Roccella: sbarcano 300 migranti e l’accoglienza va in tilt

Il Comune che da vent'anni si occupa, senza il supporto del Ministero, dei disperati arrivati via mare alza bandiera bianca: non c'è più un posto dove ospitare le persone, il sindaco si rivolge al prefetto

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Era solo questione di tempo e alla fine, come prevedibile, il banco è saltato. L’ennesimo approdo di migranti sulle banchine del porto delle Grazie ha infatti mandato in tilt la stremata macchina dell’accoglienza di Roccella, costretta ad affrontare l’arrivo continuato di barchini e carrette del mare stipati all’inverosimile di disperati in arrivo dal Medio Oriente sulla rotta che collega la Turchia allo specchio di Jonio che va da Crotone a Reggio Calabria. Martedì, soccorsi da una vedetta della Capitaneria di porto a una decina di miglia dalla costa, sono sbarcati in 300, tra loro anche diversi minori.

Un gruppo enorme che ha costretto, per la prima volta in quasi venti anni, il piccolo comune reggino ad alzare bandiera bianca dichiarandosi impossibilitato a fornire la prima accoglienza. Il cancello dell’Ospedaletto – la struttura semi fatiscente in cui da anni vengono veicolati i migranti arrivati dal mare prima di essere trasferiti nei centri di accoglienza o sulle navi quarantena e che fino a qualche anno fa ospitava un piccolo ambulatorio medico – era infatti sbarrato da giorni per una sanificazione straordinaria dovuta al continuo afflusso di arrivi di queste ultime settimane.

L’interno dell’ospedaletto di Roccella Jonica

Sotto pressione

Unico avamposto “attrezzato” tra Crotone e Reggio, Roccella si trova al centro di una delle rotte migratorie più battute del Mediterraneo. E qui che convergono i mezzi dei soccorritori quando i barchini sono intercettati al largo delle coste. Un flusso ininterrotto di persone in fuga dal Medio Oriente che negli ultimi tempi ha registrato un notevole aumento. E se, di fatto, il numero degli sbarchi è praticamente raddoppiato – negli ultimi quattro mesi replicatisi al ritmo di uno ogni due giorni – sono invece rimaste pressoché identiche le forze che di quella marea umana si prende cura nelle primissime ore. Un esercito di volontari, dipendenti comunali, forze dell’ordine e associazioni sanitarie, stremate da un impegno costante.

Chiuso per sanificazione

Preceduta da una lettera inviata dal sindaco Zito al Prefetto, la serrata della struttura di prima accoglienza si era resa necessaria dopo gli sbarchi delle ultime settimane. Impossibile rimandare ancora le operazioni di pulizia straordinaria e sanificazione dei locali dopo il transito di centinaia di persone in pochi giorni. Quando le operazioni di prima verifica sanitaria sui migranti si stavano esaurendo sulle banchine del porto, poche centinaia di metri più in là, quelle di sanificazione dell’ospedaletto erano ancora in corso. E così, il gruppo di 300 migranti – schierati in tre gruppi di cento all’ombra dei relitti dei barconi degli sbarchi precedenti – approdati alle prime luci dell’alba è rimasto sulla banchina nord anche per le operazioni di identificazione da parte delle forze dell’ordine.

L’esterno dell’ospedaletto di Roccella Jonica

In prestito dal poligono

E così, in mancanza di una struttura idonea, la macchina dei soccorsi – Roccella è praticamente l’unico caso italiano interessato da grossi flussi migratori in cui non esiste un hub gestito dal Ministero, e tutte le procedure d’accoglienza gravano sulle spalle dell’amministrazione comunale – si è dovuta ingegnare. Accanto al container della Croce Rossa (i cui volontari sono in campo a pieno organico da anni nelle operazioni di soccorso), i tecnici del comune hanno montato un gazebo che hanno dovuto chiedere in prestito al circolo del poligono cittadino, e le operazioni di identificazione da parte della polizia sono potute proseguire al “coperto”.

Emergenza continua

Il raddoppio del numero degli sbarchi di quest’ultimo anno ha messo seriamente in difficoltà la macchina dell’accoglienza, facendo emergere una serie di crepe evidenti nel sistema che accompagna il flusso migratorio che interessa la Locride. A partire dall’Ospedaletto, su cui a breve dovrebbero partire i lavori di ristrutturazione. Negli ultimi tempi all’interno degli stanzoni della struttura a nord di Roccella sono stati ospitati fino a 250 migranti per volta, ben oltre le capacità effettive che prevedono un tetto massimo di 130 ospiti. Una situazione di difficoltà straordinaria che si ripercuote sui migranti e poi, a cascata, su tutti gli operatori che in quelle condizioni si trovano ad agire.

E quando la carretta del mare sfugge ai controlli delle forze dell’ordine, le cose, se possibile, vanno anche peggio. Quando un barchino si arena sulle spiagge della riviera dei Gelsomini infatti, i sindaci sono costretti ad individuare una struttura idonea a garantire la prima accoglienza. Con i risultati che ci si può immaginare. Palazzetti che diventano dormitori, vecchi edifici riconvertiti per poche ore in ostelli di fortuna, persino vecchie scuole riadattate all’ultimo minuto, come a Siderno Superiore o come nel caso di Arghillà, quando il traporto di una 70ina di migranti arrivati al porto di Reggio provocò una mezza insurrezione, con tanto di barricate di immondizia data alle fiamme e polizia in assetto anti sommossa.

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