La FI di Occhiuto umilia tutti, il Pd riesce a salvarsi

Fdi e Lega dovranno fare i conti con la forza espressa dai berlusconiani. De Magistris non sfonda e si ferma al 16,5 %. Il Movimento 5 stelle non brilla ma sarà presente in consiglio regionale, mentre l'asse del Partito democratico potrebbe spostarsi sullo Stretto. E oggi si aspetta il risultato delle Comunali a Cosenza

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Diciamola tutta, amministrare la Calabria è un’ambizione che Roberto Occhiuto coltivava da sempre. Alla fine, c’è arrivato con un percorso piuttosto lineare, iniziato dieci anni fa con la vittoria di suo fratello Mario a Cosenza. Nulla di trascendentale: Occhiuto ha applicato alla lettera una regola non scritta ma ineludibile della politica calabrese, secondo cui si vince e si perde a Cosenza. Eroso il fortino “rosso”, per decenni appannaggio dei reduci della sinistra, il resto è stato una passeggiata.

Roberto Occhiuto è il terzo presidente di regione consecutivo espresso da Cosenza. Ha preso di meno rispetto a Mario Oliverio (che nel 2014 conquistò la Regione col 61% calcolato su un’affluenza al voto prossima al 45%) e ha fatto quasi pari e patta con Jole Santelli, che ha preso nel 2020 il 55% dei consensi su una base elettorale del 45% circa.

Su tutto dominano due dati. Il primo: Occhiuto ha fatto cappotto con una campagna elettorale piuttosto semplice e dai toni composti. Il secondo: mentre il centrodestra arranca in tutti gli altri contesti elettorali, in Calabria stravince. Scendiamo un po’ più nel dettaglio.

Moderazione e furbizia

Toni morbidi e rassicuranti. Soprattutto uno slogan banale e piacione: “La Calabria che l’Italia non si aspetta”. E poi un profluvio di foto e video, con cui il candidato azzurro ha invaso ogni spazio pubblico, a partire dai social.
Niente urla né pose da giustiziere, ma solo una grossa furbata: la modifica al regolamento della Commissione antimafia, con cui l’allora aspirante governatore è riuscito a sterilizzare l’ombra ostile dell’ex grillino Nicola Morra e a togliersi di torno alcune candidature ingombranti.

E poi una campagna elettorale tutta in discesa, in cui il deputato forzista ha avuto una sola difficoltà, tra l’altro interna: gestire i mal di pancia di Fratelli d’Italia, che minacciava fuoco e fiamme ma è stato smentito dai numeri. Col suo 17,3% Forza Italia stacca di nove punti il partito della sora Giorgia, inchiodato all’8,7%. Una cifra sulla base della quale è praticamente impossibile alzare la voce.
Tantopiù che Fdi è tallonato a vista dalla Lega, che tiene la barra sul 8,34%, e da Forza Azzurri, di fatto la lista del presidente, che si attesta all’8,1%. Ma il cappotto riguarda tutte le liste occhiutiane, che, tranne Noi con l’Italia, hanno superato il quorum.

Fin qui i dati grezzi, gli unici su cui è possibile ragionare, restituiscono una leadership forte, che probabilmente è l’esito di una gestione autoritaria della fase più delicata di ogni campagna elettorale: la compilazione delle liste.
Tutto il resto è retorica della vittoria: l’accenno forte sul “fare”, il ripudio rituale della ’ndrangheta e dell’illegalità, la promessa di impegno per risollevare le sorti della Calabria, ecc.
Ma i numeri azzurri non possono essere fraintesi né interpretati: dato per spacciato nel resto d’Italia, il movimento di Berlusconi tiene alla grande in Calabria e umilia gli alleati recalcitranti.

Perde la Bruni, salvo il Pd

I risultati complessivi ribadiscono l’inconsistenza degli avversari, tutti vittime del collasso del centrosinistra. È senz’altro vittima Amalia Bruni, col suo poco più del 27,6%.
Questo dato conferma come la candidatura della scienziata lametina sia stata più il frutto di un’improvvisazione disperata che di una scelta. E fa capire come, dietro tutto, potrebbe esserci stato un ragionamento piuttosto cinico di alcuni vertici romani: suicidare il centrosinistra per “salvare” il Pd.

Il segretario del Pd, Enrico Letta, a Cosenza (foto Alfonso Bombini)

Infatti, il partito di Letta, col suo 13,1%, conferma, seppure in parte, anche in Calabria l’attuale trend nazionale. E pazienza se questo risultato è stato ottenuto grazie al bagno di sangue più classico e truce, cioè costringendo tutti i big a candidarsi sotto il simbolo di partito, con la consapevolezza che solo uno per collegio ce l’avrebbe fatta.

