit finanziario. Al 31 dicembre 2020, in Calabria, 193 Comuni hanno dovuto dichiarare default. Sono, invece, attualmente in dissesto o riequilibrio quasi 7 Comuni calabresi su 10 (279 su un totale di 411).

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