Oltre al licenziamento anche le parole di sfida ai lavoratori (VIDEO)

Uno dei fratelli Greco, proprietari anche della casa di cura San Bartolo-Misasi, si è rivolto con toni accesi nei confronti dei dipendenti che protestavano sul tetto

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Oltre alle lettere di licenziamento anche le parole di sfida contro gli operai saliti sul tetto della Casa di cura Misasi-San Bartolo di Cosenza. A pronunciare frasi dai toni accesi è stato Saverio Greco, uno dei fratelli che detengono la proprietà anche della struttura sanitaria in questione.

il video è stato girato e poi pubblicato su Facebook da Ferdinando Gentile, sindacalista Usb della confederazione di Cosenza che sta seguendo la vicenda dei 51 lavoratori.

Il gruppo imprenditoriale da poco ha rilevato le case di cura che erano in mano alla famiglia dell’ex consigliere regionale, Ennio Morrone. I Greco hanno da subito fatto capire che avrebbero mandato a casa 51 dipendenti sui 129 totali in forza alla struttura. Il giornale I Calabresi ha sollevato la vicenda già il 9 novembre scorso.

«Questa realtà imprenditoriale decide di lasciare a casa decine di lavoratori e lavoratrici così da poter ulteriormente aumentare i propri profitti». È quanto si legge nel comunicato stampa del sindacato Usb Confederazione di Cosenza. Che continua: «La città di Cosenza non può permettersi che decine di famiglie rimangano senza risorse per poter vivere dignitosamente. Questa ennesima crisi sociale va evitata in ogni modo».

I sindacalisti «chiedono poi un intervento immediato del presidente Roberto Occhiuto affinché convochi al più presto un tavolo di confronto vero, alla presenza delle sigle sindacali, dell’ASP di Cosenza e della San Bartolo srl».

I Greco scaricano sulla Regione

Gli imprenditori di Cariati hanno sin da subito scaricato sulla Regione Calabria la responsabilità di quanto avrebbero poi messo in atto. In una nota stampa hanno sottolineato «il tardivo rimborso delle prestazioni erogate negli anni che vanno dal 2002 al 2014, nonché la insufficiente remunerazione delle prestazioni relative all’anno 1995, e la continua contrazione dei budget che non hanno consentito la copertura dei costi fissi».

 

 

 

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