Pesca da Aprile: de Magistris fa il pieno di “terroni”

Il Movimento 24 Agosto-Equità territoriale, ispirato al bestseller del giornalista pugliese, pare essere evaporato nel giro di pochi mesi. Una schiera di "ribelli" è confluita nelle liste del sindaco di Napoli alla ricerca di un posto al sole. Senza simbolo però

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Avevano promesso fuoco e fiamme. Volevano portare la rivoluzione nel Sud e da qui, estenderla a tutto il Paese. Gianfranco Viesti era il loro mito, Pino Aprile la loro musa. Adesso, dopo circa due anni di vita, il Movimento 24 agosto-Equità territoriale, annunciato nell’estate 2019 al Parco nazionale della Grancia, in Basilicata, fondato a Scampia con regolare atto notarile e presentato a Cosenza, è evaporato.
Di tanti entusiasmi, esplosi soprattutto nei social, è rimasto poco: sei candidati spalmati nelle liste di Luigi de Magistris, l’unico interlocutore con cui il partitino meridionalista guidato da Aprile era riuscito a quagliare. Nessuno dei sei ha il simbolo e, se non fosse per le polemiche esplose su Facebook, sembra quasi che il M24a-Et non sia davvero esistito.

La versione di de Magistris

Sull’evaporazione del partito di Aprile de Magistris ha detto la sua in maniera poco equivocabile: non sono io che ho “divorziato” da Pino, ma viceversa.
Poi, il quasi ex sindaco di Napoli ha rivelato un dettaglio: il no dello stato maggiore del Movimento 24 agosto sarebbe arrivato alla fine dello scorso mese, proprio mentre era in corso una manifestazione di de Magistris nel Lametino.
Il no alla coalizione col primo cittadino di Napoli si è risolto in un boomerang: gli aderenti a M24a-Et sono passati armi e bagagli col candidato Masaniello e il partito si è svuotato.
Questo travaso è il terminal di mesi di frizioni, polemiche e dubbi.

I terroni in trincea

Prima di raccontare la storia è il caso di capire chi siano i sei candidati, alcuni dei quali non proprio sconosciuti.
Nella circoscrizione nord ci sono Mario Bria, noto per i suoi trascorsi di sindaco a Rose e di consigliere provinciale durante la prima giunta Oliverio, e Marianna Avolio, che corrono in ticket in de Magistris presidente.

Nella circoscrizione centrale c’è Amedeo Colacino, ex sindaco di Motta Santa Lucia, candidato in Dema. Con lui è in ticket Francesca Gallello. Poi c’è Bruno Aversa, candidato in Per la Calabria con de Magistris.
Nella circoscrizione sud c’è, invece, Maria Stella Morabito, che corre in de Magistris presidente.

Una postilla è doverosa: Amedeo Colacino, già vicino a Orlandino Greco e legato da anni agli ambienti neoborbonici, fu protagonista, all’inizio dello scorso decennio, di una lunga battaglia giudiziaria contro il Museo Lombroso di Torino, accusato nientemeno che di razzismo antimeridionale.
Insomma, un avanguardista del terronismo, che legò con Aprile sin dai tempi d’oro del bestseller “Terroni” (2010).

La campagna elettorale

In politica i pesci piccoli partono per primi. Così è stato per M24a-Et.
I primi colloqui sono iniziati a novembre e si sono svolti con Carlo Tansi, che subito dopo ha litigato di brutto con Aprile sulla questione delle candidature.
Solo l’ingresso di de Magistris ha placato gli animi, ma per poco.
Le cose sono precipitate con la fine del Tandem, l’effimera liaison tra Tansi e de Magistris e con l’ingresso di una buona fetta di sinistra scontenta del Pd.
Sono cose note: Aprile è diventato direttore di testata proprio in Calabria e il Movimento ha iniziato a perdere colpi.

I capi terroni

I movimenti non sono solo i loro leader. Con loro operano sempre dei dirigenti che si danno da fare nei territori. Ciò vale anche per M24, che qui in Calabria  contava su quattro “colonnelli”.
Due non sono volti nuovi: Paolo Spadafora e Paolo Mandoliti, per citare i cosentini, erano vicini ai fratelli Occhiuto.

Per quel che riguarda gli altri, uno solo è un neofita del terronismo: Mario Cosenza, un medico fisiatra cosentino. L’altro, il reggino Pasquale Zavaglio, ha un’estrazione neoborbonica simile a quella di Colacino.
Tolto Spadafora, uscito dal Movimento circa un anno fa, gli altri tre sono rimasti alla guida. 

La ribellione

I “terronisti” si sono divisi in due blocchi: da una parte chi non ha gradito il nuovo impegno professionale del leader, dall’altra chi lo ha giustificato.
Le cose si sono aggravate in seguito alle difficoltà incontrate nella compilazione delle liste, perché i candidati disponibili erano solo undici.
Il tentativo è naufragato di fronte alla decisione dei vertici di non appoggiare de Magistris e di correre da soli.

Questo proposito è collassato perché la lite interna, era deiventata pesantissima. Tant’è che è mersa il venticinque agosto sulla pagina Fb del Movimento, grazie a un post firmato dai suoi fondatori, tra cui lo stesso Colacino: sono volate accuse di scarsa democraticità e insulti. Tanto più rumorosi quanto più è piccolo l’ambiente che li ha prodotti.
E la rivoluzione? Un’altra volta.

 

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