Così fan tutti: una Calabria malata di parentopoli

La vicenda di Rosaria Succurro ha risvegliato il problema. Ma la storia più o meno recente trabocca di familismi peggiori. Una piaga trasversale difficile da combattere e arginare

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La recente polemica sulla mini parentopoli alla Provincia di Cosenza fa quasi tenerezza.
Rispetto a decenni di nepotismi e comparaggi vari, praticati a tutti i livelli (e sempre intensivamente) non dà quasi nell’occhio che la presidente Rosaria Succurro abbia scelto come consulente suo marito Marco Ambrogio.

Al riguardo, è arrivato puntuale il richiamo “storico” a Egidio Masella, ex assessore regionale di Rifondazione comunista, che  fu costretto a dimettersi all’inizio dell’era Loiero per aver tentato di assumere sua moglie, Lucia Apreda, nella propria struttura.

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Marco Ambrogio e Rosaria Succurro

Un caso da manuale

Masella – che per quella vicenda ha subito un processo da cui fu prosciolto nel 2012 – ha avuto una menzione d’onore nientemeno che dalla Treccani, che cita la sua vicenda per chiarire il termine Parentopoli.
Ma anche la storia dell’ex assessore rifondarolo risulta soft, se paragonata alla prassi (non solo) calabrese.

Maledette telecamere

Gli italiani si accorsero della Calabria grazie ad Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro, che immortalò il Consiglio regionale quando il cadavere di Francesco Fortugno era ancora caldo.
«’u cumpari dù cumpari è tu cumpari», il compare del compare è tuo compare, disse Franco Morelli, ex capo di gabinetto di Giuseppe Chiaravalloti e allora consigliere in quota An, ripreso cheek to cheek con Domenico Crea, appena subentrato in Consiglio al posto di Fortugno. Oggi i due valgono assieme circa quindici anni. Di galera: a tanto ammontano le condanne ricevute per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ciò non toglie che allora avessero ragione: la Calabria funziona proprio come diceva Morelli.

Il quinquennio di Chiaravalloti fu il regno di Bengodi, grazie al fatto che erano consentiti i cosiddetti “monogruppi”, cioè gruppi costituiti da un solo consigliere. Ciascun monogruppo poteva avere la sua struttura, composta di sette collaboratori al massimo, per un totale di 180 portaborse, con stipendi che andavano da un minimo di circa 1.700 euro netti a un massimo di 5mila e rotti lordi al mese.
Di questi 180, raccontano alcuni ex funzionari, almeno 32 erano parenti diretti dei consiglieri.

La “legge Masella”

Questo andazzo, moralmente riprovevole, era tuttavia a norma di legge. L’affaire “Masella” costrinse la Regione a prendere provvedimenti seri.
Il principale fu la legge regionale 16 del 22 novembre 2005, che introduceva una serie di incompatibilità per l’assunzione nelle strutture consiliari, tra cui il rapporto di parentela e affinità fino al terzo grado tra l’aspirante portaborse e il suo “patrono”.
Con questa legge, la Calabria è stata la prima Regione a dotarsi di norme “antiparenti”. Un record doveroso, conferma oggi Peppe Bova, all’epoca presidente del Consiglio in quota Ds: «Eravamo giunti al limite e dovevamo dare un segnale forte».

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Mario Pirillo è stato assessore regionale ed europarlamentare

Album di famiglia

Ma chi erano i consiglieri nepotisti? Dati i numeri, quasi tutti e forse menzionarne solo qualcuno significherebbe far torto agli altri.
L’amministrazione Chiaravalloti si segnala anche per il famigerato Concorsone del 2001, destinato ai funzionari di partito. Tra gli illustri assunti, c’è (oltre al plurimenzionato Carlo Guccione), Salvatore Pirillo, ingegnere e figlio di Mario, big amanteano della Dc, transitato nella Margherita e poi nel Pd, assessore all’Agricoltura dell’era Loiero e poi europarlamentare.

Mario & Giulio: cuori di padre

Salvatore Pirillo emerse agli onori della cronaca nel 2010, quando Giulio Serra, consigliere di centrodestra dell’era Scopelliti, lo volle come suo collaboratore. In cambio, Pirillo senior assunse come propria collaboratrice, Roberta Pia Serra, manco a dirlo la figlia di Giulio.
Ma Salvatore Pirillo non è solo un ingegnere. Infatti, ha ereditato da papà Mario la passione per la politica: è stato segretario del circolo Pd della “sua” Amantea nel 2014.

Fedele… alla sua linea

Nel caso di Luigi Fedele – assessore regionale durante l’amministrazione Caligiuri, poi presidente del Consiglio nell’era Chiaravalloti, infine assessore in quella Scopelliti – e finito nei guai per Rimborsopoli – più che di nepotismo si dovrebbe parlare di “compresenza”.

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Luigi Fedele

Infatti, suo fratello Giovanni, avvocato ed ex sindaco di Sant’Eufemia di Aspromonte, è entrato in Regione nel 2000 come collaboratore esperto della presidenza del Consiglio. Poi è diventato capo della medesima struttura fino al 2005. Ed è rimasto a Palazzo Campanella dove, da circa un decennio, è dirigente di settore.