Uno zoom sul collegio cosentino può aiutare a chiarire: nella lista dem hanno gareggiato Mimmo Bevacqua, Giuseppe Aieta, Graziano Di Natale e Franco Iacucci.
I primi tre hanno ottenuto risultati lusinghieri alle scorse Regionali, Iacucci, attuale presidente della Provincia di Cosenza, potrebbe contare su un buon risultato.
Ma, data la performance della coalizione, solo uno entrerà in Consiglio. In pratica, si sono sacrificati per mantenere il partito sopra la linea di galleggiamento.

Non finisce qui: l’asse del Pd potrebbe spostarsi verso lo Stretto se Nicola Irto confermasse i circa 12mila voti del 2020. In questo contesto fanno notizia due fatti: il raggiungimento del quorum dei Cinquestelle, che in Calabria prenderanno un consigliere (il mite Domenico Miceli?) e l’evaporazione di Carlo Tansi, la cui Tesoro Calabria è al 2,2%, a dispetto dei toni barricaderi del leader.

 

Un flop per de Magistris?

A Luigi de Magistris spetta la gloria degli sconfitti: è riuscito a staccare le sue liste, una sola delle quali de Magistris presidente (5,5%), ha superato il fatidico 4%. Tutto il resto, a partire da Dema (che sulla carta sembrava la lista più forte) è stato deludente.

Luigi de Magistris (foto Alfonso Bombini)

Il quasi ex sindaco di Napoli, in realtà, ha poco da rimproverarsi: si è mosso tanto e con molta abilità, è riuscito a smarcarsi bene da alcuni compagni di strada non proprio affidabili (Tansi, per capirci) ed è, infine, riuscito comunque a inserirsi in un territorio non proprio facilissimo, come quello calabrese.

Tuttavia, il 16,15% non è un risultato lusinghiero per un candidato che prometteva rivoluzioni. Al contrario, significa che de Magistris non è riuscito a portare alle urne gli astensionisti e i delusi, gli unici che per lui avrebbero potuto fare la differenza.
E non occorre essere politologi scafati per capire che in questo risultato hanno pesato non poco alcuni errori nella compilazione delle liste, in cui si sono schierati alcuni evergreen della sinistra, radicale e non (ad esempio, il cosentino Mimmo Talarico, già consigliere regionale in Idv con un passato turbolento in Sd e nella Sinistra arcobaleno).

La fine di Oliverio

L’ultima raffica per l’ex governatore. Mario Oliverio è stato letteralmente azzerato. Col suo 1,7% non è riuscito neppure a scalfire il Pd, che intendeva demolire per riprenderselo, né a fare una battaglia di testimonianza.
Lui e i suoi fedelissimi hanno cercato la “bella morte”, come i repubblichini a Salò. Ma sono morti e basta, per loro fortuna solo a livello politico.

Solo la Calabria è di destra

Per capirci di più, occorre aspettare i risultati delle amministrative, in particolare quelli di Cosenza.
Tuttavia, se si proietta il dato calabrese sullo scenario nazionale, emerge con prepotenza un altro dato: il centrodestra non ha bucato dove aveva i numeri per farlo (Roma) e ha subito degli stop un po’ ovunque, a volte non lusinghieri (è il caso di Milano e Napoli). E un po’ ovunque va al ballottaggio col rischio di essere stritolato dalla somma dei propri avversari.

Il 15% circa ottenuto da Fratelli d’Italia a livello nazionale è una crescita inutile, che rischia di collassare tra gli scandali e, probabilmente, tra le inchieste giudiziarie che ne seguiranno o sono già in corso. Solo la Calabria, a dispetto dell’astensionismo, segna una controtendenza rispetto a un contesto generale in cui il centrosinistra ha ripreso a fiatare.
Occhiuto ha stravinto senza alzare la voce e senza sbagliare una mossa. Tant’è che potrà gestire gli equilibri della sua coalizione col classico manuale Cencelli: dando a ognuno sulla base del suo peso.

Ma i problemi per lui iniziano ora: la “Calabria che l’Italia non si aspetta” è ridotta al lumicino per responsabilità pesanti anche del centrodestra, che ha rivinto con pochi cambiamenti. Riuscirà a fare la rivoluzione assieme alla coalizione meno attrezzata per realizzarne una?

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