Cosenza vecchia, una legge da 275 milioni di euro per salvarla

Chi gestirà i soldi. Cosa cambia per gli immobili privati? Il resto della politica calabrese sosterrà la proposta del M5S in Parlamento? Ci sarà spazio per le associazioni che si battono da anni per il quartiere?

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Una legge nazionale per Cosenza vecchia. A presentarla è la deputata pentastellata Anna Laura Orrico, firmataria insieme ai colleghi Alessandro Melicchio e Carmelo Massimo Misiti della proposta n° 3544, “Interventi per la tutela, il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana, sociale ed economica del centro storico della città di Cosenza”.
È noto che il quartiere da tanti anni versa in uno stato di abbandono e incuria. Questo degrado non è solo paesaggistico. Miete vittime nelle case e sulle strade. È una situazione che costituisce inoltre una minaccia per la pubblica incolumità.

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Un angolo di Cosenza vecchia, tra antichi palazzi e crolli (foto C. Giuliani) – I Calabresi

La proposta di legge per Cosenza vecchia

Preso atto di questa immensa problematica e delle notevoli potenzialità che emergerebbero dalla sua risoluzione, il primo rigo della proposta di legge suona come un passionale squillo di tromba, un appello alle sensibilità. E contiene tutto lo spirito dell’iniziativa: «ONOREVOLI COLLEGHI! – Il centro storico di Cosenza rappresenta un patrimonio storico-culturale straordinario del nostro Paese».

Chiara la finalità dell’atto politico, enucleata nell’articolo 1: «La coesione e l’inclusione sociale, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio storico e culturale del centro storico di Cosenza, favorendo il riuso di complessi edilizi e di edifici pubblici o privati, in stato di degrado, di abbandono, dismessi o inutilizzati, incentivandone la riqualificazione fisico-funzionale, la sostenibilità ambientale e il miglioramento del decoro urbano e architettonico complessivo».

Poteri al prefetto e 275 milioni in tre anni

Per il raggiungimento degli obiettivi, l’articolo 2 conferisce pieni poteri al prefetto e disegna anche la struttura organizzativa che avrà a disposizione, “composta dal commissario straordinario, dalla cabina di regia per il coordinamento istituzionale, dalla segreteria tecnica di supporto e dal tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale”.
Interessante “il coinvolgimento e la partecipazione di soggetti pubblici, privati, del Terzo settore e della cittadinanza attiva nei processi di coprogettazione degli interventi”, previsti dall’articolo 3.

L’annosa questione degli edifici privati fatiscenti di Cosenza vecchia, sui quali l’amministrazione comunale non può o non vuole intervenire, è affrontata una volta per tutte all’articolo 10 della proposta di legge: «La struttura commissariale può procedere all’esproprio di beni immobili, fabbricati e terreni, situati all’interno ai sensi del comma 1 dell’articolo 6, che versano in stato di degrado, di abbandono o di rischio per la salute pubblica, quando, avvisati i proprietari, trascorsi inutilmente sessanta giorni dalla notifica, questi non comunicano l’intenzione di procedere al risanamento del bene. Le disposizioni di cui al primo periodo si applicano anche nel caso in cui i proprietari non sono rintracciabili».

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La Prefettura di Cosenza (foto C. Giuliani) – I Calabresi

Infine, il capitolo più delicato, relativo ai fondi pubblici da reperire e destinare alla maxiopera di risanamento e rilancio. È trattato nell’articolo 11: «È autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per l’anno 2022, di 75 milioni di euro per l’anno 2023 e di 50 milioni di euro per l’anno 2024».

La bella addormentata

«Come mai tutti queste saracinesche sono abbassate?». Con teutonico accento e gli sguardi rivolti a corso Telesio, estasiate dalla bellezza della «Chìesa matre», appollaiate sul sagrato del duomo, due turiste tedesche interrogano Giulia, giovanissima studentessa calabrese di terza media, che con loro conversa in un perfetto inglese. La ragazza chiede supporto agli adulti: «Prof, questa non la so. Dimmi che cosa devo rispondere, così glielo traduco». Si rimane senza parole nel tentativo di spiegare ai forestieri com’è possibile che cotanta urbana bellezza sia appassita nel tempo.

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Il duomo di Cosenza (foto A. Bombini) – I Calabresi

E ci si aggrappa a quel poco che rimane in piedi e resiste: lo storico caffè Renzelli, la bottega di articoli religiosi di Umile Trausi e quella del maestro pittore Giuseppe Filosa, il rinato Shiva Shop del mitico “Rico” Mazzei, il palazzo Tarsia restaurato su iniziativa dei vulcanici e mai domi linguisti Marta Maddalon e John Trumper. Su corso Telesio e nei dintorni, quel poco di vita sociale e culturale che rimane è stato generato dalla libera e spontanea iniziativa di associazioni e privati cittadini.
Ampie boccate d’ossigeno sono state originate dalle iniziative di Villa Rendano e dalla scuola estiva dell’Unical.

La legge, i progetti e… Cosenza vecchia si svuota

Di recente, il neosindaco Franz Caruso ha annunciato «l’affidamento della progettazione degli ultimi quattro interventi del Contratto Istituzionale Sviluppo».
Riguarderanno la riqualificazione della Villa vecchia e delle altre aree verdi del centro storico, la sua fruibilità turistica, la riqualificazione di Piazzetta Toscano e la riapertura della Biblioteca civica. La notizia è stata accolta dai cosentini col tradizionale scetticismo.
È un’incredulità più che motivata. Ed è corroborata dall’inquietante censura sull’argomento, imposta dagli uffici locali di certi apparati dello Stato.

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L’ingresso della Biblioteca civica in piazza XV marzo, sede dell’Accademia cosentina

Aleggia la convinzione che un serio intervento istituzionale sia imprescindibile. Lo invocano intellettuali e professionisti. Lo chiedono con dignità e rabbia le cosentine e i cosentini rimasti a vivere nell’antica città. Erano 10.028 nel censimento Istat 2011. Oggi pare siano ridotti a poco più della metà. Sanno bene che Cosenza vecchia non avrebbe nulla da invidiare a centri storici come quelli di Matera, Ragusa e Lecce. Se la proposta di legge per Cosenza vecchia presentata da Anna Laura Orrico e colleghi, in questa o nella prossima legislatura, trovasse perlomeno il sostegno degli altri parlamentari calabresi e meridionali, potrebbe contribuire a riaprire una finestra di speranza su uno dei luoghi più suggestivi del meridione.

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