Maxitruffa da 110 milioni, lametini nel mirino della GdF

Una società di imprenditori calabresi avrebbe sfruttato i decreti legati alla pandemia inventando un giro d'affari inesistente. Cessioni di credito all'insaputa dei beneficiari, colpite anche le Poste e grandi compagnie assicurative. E il Tribunale di Roma fa scattare il sequestro

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Crediti fiscali inventati e “reclutatori” in caccia di ambulanti; figuranti interessati e funzionari assicurativi allocchi: si muove sullo sfondo dei decreti Rilancio e Cura Italia l’ennesima truffa scoperta dalla Guardia di finanza di Roma. Costruita su una società fantasma che, in poco meno di un anno e mezzo, era riuscita, dal nulla di un anonimo condominio romano, a movimentare un flusso di denaro di oltre 110 milioni di euro, la truffa sarebbe stata messa in piedi da una famiglia di imprenditori di Lamezia, i Molinaro, che nei decreti varati sull’onda dell’emergenza Covid nella primavera del 2020, avevano trovato la classica gallina dalle uova d’oro.

Crediti da monetizzare

Al centro della vicenda, gli investigatori delle Fiamme gialle hanno individuato la società “Crescita Italia srl” costituita  a Roma nell’agosto dello scorso anno da Roberto, Angelino e Samuele Molinaro. Una società nata dal nulla che si lancia immediatamente sul mercato della cessione dei crediti fiscali disposti dai decreti a sostegno dell’economia. Il piatto è di quelli che contano (i crediti fiscali derivanti dai sostegni agli affitti per le attività commerciali in difficoltà possono essere immediatamente monetizzati) e “Crescita Italia” , annotano gli investigatori nel decreto che dispone il sequestro preventivo della stessa società, è seduta al tavolo migliore.

Il fatturato schizza

Un tavolo così appetitoso da consentire alla neonata società che si occupa di “liquidità mediante lo smobilizzo immediato di crediti di imposta derivanti da norme speciali” di balzare da un pur considerevole fatturato di 1,5 milioni di euro relativo agli ultimi 4 mesi del 2020, a un volume di lavoro identificato dagli investigatori in quasi 63 milioni “corrispondenti – scrive il Gip di piazzale Clodio – a operazioni qualificate come non soggette ad Iva”.

Un gioco con vittime illustri

È un giro complicato di acquisto e cessione di crediti fiscali quello su cui si gioca la presunta truffa messa in atto dagli imprenditori lametini. Un gioco reso succulento dalla liquidità garantita dai decreti governativi nati sull’onda dell’emergenza Covid e che ha finito per coinvolgere anche un paio di grosse compagnie assicurative e le stesse Poste spa, rimaste vittime del complicato giro di storno fiscale.

Un gioco contorto e quasi geniale nella sua banalità quello scoperto dagli investigatori romani e che si poggiava sulle due sponde degli aiuti statali: attraverso il proprio sito accreditato alle Agenzie delle entrate, la Crescita Italia avrebbe dovuto, da una parte, raccogliere il credito fiscale avanzato dagli imprenditori che ricevevano gli aiuti statali per l’affitto dei negozi e dei magazzini e che avevano bisogno di monetizzare quel credito immediatamente, dall’altra, gli stessi crediti, venivano poi rimessi sul mercato e offerti a quelle società finanziarie interessate agli sconti previsti dai decreti stessi. Un gioco complicato ma estremamente fruttuoso, visto che, come accertato dagli inquirenti «è emersa in modo chiaro l’inesistenza di tutti i crediti ceduti».

Il panettiere e l’ambulante

Nella sostanza l’indagine ha consentito di verificare come il monumentale volume d’affari della società fosse completamente falso. False le richieste di rimborso, come nel caso del venditore ambulante di origine senegalese da cui la società avrebbe riscosso (e poi rivenduto) crediti fiscali su un affitto inesistente per oltre 100 mila euro: «Non sono a conoscenza di cessione di crediti,  ho solo incassato le somme. Il mio amico mi ha detto che li mandava il governo italiano» aveva raccontato l’ignaro ambulante ai militari. O come nel caso del panettiere romano che avrebbe ceduto, a sua insaputa, un credito di 500 mila euro che mai gli sarebbe spettato.

Un sequestro da 110 milioni

Un giro vorticoso di denaro (il tribunale di Roma ha disposto un sequestro preventivo per oltre 110 milioni di euro nei confronti dei 13 indagati (tutti, o quasi, originari del lametino) che esisteva solo sulla carta e che invece, grazie alla rete tessuta dagli indagati, si era trasformato in moneta sonante. Una presunta truffa così ben congegnata che era riuscita a coinvolgere anche le Poste che di quei crediti inesistenti ne aveva acquisite da Crescita Italia quote per oltre 10 milioni.  Come nel caso di V.F. avvocato di Lamezia che, dopo avere acquistato dalla società dei Molinaro crediti per 1,3 milioni di euro, li aveva immediatamente rivenduti a Poste spa in cambio di poco meno di un milione. Con buona pace  della dichiarazione dei redditi del legale che al fisco dichiarava introiti per poco meno di 40 mila euro.

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