La tarantella triste dei posti letto destinati al Covid

Dai 400 approvati dalla Santelli e mai attivati ai 134 in terapia intensiva e i 136 in sub-intensiva previsti dal ministero. Secondo Agenas sono stati solo 43 in due anni. Per la Corte dei conti: mai spesi 77 milioni su 115 destinati alla lotta al virus. Sullo sfondo nomine, assunzioni e una pandemia in piena quarta ondata

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Mentre la quarta ondata galoppa, e si intravede la zona arancione, i calabresi hanno la sensazione di essere ancora, dopo due anni, «in braccio a Maria». Lo stesso governatore Roberto Occhiuto nelle scorse ore si è detto «preoccupato per la pressione sulla rete ospedaliera». Si può dunque immaginare quanto lo siano i cittadini da lui amministrati che assistono inermi a quella che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe essere raccontata come la tarantella dei posti letto.

È forse allora il caso di mettere insieme un po’ di numeri e di nomi, partendo però dagli ultimi dati. L’incidenza dei nuovi contagi tra il 3 e il 6 gennaio è stata abbondantemente sopra i 400 casi per 100mila abitanti. Molto alta. Come il tasso di occupazione dei reparti di area medica, che è al 34%. Con oltre 370 ricoverati in area medica su 1.055 posti letto attivati. Di questi, circa 200 sono stati creati negli ultimi 4 mesi.

Le Terapie intensive

Più complessa è la situazione delle Terapie intensive. I dati Agenas dicono che il tasso di occupazione è al 16%. E oltre 30 persone sono ricoverate in terapia intensiva su 189 posti letto esistenti. In proporzione, abbiamo a disposizione 10 posti letto ogni 100mila abitanti. È il dato più basso in Italia assieme a quello dell’Umbria. Secondo Agenas sono al momento attivabili altri 9 posti in Rianimazione.

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I dati Agenas sui posti letto in terapia intensiva

Occhiuto, dopo l’ultima riunione dell’Unità di crisi, ha annunciato che i posti letto in area medica dedicati al Covid verranno incrementati nei prossimi giorni perché è evidente che le ospedalizzazioni aumenteranno. Si sta pensando anche di utilizzare come Covid hospital i presidi sanitari di Rogliano, Cariati e Tropea. E di attivare in «tempi strettissimi» Villa Bianca a Catanzaro.

Il piano per 400 posti letto Covid mai attivati

Ora, per capire cosa sia stato fatto in due anni e per riscontrare gli annunci con la realtà, occorre fare un salto a inizio pandemia. Marzo 2020. La compianta Jole Santelli è stata eletta da poco alla presidenza della Regione. E la sanità calabrese è saldamente – si fa per dire – in mano al generale Saverio Cotticelli.

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Le grafiche social della Regione Calabria guidata dalla Santelli per comunicare l’attivazione (mai arrivata) di 400 posti letto in terapia intensiva

La pandemia si sta rivelando nella sua gravità e un annuncio viene veicolato con un post su Facebook. La presidente della Regione, in accordo con Cotticelli e con il supporto del Dipartimento Salute, ha «approvato il piano che prevede l’attivazione di 400 posti letto di terapia intensiva e subintensiva per le aree nord, centro e sud della regione».

Inutile ricordare anche la ripartizione di quei posti letto, perché in realtà non sono mai stati attivati. Giugno 2020. Il documento di riordino della rete ospedaliera certifica l’amara verità. Ma non tralascia l’ottimismo: dopo la prima ondata la Calabria si ritrova ancora con 146 posti letto di Terapia intensiva. Però sono «incrementabili con ulteriori 134». Anche in questo caso segue uno schema con la ripartizione che (non) verrà.

I fondi Covid non utilizzati

Ritorniamo all’oggi. Prima di Natale la Regione ha da approvare il Bilancio e per farlo deve passare dal Giudizio di parifica della Corte dei conti. I magistrati contabili di Catanzaro però non si limitano a usare il pallottoliere. Ma indugiano, impietosamente, sulla situazione della sanità. Che con i conti ha in realtà molto a che fare visto che assorbe circa 3,9 miliardi di euro all’anno (il 62,4% del bilancio regionale).

La presidente della Sezione di controllo della Corte, Rossella Scerbo, concludendo la sua relazione apre un «doveroso» squarcio sulla gestione del Covid in Calabria. Viene fuori che nel 2020 sono stati trasferiti alle Aziende sanitarie calabresi circa 115 milioni di euro di fondi Covid. E che «la gran parte di queste somme, ossia circa 77 milioni di euro, giace accantonata nei bilanci delle Aziende al 31 dicembre 2020 senza che sia stata riorganizzata la rete ospedaliera».

Non prima del 2022 inoltrato

Spiega, la relazione, che era stato il ministero della Salute – con circolare del 29 maggio 2020 – a prevedere che ai 146 posti letto di terapia intensiva «già attivi prima dell’emergenza» se ne aggiungessero altri 134, oltre alla riconversione di ulteriori 136 in semi-intensiva. Numeri lontanissimi da quel che poi è stato effettivamente fatto. Pochi nuovi posti letto – pochissimi secondo la Corte dei conti, 43 in due anni secondo Agenas – e interventi tutti ancora da avviare, il cui completamento è previsto «non prima del 2022 inoltrato (in alcuni casi del 2023)».

