Francesco Cannizzaro, il potere logora chi non ce l’ha (ma lo ostenta)

Ha messo la faccia in tutte le elezioni comunali della provincia di Reggio. E ha perso ovunque la prima e le seconde. Per il deputato forzista una sconfitta che brucia e può cambiare gli equilibri nel centrodestra

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Cosa resta dei milioni annunciati per il rilancio dell’aeroporto di Reggio Calabria? O degli impegni presi per i tirocinanti calabresi? O, ancora, del travestimento alla Camera dei Deputati, con l’intervento con tanto di sciarpa della Reggina al collo? Poco, forse nulla.
Le elezioni comunali in provincia di Reggio Calabria hanno segnato una clamorosa debacle per il deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro. Tanto da spingerlo a una accorata (e, per qualcuno, patetica) lettera aperta in cui ha giustificato il proprio infruttuoso impegno.

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Francesco Cannizzaro con la sciarpa della Reggina al collo

Cannizzaro annuncia cose

I più avvezzi all’uso dei social conosceranno le pagine satiriche “Forze dell’ordine che indicano…”, presenti tanto su Facebook, quanto su Instagram. Ebbene, qualche giovane nerd di buona volontà, potrebbe creare la pagina “Cannizzaro annuncia cose”.
Un continuo fluire verso le redazioni giornalistiche di comunicati stampa, note, interventi, in cui il deputato, che si è cucito addosso il ruolo di plenipotenziario di Forza Italia sul territorio reggino, comunica con toni trionfalistici di aver risolto questo o quel problema. Di aver fatto avere questo o quel finanziamento in tema di trasporti, di turismo, di welfare. Ma cosa resta?

Non proprio nulla. A quasi 40 anni, infatti, Cannizzaro può già vantare un curriculum politico lunghissimo. Oggi parlamentare della Repubblica Italiana, ha già rivestito il ruolo di consigliere regionale ed è oggi coordinatore provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria. Nell’aprile 2021 viene anche nominato responsabile per il dipartimento Sud.

Chi è Francesco Cannizzaro?

Francesco Cannizzaro da Santo Stefano d’Aspromonte, è unanimemente riconosciuto come il figlioccio politico dell’ex senatore Antonio Caridi, arrestato con l’accusa di essere stato lo strumento attraverso cui la cupola massonica della ‘ndrangheta si sarebbe infiltrata nelle istituzioni, ma assolto in primo grado nell’ambito del processo “Gotha”. E questo nonostante la Dda di Reggio Calabria ne avesse chiesto la condanna a 20 anni di reclusione, considerandolo vicino tanto alle cosche della fascia tirrenica, Raso-Gullace-Albanese, quanto ai Pelle del mandamento jonico e alla famiglia reggina dei De Stefano.

Cannizzaro da anni è deputato di Forza Italia, avendo anche schivato qualche pericoloso dardo giudiziario. Proprio con Caridi verrà intercettato nell’ambito dell’inchiesta “Alchemia” in casa di soggetti che le inchieste (ma non le sentenze) indicavano vicini alle cosche. Indagato e poi archiviato su stessa richiesta della Dda reggina per presunti rapporti con le famiglie mafiose dell’area grecanica.

Da ultimo, i magistrati non hanno ravvisato niente di penalmente rilevante nemmeno nelle denunce effettuate dall’allora presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte, Giuseppe Bombino, circa presunte ingerenze politiche di Cannizzaro e altri soggetti sul Parco.

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Antonio Caridi in Senato

Il bacino elettorale di Francesco Cannizzaro

Proprio dai comuni che scendono la Vallata dalla “sua” Santo Stefano e da quelli della Piana di Gioia Tauro, Cannizzaro ha avuto alcune delle delusioni politiche più cocenti nell’ultimo turno di elezioni comunali. A cominciare da Villa San Giovanni, dove la giornalista e avvocato, Giusy Caminiti, ha effettuato l’impresa, battendo il candidato Marco Santoro e diventando il primo sindaco donna della città dello Stretto. Lo ha fatto senza l’appoggio dei partiti tradizionali e, anzi, scontrandosi contro il centrodestra compatto, nel regno dell’altro parlamentare forzista Marco Siclari. Tutti uniti e schierati al massimo della potenza al fianco di Santoro, ma sconfitti.

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Giusy Caminiti

Stesso discorso a Palmi, dove l’uscente Giuseppe Ranuccio ha sconfitto nettamente l’ex primo cittadino Giovanni Barone, anch’egli sostenuto da Cannizzaro e da tutto il centrodestra. Caminiti e Ranuccio, entrambi di estrazione di centrosinistra, ma non sostenuti da liste del Partito Democratico, che si è materializzato solo quando era il tempo di intestarsi la vittoria. Vincente quando si nasconde. Qualche domanda bisognerebbe farsela anche da quell’altra parte.

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Giuseppe Ranuccio

La lettera patetica

Chi non lascia, ma raddoppia, è proprio Cannizzaro. Travolto dalle critiche e dalle polemiche, alla fine ha dovuto rompere il silenzio e rivolgersi al suo elettorato, ma anche al suo partito, per tentare di salvare il salvabile di una tornata elettorale catastrofica: «Politica, per me, è metterci la faccia» ha esordito. Nel proprio intervento, il parlamentare forzista che pure (a Villa San Giovanni soprattutto) era convinto di riuscire a spuntarla ha cambiato ora versione: «Ci sono dei Comuni dove la sconfitta era quasi scontata. Chi fa politica da 20 anni lo percepisce. Eppure ci sono andato, ci siamo andati, consapevolmente, anche solo per un comizio, un saluto, una parola di sostegno».

Insomma, un modo per dire, neanche io che sono un fuoriclasse posso fare miracoli. Ma l’apice del pathos arriva con le domande retoriche rivolte al lettore: «E allora vi chiedo, con quale scusa mi sarei dovuto sottrarre alle chiamate di quei giovani che ancora credono nella politica e che magari hanno presentato una proposta costruendo una lista?! C’è chi avrebbe risposto che “un parlamentare, un dirigente nazionale, si espone solo laddove ha la certezza di vincere”… ho ricevuto questa risposta un paio di volte quando ero alle prime esperienze con la politica. E da quelle esperienze ho imparato a non essere come altri».

Francesco Cannizzaro e i sogni di sindacatura

La verità è che Cannizzaro, ora, deve giustificare con gli altri colonnelli, non solo di Forza Italia, ma anche del centrodestra, le scelte politiche. Soprattutto per lui che, in maniera neanche tanto nascosta, da più di qualche anno sogna di correre per la poltrona di sindaco di Reggio Calabria. Dopo aver tentato (invano) di posizionare la cugina Giusi Princi a Palazzo San Giorgio, si è “accontentato” di catapultarla alla vicepresidenza della Regione.

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Cannizzaro e Princi

Ma questa mossa d’imperio potrebbe aver incrinato qualcosa nello scacchiere del centrodestra. E se anche i risultati (per di più con un trend generale che premia l’ala conservatrice) non arrivano, allora davvero qualcosa può essersi rotto negli equilibri fin qui tenuti dall’apparentemente uomo forte di Forza Italia in provincia di Reggio Calabria.

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