Principe contro Principe: una città per due urbanistiche

Empio Malara e l'ex sindaco litigano sulla storia dello sviluppo di Rende: era meglio Cecchino e tu sei un ingrato, afferma l'archistar. Ma dietro il confronto tra padre e figlio si nasconde una nuova cementificazione che rischia di alterare il volto della rivale di Cosenza

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Empio Malara è cittadino onorario di Rende. E questo è l’unico dato certo nella polemica esplosa tra Malara e Sandro Principe, che ha tenuto banco nei media regionali.
Ma questa stessa polemica impone una riflessione sulla storia recente di Rende, che è essenzialmente una storia urbanistica.
Malara ha accusato Principe di «velleità strapaesane» e di «ingratitudine» nei confronti di suo padre, il mitico Cecchino.
Principe ha tenuto botta: coi soliti toni pesanti, ma anche con molti dati alla mano, ha provato a dimostrare che la “sua” Rende è una città diversa da quella pensata da Cecchino e disegnata da Malara.

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Cecchino Principe in un comizio d’epoca

L’archistar, dal canto suo, ha cercato di far capire che la “sua” Rende (quindi, anche quella di Cecchino) era migliore di quella realizzata da Sandro.
Non è il caso di entrare in questioni estetiche, su cui forse neppure gli addetti ai lavori concordano. Resta vero, tuttavia, che la Rende ideata tra i ’60 e i ’70 era decisamente diversa da quella che conosciamo e vediamo oggi.

Rende e Cosenza: dalla continuità alla rivalità

La Rende di Cecchino Principe, in effetti, non dava nell’occhio: continuava Cosenza e l’aiutava a smaltire la popolazione in eccesso, accumulata dal dopoguerra fino agli anni ’70.
Il leader socialista, al riguardo, si era limitato a riprendere la vecchia intuizione urbanistica del ventennio fascista: Cosenza non poteva sviluppare a sud-ovest, per via della sua struttura collinare e quindi l’unico sbocco urbanistico era a nord-est, in direzione della Valle del Crati e della Sibaritide.

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Rende, Panoramica di via Rossini

La città verde disegnata da Malara, che si agganciava a Cosenza tramite Roges, era lo sfogo ideale. Certo, qualcosa scappò, visto che il primo disegno urbanistico non comprendeva l’Unical – che negli anni ’60 era nella mente di Dio e neppure – e non ipotizzava la crescita di Quattromiglia, che era solo la sede di una Stazione ferroviaria che continua a non richiamare Rende in alcun modo (infatti, è tuttora la Stazione di Castiglione).
Rende aveva iniziato il suo sviluppo come città servente e forse non poteva essere altrimenti. Ma la realizzazione dell’Università della Calabria, in origine non prevista da Cecchino né da Malara, cambiò non poco il quadro.

Il Campus della discordia

La variante del piano regolatore che includeva il Campus di Arcavacata fu firmata (e quindi progettata o quantomeno approvata) da Malara negli anni ’70.

Beniamino Andreatta

L’idea di creare un ateneo all’americana, cioè staccato dal tessuto urbano, aveva un motivo nobile, pensato da Beniamino Andreatta in persona: staccare i laureandi dai contesti socio-familiari per creare una classe dirigente progressista.

Rende vinse la sfida sia grazie al dinamismo di Cecchino, che elaborò un mega esproprio “lampo”, ma soprattutto grazie alla maggiore disponibilità di territorio, sottopopolato e in larghissima parte agricolo.
Ottenere il Campus fu il primo passo. Il secondo, davvero decisivo, fu l’inclusione dell’Unical nel Piano regolatore generale. Da quel momento in avanti, Rende iniziò a mordere al collo Cosenza.

Parlano i numeri

La classe dirigente cosentina, costituita da professionisti formatisi fuori regione, aveva sottovalutato ciò che accadeva, anche perché il capoluogo era in ascesa demografica.

La demografia di Cosenza fino al 2011

Ma, contemporaneamente, cresceva pure Rende, che accoglieva non pochi cosentini “bene”: si pensi solo che alcuni amministratori di Cosenza risiedevano (e risiedono tuttora) oltre il Campagnano.
L’evoluzione successiva, caratterizzata dalla decrescita di Cosenza e dall’ascesa demografica di Rende, cambiò il quadro della situazione a partire dagli anni ’80.
Infatti, la città del Campagnano passò dai 13mila e rotti residenti del ’71 ai circa 25mila e rotti nell’81 e agli oltre 30mila del decennio successivo. Cosenza, che aveva superato i 100mila abitanti nell’81, invertì la curva demografica, fino a scendere agli attuali 64mila e rotti abitanti. Questi numeri spiegano le generose colate di cemento al di là del Campagnano.

