L’attimo fuggente di Ordine: «Libri e buoni prof ti cambiano la vita»

Conversazione con l'editorialista del Corsera e docente dell'Unical. Che ci spiega come far uscire dalle paludi una Calabria sempre in fondo alle classifiche economiche e culturali, ma piena di giovani talenti

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«Questi dati disastrosi sulla lettura e sulla fruizione delle attività culturali sono direttamente proporzionali agli scarsi investimenti, in Calabria e nel Sud in generale, dedicati alla cultura e all’istruzione. Come si possono stimolare i giovani a leggere in una regione dove in molti paesi non esistono librerie, biblioteche, teatri e perfino edicole?». A parlare è Nuccio Ordine, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università della Calabria. Il suo è il punto di vista di chi dalla nostra terra – dove è nato, vive ed opera – gira il mondo per far capire, soprattutto ai giovani, il valore della lettura.

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L’Università della Calabria

Una regione che non legge

Nelle scorse settimane su I Calabresi abbiamo parlato del grande balzo in avanti del libro, che si vende sempre più. Anche le librerie fisiche resistono, mantenendo la maggiore fetta di mercato rispetto ai siti di e-commerce. Eppure da queste parti in media, secondo Istat, si leggono poco o nulla giornali e libri. Librai, scrittori ed editori ci hanno detto che occorre partire dalle scuole, investire in politiche che favoriscano la lettura di qualità, non limitarsi ai dati nazionali sulla crescita del mercato editoriale. E un faro in Calabria andrebbe puntato anche sulla quota di studenti della scuola secondaria di secondo grado che non raggiungono un livello sufficiente di linguaggio (e competenze numeriche).

«Dopo trent’anni di insegnamento a studenti di primo anno – afferma Nuccio Ordine – posso affermare che si legge sempre meno e che la conoscenza dei classici è purtroppo in calo. Il fenomeno non riguarda solo gli iscritti all’Unical: in tutto il mondo l’educazione globalizzata punta alla “professionalizzazione” e non alla formazione di una cultura generale». Ma a chi attribuire la responsabilità di questo fenomeno? Secondo Ordine, non a quelli che spesso finiscono sul banco degli imputati.

«La colpa – spiega – non è degli allievi o dei professori della secondaria. È un approccio “pragmatico” che riduce spazio alle discipline umanistiche in generale per privilegiare la tecnologia e i suoi derivati. La soglia dell’attenzione si abbassa sempre più. I giovani, educati allo zapping, dopo pochi minuti hanno bisogno di cambiare canale. Ma quando incontrano bravi professori si rendono disponibili all’ascolto. Chiedono valori e possono lasciarsi infiammare da una poesia o un romanzo…».

Leggere per capire se stessi e il mondo

Ordine, 63 anni, dirige collane di classici in diversi Paesi e gode di grande fama internazionale, con riconoscimenti e numerose lauree honoris causa anche per la difesa del ruolo del professore (la buona scuola non la fanno i computer, è un suo slogan). Il suo bestseller L’utilità dell’inutile è stato tradotto in 22 lingue. Di una cosa è certo: bisogna far comprendere anche agli studenti che non si legge per superare un esame, ma per cercare di capire se stessi e il mondo circostante.

Il professor Nuccio Ordine riceve un dottorato honoris causa dall'Université catholique de Louvain
Il professor Nuccio Ordine riceve un dottorato honoris causa dall’Université catholique de Louvain

«In un contesto globale – dice – dominato dai tagli alla scuola, all’università e a tutto ciò che ormai, nella propaganda utilitaristica mondiale, viene stimato inutile perché non produce un profitto immediatamente monetizzabile, letteratura, musica, arte, filosofia, ricerca scientifica di base vengono considerate lussi che lo Stato non può più permettersi. Le ricerche in questo settore parlano chiaro invece: più si investe in cultura e in istruzione, più l’interesse per la lettura cresce».

I ritorni economici

Già, gli investimenti. L’ultima rilevazione Eurostat su quelli per la ricerca e lo sviluppo in rapporto al Pil evidenzia come l’Italia non raggiunga la media europea. E la Calabria, come abbiamo raccontato su queste pagine, è ancora più indietro. «Non finanziare la ricerca di base, quella di lunga durata che nella storia dell’umanità ha dato grandi risultati, è frutto di una logica in cui si pensa che dare soldi ad una biblioteca, un archivio, museo, laboratorio sia sprecare soldi perché non hai un ritorno economico. È sbagliato».

E quando gli chiediamo un esempio che confermi quanto sostiene, Ordine ne tira fuori uno illustre quanto poco noto ai più: lo stato del Kerala in India. «L’economista Amartya Sen, premio Nobel, ha riconosciuto nell’idea del governo di investire qui soprattutto nella sanità e nell’istruzione un fattore fondamentale nella crescita dello stesso Kerala in termini di redditi pro capite».