Gianni Nucera: l’asso pigliatutto

Il recordman potrebbe essere Gianni Nucera, ex big dell’Udc. Nella sua struttura, all’inizio dell’era Loiero, c’erano sua moglie Felicia Pensabene e i figli Carmela e Francesco.
Per evitare lo tsunami che allora travolgeva Masella, Nucera azzerò la struttura. Ma la famiglia può essere anche allargata: Nucera è cognato di Giuseppe Suraci, padre di Grazia Suraci, anche lei collaboratrice del consiglio regionale e moglie dell’ex assessore regionale Antonino De Gaetano, poi finito nei guai per l’inchiesta Erga Omnes.
Grazia ha una sorella, Giuseppina Suraci, che ha collaborato con Antonio Billari, allievo di De Gaetano e consigliere regionale nell’era Santelli.

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Maurizio Priolo, superburocrate della Regione Calabria

Maurizio & Stefano Priolo: Regione di famiglia

Non si può, a questo punto, passare sotto silenzio la vicenda della famiglia Priolo. Stefano Priolo, il padre, è stato consigliere nella Prima Repubblica. Attualmente presidente dell’Associazione ex consiglieri regionali, Priolo sr. passerà alla storia per la sua battaglia contro la riduzione dei vitalizi.

Suo figlio Maurizio è un superburocrate della Regione, in cui è entrato senza concorso. Al momento, è impegnato in un braccio di ferro giudiziario contro Maria Stefania Lauria, che ha preso il suo ruolo, incluso il lucrosissimo stipendio a Palazzo Campanella…

Sviluppo Italia: il parentificio

Chiediamo scusa ai consiglieri regionali non menzionati (rimedieremo quanto prima) e passiamo all’over the top: l’agenzia Sviluppo Italia, che in Calabria pullulava di nomi eccellenti.
Ne citiamo solo qualcuno: Paola Santelli, sorella minore della compianta Jole, Cecilia Rhodio, la figlia di Guido, presidente di Regione negli anni ruggenti della Dc.
Sempre a proposito di notabili Dc: come non ricordare Luigi Camo, figlio dell’ex senatore scudocrociato Geppino? Ma faremmo un torto maggiore se non citassimo Cristiana Miceli, moglie di Geppino.

https://icalabresi.it/fatti/regione-calabria-la-guerra-dei-mandarini-per-la-poltrona-da-240mila-euro/
Roberto Occhiuto

La fine della Balena Bianca non comportò la fine delle relative pratiche: infatti, in Sviluppo Italia figuravano Giada Fedele, ex moglie di Roberto Occhiuto, e Giovanna Campanaro, nipote della compianta Annamaria Nucci, ex deputata ed ex assessora al Bilancio di Cosenza nell’era Perugini.
Non potevano mancare i Gentile: al riguardo, figurano nella lista Sandro Mazzuca, nipote di Pino Gentile, e sua moglie Fausta D’Ambrosio.
Sviluppo Italia andò in liquidazione nell’era Loiero. Che fine hanno fatto i dipendenti (in totale 180)? Assorbiti a vario titolo dalla Regione e da altri enti.

Così fan tutti

Sul familismo calabrese la classe politica nazionale ha puntato poco il dito, anche perché ciascuno ha i suoi peccati. Certo è che non può fare la morale a nessuno la presidente del Senato Elisabetta Casellati, che quando era sottosegretaria della Presidenza del Consiglio nominò sua consulente la figlia Ludovica.
Tantomeno può farla Salvini, che si trovò agli onori delle cronache a metà dello scorso decennio perché la sua compagna fu assunta dalla Regione Lombardia, allora egemonizzata dalla Lega.

Per tornare in Calabria

«Allora, uno non può lavorare se è figlio di qualcuno?», si chiese attonito davanti alla stampa Umberto De Rose, lo stampatore coinvolto nell’Ora Gate, a proposito di Andrea Gentile, figlio del senatore Tonino Gentile.

Umberto De Rose

Andrea era finito nel mirino degli inquirenti per alcune consulenze ricevute dall’Asp di Cosenza. A dirla tutta, nella parentopoli gentiliana era coinvolta anche Lory Gentile, la sorella di Andrea, che aveva lavorato per Fincalabra, diretta all’epoca dallo stesso De Rose, condannato per questo motivo dalla Corte dei Conti.

A questo punto è doverosa una precisazione: non abbiamo menzionato i figli dei politici che fanno politica perché i rampolli illustri hanno almeno l’onere formale di procacciarsi i voti. Vale per Katya Gentile, la figlia di Pino, e per il citato Andrea.

Parentopoli sanitaria

Anche fuori dalla politica c’è chi ha fatto qualcosa.
Ad esempio, l’ex commissaria straordinaria dell’Asp di Cosenza Daniela Saitta, finita nella bufera per aver dato una consulenza a sua figlia, Cristina Di Lazzaro.

Incarnato family: un apostrofo rosa

Si è parlato, a proposito dell’attuale amministrazione cosentina di Franz Caruso, di un curioso nepotismo alla rovescia, grazie al quale Luigi Incarnato è diventato capo di Gabinetto di Caruso dopo che sua figlia Pina è stata eletta consigliera (e poi nominata assessora) nell’attuale maggioranza.

https://icalabresi.it/fatti/regione-calabria-la-guerra-dei-mandarini-per-la-poltrona-da-240mila-euro/
Pina Incarnato

Il caso è borderline, sia perché Incarnato fa il capo di Gabinetto gratis sia perché è stato uno degli organizzatori della coalizione di centrosinistra.
Eppure la parentela non è più stretta per un soffio: Incarnato e Caruso, da sempre assieme nel Psi, sono stati a lungo consuoceri, perché Pina è la ex fidanzata del figlio del sindaco…
Chi trova un amico trova un tesoro. Ma chi ha un parente trova di più.

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