Ue e Calabria, il balletto della spesa certificata

Ad agosto Spirlì sosteneva che fossero 915 milioni i fondi utilizzati, quattro mesi dopo sono scesi a 870 ma Gallo parla di un «importante passo avanti». E la credibilità istituzionale vacilla

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Le ultime parole famose le avevano pronunciate l’allora presidente f.f Nino Spirlì e il dg del Dipartimento Programmazione comunitaria della Regione, Maurizio Nicolai. Era il 4 agosto 2021 e i due annunciarono urbi et orbi il raggiungimento di un obiettivo epocale: la Calabria aveva certificato all’Ue una spesa dei fondi comunitari da record. Il traguardo erano 861 milioni di euro entro il 31 dicembre di quest’anno e la Cittadella era arrivata addirittura a 915 già a metà estate.

Numeri e reputazione

Decine di milioni in più che, dichiararono i due, avrebbero fruttato un sostanzioso premio: 82 milioni extra in arrivo da Bruxelles, tutti per noi. Niccolai, stando alle cronache di quei giorni, sembrava quasi commosso. «Ci siamo messi – le sue parole in conferenza stampa – all’interno di un circuito virtuoso di credibilità istituzionale. Questo è importante. Ci tengo a ricordare quando la presidente Santelli mi disse “non mi interessano i numeri ma la reputazione”. […] Tra l’altro parliamo di spesa certificata, perché quella effettiva è anche di più».

Quarantacinque milioni in meno

Chi, al contrario della defunta governatrice, è interessato anche ai numeri sarà rimasto stupito da uno degli ultimi comunicati diffusi dalla stessa Regione qualche ora fa. Nell’annunciare trionfalmente pagamenti per circa 11,5 milioni destinati al mondo dell’agricoltura, gli uffici della Cittadella e l’assessore Gallo hanno spiegato che grazie ad essi «la spesa certificata sale a 870.313.520 euro». Ossia 45 milioni in meno dei 915 dati per certificati quattro mesi e mezzo prima.

Certo, sono comunque più dei fatidici 861 previsti inizialmente dall’Ue. Ma, visto il precedente estivo, è quantomeno bizzarro vederli definire «un ulteriore, importante passo avanti sul sentiero della spesa, rapida e qualificata, dei fondi europei».
La reputazione – buona o cattiva? – magari sarà anche salva, la credibilità istituzionale forse un po’ meno.

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