Sistema Palamara, il ruolo dei Pm di Castrovillari e Paola

Luigi Spina e Antonio Lepre, in forza ai tribunali calabresi, facevano parte dei cinque membri togati del Csm poi sospesi dallo stesso Consiglio superiore della magistratura. Nelle motivazioni si legge: «Hanno trasgredito le regole»

Condividi

Recenti

Hanno «trasgredito le regole» e «prodotto una grave lesione dell’affidamento che l’ordinamento e la collettività necessariamente devono riporre in coloro che sono chiamati a svolgere quella funzione costituzionalmente prevista». Le motivazioni della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura con cui vengono sospesi 5 ex membri togati dello stesso Csm – due dei quali in forza a tribunali calabresi – ripercorrono il filo della cena del maggio 2019 all’hotel Champagne di Roma, quando si decisero le sorti del successore di Giuseppe Pignatone alla Procura di Roma.

In lizza per quella nomina, ballavano, tra gli altri, i nomi di Francesco Lo Voi, a capo della procura di Palermo, Giuseppe Creazzo, Procuratore capo a Firenze con un passato importante nella trincea di Palmi e Marcello Viola, procuratore generale nel capoluogo Toscano, che fu indicato come favorito.

Due magistrati in forza ai tribunali calabresi

I cinque togati finiti davanti alla disciplinare – Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Gianuigi Morlini e i “calabresi” Luigi Spina ex Pm a Castrovillari e Antonio Lepre ai tempi sostituto procuratore a Paola – assieme all’ex presidente dell’Associazione nazionale Magistrati, Luca Palamara, all’ex ministro Lotti e al parlamentare dem Cosimo Ferri, furono intercettati dal trojan installato dagli investigatori che indagavano sul cosiddetto “sistema Palamara”, mentre in una saletta appartata di un albergo romano, decidevano di una delle nomine più pesanti in seno a tutta la Magistratura italiana.

Le motivazioni della sezione disciplinare del Csm

Decisioni che sarebbero state prese su input dell’ex presidente dell’Anm che avrebbe agito per motivi di vendetta e interesse personale. Il capo del presunto gruppo di potere in grado di movimentare le nomine dei magistrati come fossero pedine su una scacchiera è stato riconosciuto in Palamara. Che è stato già radiato dalla magistratura e sotto processo a Perugia con l’ipotesi di corruzione. La commissione disciplinare del Csm ha certificato nelle oltre 100 pagine di motivazioni di come i cinque togati sospesi dalla funzione agissero «per interferire in segreto sulla libera formazione del convincimento dei componenti del Csm rimasti estranei alla discussione, come pure dei candidati al posto di Procuratore della Repubblica di Roma, in riferimento a loro eventuali revoche delle domande presentate».

Il pm considerato «longa manus» di Palamara

Ritenuto «pienamente responsabile» di quanto gli viene imputato, l’ex pm di Castrovillari Luigi Spina in quota Unicost, è stato sospeso per 18 mesi dalle funzioni di magistrato. È considerato dal tribunale disciplinare come «longa manus» di Luca Palamara. Sarebbe lui, sottolineano i magistrati «ad avere maggiore intensità di rapporti con il dottor Palamara, con il quale manifesta una piena e consapevole comunione di intenti».

E sarebbe sempre Spina che – aveva detto in sede requisitoria il procuratore generale Gaeta – si può individuare come «l’uomo di fiducia in grado di veicolare all’interno del Consiglio i suoi desiderata». Tutte mosse, in questo quadro desolante passato alla storia come “mercato delle nomine”, che sarebbero state messe in opera asservendosi «alle intenzioni di chi aveva un concreto interesse nella scelta dell’organo requirente presso il quale era stato indagato e imputato».

«Adesione agli illeciti propositi» 

«Piena partecipazione e effettiva e consapevole adesione agli illeciti propositi» ci sarebbe stata anche da parte di Antonio Lepre, pm in forza al tribunale di Paola ed ex consigliere Csm in quota Magistratura Indipendente, sospeso per 18 mesi dalla funzione. Secondo i giudici della disciplinare, nel comportamento di Lepre, che era relatore per la nomina del nuovo procuratore capo di piazzale Clodio, «era evidente non solo la consapevolezza e volontà di adottare un comportamento connotato da un notevole grado di scorrettezza, ma anche di agire, peraltro in violazione dell’obbligo di segreto e del dovere di riserbo, turbando deliberatamente la trasparente e libera formazione della volontà dell’organo al quale apparteneva».

Sostieni ICalabresi.it

L'indipendenza è il requisito principale per un'informazione di qualità. Con una piccola offerta (anche il prezzo di un caffè) puoi aiutarci in questa avventura. Se ti piace quel che leggi, contribuisci.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi in anteprima sul tuo cellulare le nostre inchieste esclusive.