Amartya Kumar Sen, Premio Nobel per l'economia nel 1998
Amartya Kumar Sen, Premio Nobel per l’economia nel 1998

Secondo Nuccio Ordine, «dedicarsi ad una lettura di un libro, alla visita di un museo o alla visione di un concerto è considerato improduttivo nella nostra società». Ma non si deve investire solo in cosa dà profitto o studiare per imparare un mestiere. «Uno dei punti deboli della nostra società – dice – è che il tasso etico delle professioni si sta abbassando in maniera vorticosa. Si sceglie un mestiere nell’ottica del mercato: per il guadagno, non per passione. È sbagliato applicare la logica dell’azienda allo studio e alla cultura. Tagliare il greco o la storia significa non avere più conoscitori di queste materie. La memoria ha giocato sempre un ruolo fondamentale: nell’Olimpo greco la dea della memoria, Mnemosine, è la mamma di tutti i saperi».

La ricchezza dell’umanità

Leggere, conoscere il passato, aiuta a costruire una società migliore per il presente e il futuro. Non tutti però se ne rendono conto, anzi. «Pensiamo alla Calabria. Sono calabrese – dice ancora il docente Unical – e fiero che nella mia cultura ci siano origini magnogreche, romane, normanne, bizantine, arabe, e poi spagnole e francesi. Ritengo che la pluralità delle religioni e delle culture, e più in generale la convivenza tra popoli diversi, non siano un ostacolo ma rappresentino la ricchezza dell’umanità. Contro una certa visione identitaria e pseudo-patriottistica giocano un ruolo molto importante la letteratura, la musica e tutti i saperi in generale».

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Un gommone carico di migranti nel Mediterraneo

L’attualità però racconta quanto l’intolleranza resti un problema, come risolverlo? «Purtroppo si tende a mettere i poveri (che hanno pagato le crisi economiche) contro i nuovi poveri (chi viene a cercare una dignità umana). Far credere che i migranti siano la causa della crisi economica è una delle cose più immorali e disoneste che possano esistere. Dovremmo insegnare ai nostri giovani: dovete essere fieri delle vostre origini, ma nello stesso tempo dovete imparare a valicare i confini della terra natale. Ulisse ce lo insegna: siamo fatti non per vivere come bruti ma per seguire “virtute e canoscenza” come dice Dante».

Il riscatto nei libri

In un mondo sempre più globalizzato, però, gli scenari tendono a riproporre dei modelli standardizzati. Nelle aree più ricche – dove ci sono più stimoli culturali e si investe di più – la media dei lettori è sempre più alta, come indicato dall’ultima rilevazione Istat sul benessere equo e solidale. «Per esperienza personale e quindi senza alcuna pretesa di offrire dati certi, ho potuto verificare che la qualità può trovare punte molte alte soprattutto nelle aree svantaggiate».

Il sapere può quindi liberare dalle catene del sottosviluppo una terra come la nostra? Ordine non ha dubbi a riguardo. «In Sudamerica o in Calabria, per esempio, ho trovato ragazzi pieni di passione e di entusiasmo, animati da una voglia di conoscenza e di riscatto. Si tratta di “punte” che percepiscono lo studio e il sapere come una grande occasione per cambiare la loro vita. Per questo la scuola ha bisogno di buoni professori: per stimolare i giovani all’amore per la conoscenza. Ma oggi, purtroppo, si spendono miliardi per la tecnologia, mentre si disprezza la professione dell’insegnante (mal pagato e frustrato). Abbiamo dimenticato che solo i buoni professori possono aiutare gli studenti a cambiare la loro vita».

Un centro unico al mondo

Nuccio Ordine è anche presidente del Centro internazionale di studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani. Dal 2015 ha sede nel palazzo Caselli a Cosenza, in virtù di una convenzione con il Comune. La biblioteca ha ricevuto un finanziamento con i fondi Cis stanziati per il centro storico bruzio, attraverso il segretariato regionale del ministero della Cultura. «Cosa possiamo fare in Calabria, un po’ periferia della periferia? Con un gruppo di studiosi del Rinascimento abbiamo pensato che fosse necessario dar vita a una biblioteca specialistica dedicata ai tre grandi filosofi meridionali che hanno condizionato il dibattito europeo sulla natura e sulla cosmologia. Due sono calabresi, Tommaso Campanella e Bernardino Telesio, e l’altro campano, Giordano Bruno».

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La statua del filosofo Bernardino Telesio a Cosenza in piazza XV Marzo

L’iniziativa, pur nobile, è stata accolta da qualche polemica negli anni. Secondo qualcuno, manco a dirlo, i soldi per il centro Telesiano si potevano impiegare per qualcosa di più utile a contrastare l’abbandono della città vecchia. Ma Ordine non ci sta e rivendica il valore del progetto: «La nostra idea – spiega – è di comprare in riproduzione digitale tutte le opere originali dei tre filosofi. E poi comprare tutta la bibliografia secondaria (saggi, articoli, traduzioni) di Telesio, Bruno e Campanella sparsa nelle biblioteche di tutto il mondo e in tutte le lingue. Così da averla in unico luogo, qui a Cosenza. Il segretariato regionale del ministero ha apprezzato il progetto e lo ha fatto suo. Potremo portare a termine la biblioteca. Quando avremo tutto pronto, potremo finanziare borse di studio, ospitare dottorandi, far venire qui studenti da Harvard o da Oxford. In nessuna città del mondo troveranno ciò che abbiamo qui a Cosenza».

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