Così vogliono fermare I Calabresi

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I tentativi fatti per fermare il primo vero giornale che nella sua missione al primo posto poneva il diritto dei calabresi di avere un’informazione libera da condizionamenti, rigorosa nelle fonti per non essere accusata di pressappochismo, affidata a bravi giornalisti in possesso di contratti regolari e con retribuzioni puntuali e congrue per professionisti, sono stati diversi. Li abbiamo denunciati alle Autorità competenti, ma non ne abbiamo dato notizia per non autorappresentarci come vittime o, al contrario, eroi. Né vittime né eroi, ma calabresi che amano la propria terra, ne sostengono i diritti, compreso quello di un’informazione vera e utile ad una partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità.

Falliti i precedenti, con una manovra fin troppo chiara e percepita da chi scrive dal modo anomalo con il quale era stato preparato e gestito il CdA della Fondazione del 30 maggio, dichiarato da me presidente a verbale “illegittimo” e contrario agli interessi della Fondazione (ma funzionale ad altri ben rappresentati anche all’interno, a quanto è dato capire) l’ultimo è finalmente riuscito con la partecipazione attiva dei consiglieri uscenti.

Gli articoli de I Calabresi dannosi per una fondazione culturale?

Avevo già preparato un articolo nel quale, imponendomi vincoli di riservatezza non dovuti, mi limitavo a ricordare la frase pronunciata dal consigliere Walter Pellegrini – e ripresa da altri componenti del Consiglio con riferimenti espliciti alla linea editoriale – contro ogni evidenza dichiarando che «il giornale I Calabresi è dannoso per la Fondazione».
I dati dicono altro. Il giornale è stato letto e apprezzato in undici mesi da 2 milioni e 200mila lettori in tutta Italia e in Europa, calabresi e amanti della nostra Calabria.

Il valore patrimoniale, certificato da un economista più che qualificato, è passato da 20mila a 240mila euro. E alcuni imprenditori liberi avevano nei giorni scorsi manifestato l’interesse ad entrare nel capitale sociale. I “congiurati” non tengono in alcun conto i dati, veritieri e reali, né quelle manifestazioni d’interesse.
Perseguono il loro obiettivo, che garantisce benefici materiali e immateriali, soprattutto l’apprezzamento dei poteri, più o meno occulti, che pesano eccome sulla Calabria.

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Un articolo dello Statuto della Fondazione Attilio e Elena Giuliani

L’ordine per ora è stato ristabilito: Walter Pellegrini diventa il nuovo Presidente. Due consiglieri – che non volevo passivi e acquiescenti, ma leali e corretti – sono tornati in modo da consumare qualche vendetta privata.
Il nuovo presidente si cautela con due pedine fedeli e una per di più famosa e conosciuta (se apprezzata è altro discorso): nientepopodimeno che Mario Occhiuto, ex sindaco archistar di Cosenza.
Fatto il primo passo potranno fare il secondo, quello che più loro interessa: liberarsi de I Calabresi, dare il messaggio che “l’ordine è stato ristabilito”, che il mattino i massoni deviati e i politicanti di ogni parte non dovranno temere brutte sorprese, cioè leggere di magagne che è meglio non rivelare.

Ci difenderemo fino all’ultimo

Ci riusciranno? Forse sì. I nostri estimatori, cittadini liberi e amanti di una Calabria migliore, faranno sentire la loro voce? Non lo so, sarà una loro libera scelta.
Noi, io fondatore e direttore responsabile del giornale nonché realizzatore della Fondazione dall’acquisto di Villa Rendano alla realizzazione di un progetto museale e culturale apprezzato a livello nazionale e non solo, faremo sentire la nostra voce e cercheremo le possibilità di difesa che la Legge consente? Assolutamente sì.

La mia forza personale è impalpabile, non si vede e non si misura. È fatta di onestà, nessun interesse economico – nei ruoli di presidente e direttore generale della Fondazione oltre che direttore del giornale non ho percepito alcun compenso amore per la dignità di tutti e personale.
L’ho fatto a 54 anni lasciando, per non convivere con un distruttore seriale di aziende, un ruolo importante e fin troppo pagato alle Ferrovie dello Stato.
Non cambierò modo di essere per un manipolo di arroganti di seconda fila.

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