Vibo a secco: tutti contro tutti nella guerra dell’acqua

La città e l'entroterra con i rubinetti prosciugati per una settimana. Sindaci dai Carabinieri, "fontane vietate ai forestieri", silenzi di Occhiuto e richieste di autonomia da Sorical. Che mira ad allargarsi, con la pioggia di milioni del Pnrr che fa gola

Condividi

Recenti

Chissà quanti tra qualche anno si ricorderanno della crisi idrica dell’Epifania. Sicuramente rimarrà in mente agli operai di Sorical che lavorano da ormai 7 giorni per ridare l’acqua a migliaia di persone. Però non la dimenticheranno neanche quelle persone che si sono ritrovate in pieno inverno coi rubinetti a secco. Specie chi è in difficoltà, non è autosufficiente o è in quarantena, che a Vibo città e nei paesi dell’entroterra è costretto a chiedere aiuto per lavarsi o cucinare.

Lavori all'Alaco per riportare l'acqua nelle case
Lavori all’Alaco

Il 5 gennaio

Per bere no, perché quell’acqua non la beve nessuno neanche in tempi normali. Dieci anni fa l’invaso da cui arriva, l’Alaco, è stato sequestrato dalla Procura e non si ha notizia che sia mai stato dissequestrato. Ma nonostante le inquietanti accuse di avvelenamento colposo di acque il processo è finito in prescrizione e l’acqua di questo lago artificiale non ha mai smesso di immettersi nelle case dei vibonesi. Almeno così è stato fino al 5 gennaio scorso, quando il terreno della montagna di Brognaturo, a mille metri sulle Serre, è franato rompendo due condotte. È ancora da capire se una perdita abbia causato la frana o viceversa, perché in quel momento non pioveva. Comunque il risultato è un blackout idrico sulla linea che serve Vibo e su quella che rifornisce sia i paesi dell’entroterra che alcuni Comuni della Piana di Gioia Tauro.

Il bacino dell'Alaco che rifornisce di acqua il Vibonese
Il bacino dell’Alaco che rifornisce di acqua il Vibonese

Nessun piano B

Così un evento imprevedibile ha fatto scoprire a molti che non esiste un piano B. Il territorio non ha alternative di approvvigionamento e, negli anni, è diventato quasi totalmente dipendente da un invaso controverso. Ancora, per esempio, nessuno ha spiegato cosa sia successo tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, quando nell’acqua proveniente da quel lago di montagna l’Arpacal – che come Sorical fa capo alla Regione – trovò composti «derivati dal benzene» e, soprattutto, un valore fuorilegge di triclorometano, cioè cloroformio. Acqua passata: la maggior parte dei vibonesi non sembra esserselo più chiesto.

Niente acqua ai forestieri

Questi giorni li ricorderà senz’altro anche il sindaco di Brognaturo, Rossana Tassone, che all’assalto alle fontanelle pubbliche del suo paese ha reagito emanando un’ordinanza, di dubbia legittimità, per vietare ai non residenti di riempire bottiglie e bidoni. Sommersa da critiche anche feroci, ha spiegato che si erano verificati pericolosi assembramenti. In realtà era stata anche insultata per aver provato a far rispettare le regole e le è scappata la frizione istituzionale. Il giorno dopo ha revocato l’atto disponendo il «prelievo massimo, per ogni utente, di 50 litri». Alcuni ragazzi della vicina Serra San Bruno hanno riscosso sui social un certo successo con un video satirico che riporta la vicenda ai tempi del proibizionismo.

«Un fatto veramente curioso»

A Soriano invece, qualche giorno dopo l’amministrazione comunale ha avvisato i cittadini che la mancanza d’acqua non era dovuta al guasto ma «ad un fatto veramente curioso». La Protezione civile aveva «ritenuto opportuno riempire delle cisterne di acqua per portarla ai cittadini di Gerocarne che stanno subendo in questi ultimi giorni una grave carenza idrica» e il soccorso ai vicini ha causato lo svuotamento dell’acquedotto di Soriano. Il sindaco, Vincenzo Bartone, ha fatto sapere di essersi rivolto ai carabinieri.

In un altro paese della provincia, Arena, si è cercato di alleviare il disagio allacciando al serbatoio comunale la rete di una contrada servita da Sorical. Il sindaco Antonino Schinella dice di voler arrivare, nel giro di qualche mese, «finalmente, dopo decenni e una lunga attesa», ad affrancarsi «definitivamente da Sorical».

A Serra, centro più popoloso della zona, l’Alaco è da anni un tema caldo non disdegnato dai politici locali. Puntualmente, in campagna elettorale garantiscono ai cittadini indignati di adoperarsi per un’autonomia che nessuno, benché i boschi attorno al paese fossero pieni di sorgenti oggi in gran parte non più fruibili, finora ha dimostrato di poter raggiungere. Compreso l’attuale sindaco, Alfredo Barillari, che ora prova a incalzare Sorical affinché «dia tempi certi sul ritorno alla normalità di decine di comunità che vivono da giorni in condizioni, ormai, divenute insopportabili».

Acqua in bottiglia

Il commissario leghista di Sorical, Cataldo Calabretta, con l’esplodere della crisi ha «dato disposizione di attivare una prima fornitura di oltre 2.500 casse di acqua minerale in bottiglie da 2 litri alla Protezione Civile del Comune di Vibo». Nel frattempo sia nel capoluogo che nei paesi le autobotti della Prociv e tanti volontari hanno fornito altre migliaia di litri di acqua ai cittadini che ne avevano bisogno.