Nessun rinforzo per i pronto soccorso, mentre tutte le altre prestazioni sanitarie hanno accumulato ritardi «più significativi rispetto alla media nazionale». Le azioni indicate dal commissario ad acta per recuperare questo gap sono state «pianificate in modo generico». E, di nuovo, i fondi messi a disposizione dallo Stato (circa 15 milioni di euro) «non sono stati spesi dalle Aziende sanitarie, che li hanno ancora una volta accantonati in bilancio».

La Corte dei conti boccia la Regione

Le conclusioni della Corte non hanno bisogno di appendici retoriche. «Nel complesso, risulta di tutta evidenza che la Regione Calabria – si legge nel documento – è ben di là da rafforzare effettivamente la propria rete territoriale». Ancora: «Le risorse distribuite dallo Stato non sono state impegnate in modo efficace». E inoltre: «Deve evidenziarsi che il contributo dei privati alla gestione dell’emergenza sanitaria pare essere stato minimo». E la Regione «non ha ancora contezza della rendicontazione delle prestazioni rese».

Assunzioni? Troppo poche o non pervenute

In questo lasso di tempo, struttura commissariale e dipartimento regionale hanno garantito al Tavolo interministeriale di verifica del Piano di rientro che nel Programma operativo (che ancora non c’è) sarebbero state inserite le nuove assunzioni di personale. Il commissario ha detto al Tavolo che nell’emergenza sono state assunte 1.080 unità di personale a tempo determinato. Si tratta di 139 dirigenti medici, 30 dirigenti non medici, 771 non dirigenti-comparto sanità, 140 altro personale. Circa la metà (563 unità) è stata impiegata nei 5 Hub regionali.

Nel 2020, secondo la struttura commissariale, risulterebbero assunte 830 unità e altre 250 circa nel 2021. Roma ha chiesto conferma di questi dati sollecitando ulteriori aggiornamenti e il commissario che ha preceduto Occhiuto si è riservato di trasmettere una relazione. Il Tavolo ha comunque ricordato le autorizzazioni concesse «da anni» per le assunzioni. Quelle che ancora oggi «non risulterebbero effettuate o risulterebbero in grande ritardo attuativo».

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La sede dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza

Si tratta di valutazioni che emergono dalla versione integrale, depositata agli atti, della requisitoria del Procuratore regionale della Corte dei conti. Che ha anche raccolto ulteriori dati, concludendo che l’impatto delle spese complessive legate al Covid nelle Asp e nelle Ao calabresi, almeno stando a quanto comunicato alla magistratura contabile a metà del 2021, è stato di circa 14 milioni di euro.

Il caso Belcastro

In questo periodo alla guida del dipartimento Salute della Regione si sono avvicendati diversi manager. C’è stato prima Antonio Balcastro, nominato da Mario Oliverio a dicembre del 2018 e rimasto in carica fino ai primi mesi dell’era Santelli. La presidente poi prematuramente scomparsa lo scaricò ai microfoni di Report, dopo il caso dei tamponi preferenziali a Villa Torano, dichiarando: «Se Belcastro ha fatto degli abusi, va verificato. Non l’ho nominato io». Poi però lo ha comunque mantenuto come «soggetto attuatore dell’emergenza Covid».

Da Bevere alla Fantozzi

Gli è succeduto Francesco Bevere, oggi di stanza ai piani alti della Regione Sicilia, da settembre consigliere in materia di sanità del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie. In carica alla Cittadella dal 29 giugno 2020 al 31 marzo 2021, Bevere era stato dg di Agenas (Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali) e, prima ancora, del Ministero Salute. Oggi Occhiuto – dopo una reggenza di Giacomino Brancati – ha messo al suo posto Iole Fantozzi da Cosenza, che dal 2019 era commissario del Grande ospedale metropolitano di Reggio.

Longo sostituisce il tragicomico Cotticelli 

Fantozzi è l’unica manager rimasta in carica nonostante la girandola dei commissari innescata dal decreto Calabria che, con il primo governo Conte, ha dato il via a un supercommissariamento certamente non risolutivo come l’alleanza M5S-Lega dell’epoca preventivava. Basterà, allo scopo, solo accennare alle tragicomiche vicende di Cotticelli, che fu poi affiancato dalla mitologica Maria Crocco – forse proprio la stessa Maria che ci ha tenuti «in braccio» – e a cui, dopo un balletto poco edificante di nomi e rinunce, succedette a novembre 2020 il non indimenticabile Guido Longo.

Le nomine 

Era stato proprio quest’ultimo, d’intesa con l’allora facente funzioni Nino Spirlì, a nominare i commissari che attualmente guidano le Aziende calabresi: Vincenzo La Regina (Asp Cosenza), Maria Bernardi (Asp Vibo), Domenico Sperlì (Asp Crotone); Jole Fantozzi (sostituita a marzo da Gianluigi Scaffidi all’Asp di Reggio), Isabella Mastrobuono (Ao Cosenza), Giuseppe Giuliano (passato dall’Asp vibonese al “Mater Domini”), Francesco Procopio (Ao “Pugliese Ciaccio” Catanzaro). Mentre dopo la scadenza del mandato di una terna prefettizia (Luisa Latella, Franca Tancredi e Salvatore Gullì) l’Asp di Catanzaro – che come quella di Reggio era stata commissariata per infiltrazioni mafiose – è retta dal dg facente funzioni Ilario Lazzaro.

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