Usura, a Vibo tassi di interesse al 257%

L'ultimo report della Caritas restituisce una fotografia cruda della Calabria e del Sud. I dati su Cosenza e la Locride. Ma c'è chi come Mario riesce a liberarsi dalla morsa dei suoi aguzzini

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L’usura ha raggiunto tassi di interesse al 257% nel Vibonese secondo il report di Caritas. Sono dati presenti nell’ultimo dossier su povertà ed esclusione sociale. E la percentuale di persone in condizioni economiche difficili che si rivolgono a parrocchie e diocesi registra un 49,6 % in più nel 2020.

A Cosenza e nella Locride tassi al 200%

Nella morsa degli strozzini non finiscono solo imprenditori che rischiano di chiudere bottega. «Lo spaccato offerto dalle inchieste giudiziarie almeno degli ultimi quindici anni è incredibile» – si legge nel report della Caritas. In provincia di Cosenza e nella Locride i tassi di usura hanno toccato il 200%.
Numeri che fanno paura ma sono, paradossalmente, piccoli rispetto ad altri dati: 1500% annui raggiunto a Roma in alcune specifiche occasioni, i 400% a Firenze, i 150% a Milano, i 180% annui nel nord est padovano e fra il 120% ed il 150% nel Modenese. Negozianti, artigiani, piccoli imprenditori, divenuti improvvisamente incapaci di onorare i debiti che avevano contratto in tempi migliori, sarebbero sempre più tentati di cercare una illusoria e rapida via di fuga, cedendo alla proposta di chi è pronto a offrire soldi facili senza chiedere troppe garanzie in cambio, salvo poi far pagare a caro prezzo il denaro prestato o a impossessarsi dell’attività di chi non può pagare.

La povertà nel rapporto Caritas

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (salita al 9,4%, dall’8,6% del 2019). Anche se la crescita più ampia si colloca nelle regioni del Nord, dove la povertà familiare cresce dal 5,8% al 7,6%. Tale dinamica fa sì che se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese fossero distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%). Nel 2020 si giunge rispettivamente al 47% e al 38,6%, con una differenza in valore assoluto di 167mila nuclei.

Il Nord si conferma come la macro-area con il peggioramento più marcato, con un’incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (è il Nord-Ovest l’area maggiormente penalizzata, cosa che in qualche modo non stupisce). Sono così oltre 2 milioni 554mila i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord e 2 milioni 259 mila quelli del Mezzogiorno.

usura-caritas-icalabresi.it

Usura, l’odissea di Mario

 A 40 anni, sposato e con due figlie piccole, Mario (ma non è il suo vero nome) ha lavorato come magazziniere in provincia di Cosenza.
Uno stipendio per mantenere la famiglia in modo dignitoso. Poi la crisi, la pandemia, le prime difficoltà anche del datore di lavoro che poi però alla fine si dimostrerà fondamentale per la sua rinascita insieme ai suoi parenti e soprattutto a Caritas e la Fondazione Don Carlo de Cardona.

Licenziato, cerca la fortuna con il gioco

Tutto inizia quando il suo contratto passa da full time a part time poco prima dell’insorgere dell’emergenza Covid 19. Non racconta niente alla moglie. Le cose precipitano rapidamente. Licenziato ma con la promessa che sarà riassunto appena possibile. E così sarà poi alla fine, ma passerà un anno. Dodici mesi in cui piano piano sprofonda nel suo incubo personale. All’inizio chiede piccoli prestiti alla banca e ad amici e parenti. Ma i soldi non bastano. Cerca di tirare su qualcosa con il gioco on line, ma ovviamente perde. Debiti su debiti.

C’è sempre qualcuno che ti porta da loro

Come succede spesso in queste storie, c’è sempre qualcuno che può metterti in contatto con chi può farti un prestito. Senza nessuna garanzia, se non quella di restituire i soldi mensilmente poco per volta. L’uomo cede e ottiene circa 10mila euro. Dopo pochi mesi si ritrova senza soldi e senza la possibilità di pagare le rate agli usurai. E “i cravattari” iniziano a perseguitarlo prima con telefonate, poi con appostamenti, sia sotto casa che sotto scuola dei figli. Le minacce si fanno sempre più pressanti.

Riassunto dal datore di lavoro

A quel punto la famiglia si accorge che c’è qualcosa che non va e lui, per fortuna, crolla e racconta tutto. Tramite l’intervento familiare ottiene dei soldi in maniere legale. Con i quali estingue i suoi debiti con “gli strozzini”. Non se la sente di sporgere denuncia, (motivo per il quale i dati ufficiali sull’usura reale sono sempre al ribasso). Successivamente, grazie a Caritas e alla Fondazione della Diocesi cosentina, riesce a risolvere anche la questione del debito con l’istituto di credito. Una storia che finisce con la sua riassunzione. Ma è solo un’eccezione fra i più che non si risollevano dal baratro.

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