Acqua, Vertice sulla crisi idrica nella Prefettura di Vibo
Vertice sulla crisi idrica nella Prefettura di Vibo

Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dice che «il tempo massimo per l’attivazione del servizio sostitutivo in caso di sospensione del servizio idropotabile è di 48 ore» e prevede degli standard specifici di continuità del servizio. In caso di mancato rispetto degli standard «l’utente finale ha diritto ad un indennizzo automatico (base) pari a 30 euro – incrementabile del doppio o del triplo in proporzione al ritardo dallo standard».

Candidature

Comunque: a dispetto di qualche annuncio troppo precipitoso, gli acquedotti nel capoluogo di provincia hanno ricominciato a riempirsi nel pomeriggio del 10 gennaio, ma in alcuni punti della città l’acqua arriva a singhiozzo e in altri per nulla. Nell’entroterra montano tutti a secco: ancora si stanno effettuando dei lavori delicati – resi nei giorni scorsi difficilissimi dalle condizioni climatiche e dai luoghi impervi – e la gente è all’esasperazione.

Calabretta sul cantiere di Brognaturo
Calabretta sul cantiere di Brognaturo

Lo stesso Calabretta è salito al cantiere al sesto giorno di emergenza e si è «intrattenuto con gli operai», che ha giustamente ringraziato perché hanno profuso sforzi enormi. Nello stesso comunicato, mentre quelli continuavano a lavorare nel fango e gli utenti riversavano rabbia sui social, si è però preoccupato di sottolineare che «Sorical sta ancora una volta dimostrando di poter gestire non solo gli investimenti per gli acquedotti, ma anche affrontare e risolvere gravi emergenze». Aggiungendo che la società da lui guidata «è il candidato naturale per la gestione del servizio idrico integrato della Calabria».

Milioni e multiutility

Lo sguardo del commissario Sorical è rivolto ai progetti di ammodernamento delle reti che ha già presentato e per i quali sollecita la Regione. Ma è chiaro che l’obiettivo sono i milioni di euro in arrivo con il Pnrr. In questi mesi si sta giocando una partita che ha portato, sulle ceneri della “Cosenza Acque”, alla costituzione di un’Azienda speciale consortile di cui dovranno far parte tutti gli oltre 400 Comuni calabresi. Questa società, costituita in fretta per non perdere dei fondi destinati alle reti, si occuperà della fornitura al dettaglio, mentre a Sorical per ora resterà l’ingrosso.

Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha chiarito che si tratta di una soluzione provvisoria perché vuole arrivare a un’unica «multiutility» che gestisca tutto: fornitura idropotabile, depurazione e riscossione delle bollette. Il governatore sostiene che «il fallimento del sistema idrico integrato» sia dovuto «oltre che alla inadeguata gestione della Sorical, al mancato avvio di un processo di riorganizzazione e di integrazione tra la gestione della grande adduzione e le gestioni delle reti comunali».

L’enorme percentuale della dispersione (45%) è ricondotta all’«impossibilità da parte dei Comuni di far fronte al costo insostenibile nei confronti della stessa Sorical e di provvedere alla manutenzione straordinaria della rete». E c’è sempre il problema dei cittadini (tanti) che non pagano l’acqua e dei debiti – a volte scanditi da contenziosi – che i Comuni hanno con Sorical.

Sovranisti dell’acqua

Quanto avvenuto nel Vibonese dovrebbe però aprire una riflessione ampia, certo non ideologica ma anche sganciata da interessi privati o profitti politici, sulla gestione di un bene (in teoria) collettivo e sempre più prezioso. Su cui – piaccia o no a chi decanta le meraviglie delle gestioni private ma non disdegna i soldi pubblici – i calabresi nel 2011 si sono espressi in massa: in 780mila hanno votato Sì al referendum per escludere i profitti dall’acqua, più o meno quanto l’intero corpo elettorale che si è recato alle urne alle Regionali di tre mesi fa.

acqua pubblica

C’è ora da chiedersi se il “sovranismo” idrico di alcuni sindaci e le sempre più frequenti guerre di campanile per l’acqua, tra cui si annovera anche quella estiva tra Cotronei e San Giovanni in Fiore, siano il prologo di un futuro non troppo lontano in cui la mancanza d’acqua genererà conflitti tra poveri. E c’è da domandarsi se davvero la soluzione possa essere l’autonomia attraverso fonti locali e piccoli acquedotti o la dipendenza dai grandi schemi idrici.

Pioggia di fondi

È evidente che da tempo, e lo si ribadisce anche nel Pnrr, le classi dirigenti individuano nella «gestione industriale» la soluzione a tutti i mali. Certamente ne sono convinti gli attuali protagonisti della governance dell’acqua calabrese, ovvero Occhiuto, Calabretta e Marcello Manna (sindaco di Rende, presidente di Anci Calabria e dell’Aic, l’Autorità idrica calabrese che è l’ente di governo d’ambito in cui sono rappresentati i Comuni).

Tutti e tre sono senza dubbio interessati alla gestione della pioggia di fondi europei destinati al settore e non è difficile intuire chi farà la parte del leone. Fa però rumore, in proposito, il silenzio di Occhiuto: pur intervenendo ogni giorno su questioni anche nazionali, il presidente non ha detto una parola sulla crisi che ha messo in ginocchio buona parte della sua regione.

Ma prima o poi, oltre a cercare di trarre profitto dalle emergenze e pretesti per mettere le mani sui soldi del Recovery, qualcuno dovrà spiegare perché chi ha gestito Sorical in questi anni – senza escludere alcuna parte politica che ha governato la Regione – non abbia fatto gli investimenti che servivano per evitare, o quantomeno alleviare, una crisi di tale portata.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi in anteprima sul tuo cellulare le nostre inchieste esclusive.