Benvenuti nella regione del Sud dove la monnezza costa di più

Il rapporto Ispra 2021 è la fotografia di un settore dove si addensano problemi storici e molte ombre. Le province che riciclano meno sono Crotone e Reggio Calabria. Cosenza e Catanzaro superano il 60%

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Raccogliere, differenziare e riciclare. Sono questi i tre principi cardine dell’economia del rifiuto e i loro numeri fotografano lo stato di salute dei nostri paesi e della nostra Regione.
Il rapporto 2021 diffuso dall’Ispra, elaborato su un campione di 177 comuni calabresi su 404, ci illustra dati alla mano tutte le luci e le ombre del sistema.

In controtendenza con i dati europei, tra i pochi effetti collaterali positivi della pandemia c’è senza dubbio la riduzione della produzione dei rifiuti in tutta Italia. È dal 2016 che i rifiuti dichiarati dai Comuni della Calabria sono in calo anno dopo anno. Nel 2020 ogni calabrese ha prodotto in media 381,36 kg di rifiuti a differenza dei 405 kg dell’anno precedente. Un dato che ci posiziona al terzultimo posto della classifica nazionale dietro solo a Molise e Basilicata.

Sarà che prodigi dell’era Covid altro non sono che l’effetto del lockdown sulle abitudini culinarie dei calabresi che ai cibi confezionati hanno preferito produzioni casalinghe. E la ressa per accaparrarsi il lievito di birra è ancora un vivido ricordo.
Le province più virtuose nella produzione dei rifiuti sono state Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria.

Calabria lumaca della differenziata

La Calabria nel 2020 è riuscita a differenziare ben il 52,2% dei rifiuti prodotti.
Un dato prodigioso se si pensa che nel 2016 la percentuale di raccolta differenziata era appena il 33,2%.


Venti punti percentuali che però non possono essere un vanto se si considera che siamo partiti 20 punti in meno rispetto ai migliori che oggi segnano una percentuale di raccolta differenziata che arriva al 76% come in Veneto.
E quei pochi rifiuti che produciamo non siamo in grado neanche di differenziarli bene.
La Calabria, infatti, è tra le regioni con il valore di raccolta differenziata pro-capite più basso (199 kg).

Le due province che vincono la maglia nera 

Le province meno riciclone sono Crotone e Reggio Calabria. Per la provincia di Pitagora la magra consolazione di essersi migliorata di appena due punti percentuali: dal 30,8% del 2019 al 32,7%.
Stesso discorso per la provincia dello Stretto che è passata dal 36,3% del 2019 al 39,6%. Solo 50 punti percentuali di distacco da Treviso, la migliore provincia d’Italia con l’88% dei rifiuti differenziati.
E se si pensa che l’obiettivo da agguantare nel 2020 era il 65%, il gap in questo caso più che impallidire dovrebbe farci arrossire di vergogna. A mettere una toppa i dati della differenziata delle province di Cosenza e Catanzaro che superano anche se di poco il 60%. Un pessimo risultato che affonda le radici in una gestione fallimentare del settore rifiuti che in Calabria non per niente è commissariato da ben 17 anni. A nulla pare siano serviti i milioni di euro sversati per il potenziamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nella nostra regione.

Meglio l’organico che la plastica

Ma se proprio dobbiamo differenziare in Calabria siamo bravissimi a differenziare, nell’ordine: organico, carta, vetro e plastica.
Ogni calabrese nel 2020 ha differenziato 88 kg di umido, 48 kg di carta, 27 kg di vetro e appena 9 kg di plastica e pensare che – secondo il WWF – in media un uomo all’anno ne produce 73 kg.

Un solo inceneritore in Calabria

«In linea generale – secondo l’Ispra – laddove esiste un ciclo integrato dei rifiuti grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene ridotto significativamente l’utilizzo della discarica. Vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è carente e poco diversificato». In Calabria, ad esempio, esiste un solo impianto di biogas e si trova a Rende in provincia di Cosenza. E’ nel 2018 sul sito di Calabra Maceri, azienda specializzata nel recupero e smaltimento dei rifiuti urbani, il primo impianto di biometano del Centro-Sud connesso alla rete nazionale del gas naturale di Snam. L’impianto è in grado di trasformare 40mila tonnellate annue di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata in 4,5 milioni di metri cubi di biometano, oltre a produrre 10mila tonnellate di un fertilizzante per l’agricoltura biologica.

Gli impianti di compostaggio, invece, in Calabria sono 11 con una quantità di rifiuti urbani smaltibili di 114.700 tonnellate l’anno. Anche il Trentino ha 11 impianti di compostaggio solo che smaltiscono appena 67.760 tonnellate.

A Gioia Tauro sorge l’unico e tanto vituperato inceneritore della Regione usato per trattare appena 1,2% dei rifiuti prodotti anche se negli ultimi anni ha registrato un incremento del +17% con 19mila tonnellate incenerite.
Giusto un po’ di storia, l’impianto di Gioia è stato avviato nel 2005, autorizzato nel 2015 e da qui a breve dovrà essere revisionato, la scadenza dell’autorizzazione segna la data 2025.