La demografia di Rende fino al 2011

 

Politiche diverse

È difficile dire se Sandro Principe abbia inaugurato un trend o, più semplicemente, lo abbia interpretato.

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Sandro Principe

Detto altrimenti: se abbia deciso di far concorrenza al capoluogo oppure abbia approfittato della crescita spontanea di Rende per ideare una città alternativa.
Di sicuro, la creazione di via Rossini a partire dalla chiesa di San Carlo Borromeo (che a suo tempo fu contestata da Malara), la struttura di Commenda e la definitiva urbanizzazione di Quattromiglia, agganciata all’Unical a partire dagli anni ’90, sono il prodotto di variazioni, anche particolarmente invasive, del disegno originario.

Rende e Cosenza: la guerra tra Principe e Mancini

Quasi ignorata dal vecchio sistema dei partiti, la concorrenza tra Rende e Cosenza esplose feroce negli anni ’90, quando Sandro Principe iniziò il braccio di ferro col vecchio Giacomo Mancini.
Il volano della crescita di Rende fu l’Unical, che aveva stimolato una forte espansione edilizia nella città perché aveva superato la sua funzione originaria di ateneo per studenti a basso reddito e attirava molti iscritti, per i quali le strutture residenziali “istituzionali” non bastavano più.
La guerra tra le due città fu condotta senza esclusione di colpi a partire dai servizi (si pensi allo scontro sui bus dell’Amaco, bloccati dai vigili di Rende),

La situazione attuale

Il declino di tutta l’area urbana cosentina non ha colpevoli specifici. Lo spopolamento – che tocca anche Rende e a cui corrisponde un calo di iscritti dell’Unical, scesa nel 2021 sotto le 30mila immatricolazioni – è, purtroppo, l’esito di un calo che ha colpito tutto il Mezzogiorno.

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Panoramica dell’Unical

Atene piange e Sparta non ride e, nel Cosentino, è difficile dire chi sia Sparta e chi Atene. Ma un dato è certo: l’enorme quantità di appartamenti, invenduti o sfitti, di Rende non giustifica ulteriori incrementi edilizi. E lo stesso discorso vale per il capoluogo. Eppure, in entrambe le città si continua a far colare il cemento e si programmano altre colate, come se non ci fosse un domani.

Il cemento è per sempre

Il litigio a mezzo stampa tra Malara e Principe rivela troppi non detti, a cui l’ex sindaco ha alluso pesantemente.
Il primo riguarda i rapporti tra la famiglia Malara e Rende: si pensi che Andrea Malara, il nipote di Empio, cura tuttora l’illuminazione pubblica di Rende. Questo dato banale non deve meravigliare nessuno, visto che i Malara sono una firma nell’urbanistica.

Empio Malara

Il secondo sottinteso riguarda la cementificazione: l’area di viale Principe, secondo il Piano strutturale comunale caldeggiato dall’attuale amministrazione Manna, dovrebbe essere destinato non più solo ai servizi (centri commerciali e rifornitori di carburanti) ma anche all’edilizia residenziale. Cioè altri palazzi, per un totale di mille appartamenti in più.
Una quantità di vani che non si giustifica neppure con l’incremento demografico, di 1.200 residenti, annunciato con orgoglio dal sindaco alcuni giorni fa, considerata l’enorme quantità di abitazioni vuote, non ancora censita.

Tra Rende e Cosenza Montalto gode

Contrapporre la Rende di Malara a quella di Sandro Principe significa contrapporre due epoche diverse.
Tutto lascia pensare che la rievocazione di un Cecchino “buono” e lungimirante contro un Sandro “cattivo” e “strapaesano” sia l’ennesima tossina di una lotta senza quartiere, che rischia di avvelenarsi ancor di più perché c’è un terzo incluso: la magistratura.
Forse nell’attuale maggioranza c’è chi spera che l’ex uomo forte di Rende finisca fuori combattimento e, con lui, l’opposizione.

La demografia di Montalto fino al 2011

Il problema non è l’urbanistica né la cementificazione. Soprattutto, non sono un problema il “rendecentrismo” o la “cosentineria”: Rende è cresciuta a scapito di Cosenza e ora Montalto cresce a scapito di Rende, come dimostra la curva demografica in costante ascesa. Questo processo ha spostato di molto a nordest l’asse dell’area urbana e tolto più centralità al capoluogo.
Di fronte a questa evidenza tutte le polemiche sono inutili.

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