Riace, la brigata Bella Ciao di Lerner e padre Zanotelli abbraccia Lucano

"La chiamata delle arti" raduna intellettuali e movimenti a sostegno dell'ex sindaco campione di accoglienza condannato dalla Procura di Locri a 13 anni di carcere. E Mimmo "u Curdu" tuona: la Prefettura reggina mi chiamava santo, pregandomi continuamente di accogliere altra gente perché non sapevano dove sistemarla

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Le prime auto sono arrivate già dalla mattina. Da Napoli, da Cosenza, da Parma, da Messina: alla fine saranno un migliaio i sostenitori dell’ex sindaco Mimmo Lucano. Tutti approdati a Riace per rispondere alla “Chiamata delle arti”, la manifestazione a sostegno del “curdo” organizzata a poco più di un mese dalla sentenza del Tribunale di Locri. Lucano ha subito una condanna a 13 anni e due mesi di reclusione.

Mimmo Lucano in piazza a Riace con Gad Lerner e padre Alex Zanotelli

Presenti militanti, attivisti, i partigiani dell’Anpi e i giovani dei centri sociali. Non mancavano due ex candidati alla presidenza della Regione, Mario Oliverio e Luigi De Magistris. Tra i manifestanti anche l’ex sindaco movimentista di Messina, Renato Accorinti.

Padre Alex Zanotelli e il sindaco con la falce e martello

Spunta qualche amministratore locale della provincia – il neo rieletto sindaco di Polistena, Tripodi, munito di bandiera con falce e martello – e l’immancabile padre Alex Zanotelli che con Riace e il suo progetto di accoglienza dal basso ha un rapporto antico. Ma sono i giovani i veri protagonisti di questa giornata di festa salutata dallo scirocco. Ci sono i bambini arrivati in questo pezzetto di Calabria con le loro famiglie negli anni passati e quelli che a Riace sono nati, e ci sono i ragazzi delle scuole (una classe di un liceo di Messina ha continuato a girare lungo tutto il corteo per vendere una fanzine del loro «gruppo rivoluzionario che intende distruggere il capitalismo»).

L’indifferenza dei ragazzi del posto

Quelli che mancano sono i ragazzi del posto che non hanno risposto all’appello. Così come tiepida è stata la risposta dei cittadini del paesino jonico. Un gruppo di anziani gioca a carte nel bar appena fuori il “Villagio Globale”. Guardano a quella massa rumorosa di estranei con l’indolenza tipica di queste parti e non si fanno vedere nella piazza principale. Gli altri sono tutti in fila ordinata lungo la strada che dal Santuario di Cosma e Damiano conduce fino al paese. Un Santuario dove, grazie all’interessamento dell’allora vescovo Bregantini, furono ospitati i curdi del primo sbarco a Riace. Era il 1998.

Bella Ciao con Gad Lerner e Ascanio Celestini

Un corteo lungo e colorato di rosso che Lucano, mano nella mano con due dei bambini migranti che a Riace sono rimasti nonostante la tagliola disposta dall’allora ministro Salvini, guida tra le manifestazioni di affetto e vicinanza dei manifestanti. E ancora Gad Lerner e Ascanio Celestini per un serpentone rumoroso che avanza al ritmo di Bella Ciao fino all’anfiteatro con i colori della pace. E qui che, rispondendo alle domande dello stesso Lerner, Mimmo Lucano ha ripercorso le ultime tappe della sua vicenda. Una vicenda legata a doppio filo con la “rotta turca” che da più di venti anni continua a riversare disperati sulle spiagge della Locride.

Il corteo per Mimmo Lucano sta per raggiungere il centro storico di Riace

Le parole di Mimmo Lucano

«Quello che proprio non riesco a sopportare di questa vicenda – ha detto l’ex sindaco – è la delegittimazione morale di quanto abbiamo fatto in tutto questo tempo. Questo non posso davvero sopportarlo. In una terra come la Locride, umiliata dal crimine organizzato e con un sistema sociale ed economico fragilissimo, noi abbiamo proposto un riscatto per il nostro territorio, occupandoci di un fenomeno epocale come quello migratorio». Il racconto del “curdo” ripercorre tutte le tappe di un “anomalia” capace di sorgere in contrapposizione agli slum spuntati, negli stessi anni, nelle campagne della piana di Gioia Tauro e il pensiero non può che andare a Beky Moses. «Una ragazza – ha ricordato ancora Lucano – a cui era stata rifiutata l’accoglienza e che era stata obbligata a lasciare Riace».  Che disse a Lucano: «Tu sei l’ultimo che può darmi una mano».

Il giornalista Gad Lerner con Mimmo Lucano a Riace

«La Prefettura di Reggio mi chiedeva di accogliere»

Lucano continua: «Come potevo rifiutare? Non mi sono mai pentito di avere firmato quella carta d’identità anche se non è servito a niente visto che quello stesso documento è stato ritrovato qualche giorno dopo tra i resti del rogo che la uccise, nell’inferno di San Ferdinando». E poi la cooperativa che si occupava dei rifiuti a dorso di mulo «e che aveva rotto il monopolio dei soliti noti ma per cui sono stato comunque condannato» e le continue chiamate dalla Prefettura reggina che «mi chiamava San Lucano e mi chiedeva continuamente di accogliere altra gente perché non sapevano dove sistemarla». Quello di Mimmo è un racconto serrato e interrotto più volte dagli applausi del pubblico.

Le parole del corteo di oggi a Riace

Zanotelli: indagano Lucano invece di occuparsi di ‘ndrine 

E se per Lerner la pesantissima sentenza di condanna che, in primo grado, è costata un totale di 87 anni di carcere per 15 dei 27 imputati rappresenta «un vero e proprio stupro nei confronti di Mimmo Lucano e del suo progetto di accoglienza», per il missionario comboniano Zanotelli, il vero rebus resta l’impegno della Procura di Locri «che al posto di occuparsi dei mille problemi causati dalla ‘ndrangheta in questo territorio, ha speso due anni per imbastire questa indagine contro una brava persona come Mimmo Lucano».

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