Grave insufficienza renale, l’ospedale di Cosenza la manda via

L'odissea di una signora tra lo spoke Paola-Cetraro e l'Annunziata di Cosenza. Nella notte sul Tirreno non trova un nefrologo nel presidio sanitario e non le va meglio nel capoluogo

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Ha una grave insufficienza renale, ma l’ospedale di Cosenza la manda via. Dura una notte l’odissea di una signora di mezza età tra il presidio sanitario spoke Paola-Cetraro e l’hub della città dei bruzi. Sul Tirreno non c’è un nefrologo a prestarle cure necessarie. Cosenza è l’unico Hub della provincia. Ma non viene accettata.

Qualcuno trovi un nefrologo allo spoke Paola-Cetraro
Il referto dei medici dello spoke Paola-Cetraro

D’estate si moltiplicano le presenze sulla costa. Turisti e gente che torna a Sud per le vacanze. Un nefrologo di notte non dovrebbe mancare, soprattutto in queste condizioni e con molti pazienti dializzati, quindi esposti a rischi maggiori.

Il referto firmato da due medici dell’ospedale Spoke Paola-Cetraro spiega la gravità della situazione. «A causa della mancanza di un medico reperibile di Nefrologia e Dialisi in questo presidio (Paola) e in quello di Cetraro – si legge nel documento – si trasferisce il paziente per competenza all’Hub di Cosenza».
Cercano di «contattare il Pronto soccorso di Cosenza senza esito». Alla fine la paziente rientra dall’Annunziata «senza essere accettata dal Pronto soccorso, né tantomeno essere visitata da un nefrologo».

Una situazione non più sostenibile

Un quadro allarmante emerge dalla comunicazione inviata da Francesco Rose, direttore medico di presidio unico facente funzioni dell’AO di Cosenza. Per conoscenza la missiva è rivolta pure al direttore sanitario Angelo Barbato.

«Negli ultimi giorni in pronto soccorso si registrano gravi criticità per l’eccessivo numero di pazienti in attesa di ricovero». Ha scritto Rose, poi aggiungendo: «Il personale del pronto soccorso ha segnalato modalità di accesso che possono essere definite incongrue». Una situazione «non più sostenibile dal punto di vista dell’assistenza e della logistica».

Nel documento si danno indicazioni rispetto alla richiesta proveniente da altri ospedali spoke della provincia. «Per patologie specialistiche, le UOC (Unità operative complesse) interessate – è scritto nel testo firmato da Rose – potranno dare disponibilità ad accettare i pazienti solo quando si ha a disposizione il posto letto, evitando di suggerire di far giungere il paziente in Pronto soccorso in attesa» di una sistemazione.

La missiva inviata da Francesco Rose direttore medico di presidio unico

La vita delle persone messa a rischio

«È grave che non ci sia un nefrologo nello spoke Paola-Cetraro per le urgenze notturne. Ci troviamo di fronte a un’interruzione di pubblico servizio, aggravato dal fatto che si mette a rischio la vita delle persone». Il consigliere regionale del Partito democratico, Carlo Guccione, commenta «l’ennesimo caso di malasanità per mancanza di personale e di una turnazione efficace».

Se medici e il personale sanitario operano oggettivamente in condizioni difficili, Guccione si rivolge, invece, al commissario dell’AO di Cosenza, Isabella Mastrobuono. «Dovrà rispondere – afferma il democrat – del perché, come si evince dal referto, la paziente è stata respinta al pronto soccorso di un hub come Cosenza senza ricevere cure». E «accerti se esistono eventuali responsabilità». Vista la gravità della situazione, che «va al di là del pur emblematico caso singolo, spero che intervenga la magistratura a fare chiarezza». In merito alla comunicazione del direttore Rose, Guccione fa notare: «È un dispositivo che di fatto ha chiuso l’accesso dei tre ospedali spoke di Paola-Cetraro, Corigliano-Rossano e Castrovillari all’hub di Cosenza».

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