Quanto smaltiamo in discarica

Nel 2020 sei sono le discariche ufficiali in Calabria. L’analisi dei dati a livello regionale evidenzia un calo tra il 2019 ed il 2020, riferibile soprattutto al Mezzogiorno dove si registra un calo di oltre 259mila tonnellate di rifiuti collocati in discarica. Al Sud la riduzione maggiore si ha in Calabria (-36,6%), dove circa 23 mila tonnellate di rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani vengono smaltite fuori regione.
In Calabria nel 2020 sono stati prodotti 715.976 tonnellate di rifiuti e smaltiti in discarica 196.169 di cui solo 596 tonnellate provenienti da fuori regione mentre 22.955 tonnellate li abbiamo smaltiti fuori dalla nostra regione.
In media un calabrese smaltisce in discarica 104 kg di rifiuti. Ma c’è chi sta peggio come il Molise con 262 kg per abitante.
Il pro capite nazionale di frazione biodegradabile in discarica risulta, nel 2020, pari a 59 kg per abitante, al di sotto dell’obiettivo stabilito dalla normativa italiana per il 2018 (81 kg/anno per abitante). La Calabria è fra le 12 Regioni che hanno invece conseguito l’obiettivo prefissato nel 2018.

Tuttavia, i nuovi obiettivi di riciclaggio fissati dal d.lgs.152/2006 e successive modificazioni che prevedono entro il 2030 il raggiungimento di almeno il 65% di riduzione dello smaltimento in discarica ed entro il 2035 a non più del 10% dei rifiuti prodotti, renderanno necessario realizzare un sistema industriale di gestione che sia in grado di garantire il necessario miglioramento. La Calabria riuscirà a raggiungere l’obiettivo? Difficile dirlo, ma le premesse, soprattutto se guardiamo quanto accaduto nel settore negli ultimi vent’anni, non sono per nulla rosee.

Mio caro rifiuto

La Calabria è la regione del Sud dove i rifiuti costano di più: 50,35 centesimi al kg. Importo che purtroppo non può tenere conto del dato della città di Catanzaro perché non pervenuto per la stesura del rapporto.
Per definire il costo del rifiuto e renderlo uniforme sul piano nazionale l’Autorità di Regolazione per l’Energia e le Reti e Ambiente (Arera) definisce il perimetro gestionale assoggettato al nuovo metodo tariffario, al fine di renderlo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il perimetro gestionale comprende: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani.
La voce che maggiormente incide sul costo totale è quella relativa alla raccolta e trasporto delle frazioni differenziate (CRD). Il costo complessivo medio pro-capite nella nostra regione è di 190 euro mentre in Liguria ne sborsano la bellezza 263,3. Il raffronto numerico senza una spiegazione non dà l’idea: perché in Liguria è vero che si spendono più di 70 euro a testa ma è innegabile che la qualità dei servizi legati al rifiuto è colossale.

Quanto costa differenziare

Differenziare costa meno che smaltire. E’ un dato di fatto. Sebbene i dati di riferimento per la Calabria siano statisticamente poco rilevanti perché il campione analizzato non supera in alcuni casi i cinque Comuni , l’Ispra stima un costo di 27,56 centesimi al kg per la carta, 12,49 centesimi/kg per il vetro, 15,87 centesimi/kg per plastica, 15,05 centesimi/kg per metalli e 39,79 centesimi per l’organico.

Economia circolare

Nel futuro la gestione del rifiuto passerà soprattutto dal riutilizzo e dal riciclo. Dopotutto la road map della direttiva Ue 2018/851 prevede un riciclaggio e un riuso al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 per raggiungere il 65% nel 2035.

Il decreto legislativo 116/2020 ha introdotto, con il nuovo articolo 198 bis del d.lgs. 152/2006, la previsione del Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti, accanto ai piani regionali e ne disciplina i contenuti e le procedure per l’approvazione e l’aggiornamento. Il Programma è aggiornato almeno ogni 6 anni, tenendo conto, tra l’altro, delle modifiche normative, organizzative e tecnologiche intervenute nello scenario nazionale e sovranazionale.
In considerazione dell’attuale e rinnovato sistema normativo e regolatorio, le Regioni dovranno provvedere all’aggiornamento dei Piani regionali di gestione dei rifiuti e dovranno inserirsi nel percorso delineato dall’Unione Europea con il “Nuovo Piano d’Azione per l’economia circolare” (COM/2020/98), che mira ad accelerare il cambiamento richiesto dal Green Deal europeo.

L’aggiornamento rientra all’interno delle condizioni abilitanti, a livello regionale, per l’accesso a finanziamenti del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e al Fondo di coesione.
In Calabria siamo fermi al D.G.R. n. 340 del 02/11/2020 Linee di indirizzo per l’adeguamento del “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 156 del 19 dicembre 2016.
Alla nuova Giunta il compito di aggiornare il piano per restare agganciati al treno-Paese e dare finalmente concretezza e significato agli slogan green delle campagne elettorali.

 

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