Cosenza frana e i soldi per salvarla restano un mistero

Dal Comune non arrivano risposte. Il centro storico è costruito in una zona a rischio smottamenti. Nessuno dimentica il giovane motociclista che si è schiantato contro i blocchi di cemento sulla strada che conduce a Portapiana

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«Le frane sono un evento imprevedibile, ma le aree a rischio si conoscono bene, per questo la minaccia per la popolazione può essere mitigata», spiega Fabio Ietto, geologo e docente all’Unical. Il centro storico di Cosenza è interamente cresciuto su un’area a rischio e di frane ce ne sono state parecchie, per fortuna senza che nessuna abbia causato morti.

Incidente mortale

La sola vittima, indiretta, di una frana è stata Giampiero Tarasi, che l’otto marzo si è andato a schiantare con la moto contro i blocchi di cemento che chiudevano via Vittorio Emanuele II. Ad uccidere Giampiero non è stato un masso venuto giù dalla collina, ma l’inerzia di chi, pur avendo chiuso la strada da mesi, non solo non aveva provveduto a mettere in sicurezza la parete franosa, ma non aveva nemmeno adeguatamente segnalato l’interruzione.

Striscione di protesta sui muri del Comune di Cosenza dopo la morte del giovane Tarasi
Striscione di protesta sui muri del Comune di Cosenza dopo la morte del giovane Tarasi

Eppure quella frana era caduta mesi prima e ancora oggi, a dispetto di tutto, la via principale di accesso a Porta Piana resta chiusa. Eppure «alcuni provvedimenti – continua Ietto – sono possibili. Sono diverse le soluzioni che il geologo può proporre alle amministrazioni di realizzare, come il posizionamento di reti, o semplicemente individuare i massi pericolanti e rimuoverli in sicurezza. Spesso però non ci sono risposte dalle autorità a tali sollecitazioni».

Rischi diffusi

«La decisione di chiudere via Vittorio Emanuele II è emersa da un tavolo di concertazione», afferma Antonella Rino, ingegnere e dirigente del settore Protezione civile del Comune di Cosenza. La Rino ricorda la presenza di tutte le autorità di riferimento in quelle circostanze, quindi i rappresentati della Prefettura, i Vigili del Fuoco, la Protezione civile regionale. La dirigente esprime tutta la sua preoccupazione, ma anche l’impotenza, davanti alla diffusione di situazioni a rischio, come la zona di contrada Jassa, «dove esiste una minaccia relativa a uno scenario idrogeologico, con un certo numero di famiglie a rischio di evacuazione in caso di allerta meteo». Rischio che si è puntualmente presentato nel corso dalle recenti forti piogge.

Quanti soldi ci sono?

Si dovrebbero mettere in campo interventi di prevenzione, ma è difficile senza risorse adeguate. Con tono sconsolato la dirigente dichiara che il suo ufficio «è ridotto al lumicino, senza nemmeno un dipendente». Ad occuparsi degli interventi dovrebbe essere il settore Infrastrutture, il cui dirigente è assente per motivi di salute. Senza di lui nessuno sa di preciso se e quanti soldi ci sono per il dissesto idrogeologico. Nemmeno il neo assessore Damiano Covelli è certo dell’esistenza di risorse per provvedere alla messa in sicurezza delle frane, avendo a che fare la nuova giunta con un dissesto di ben altra natura.

Cosenza frana- Il neo assessore comunale cosentino Damiano Covelli
Il neo assessore comunale cosentino Damiano Covelli
Prevenire è meglio che curare

Il dissesto, quello idrogeologico, intanto non aspetta. Ed è ancora Ietto a spiegarci che nel frattempo altre situazioni a rischio sono emerse, «come quella del 2019 a via Corsonello, strada di accesso alla città vecchia e a contrada Macchia». Si estende dunque l’area a rischio e «l’ente competente dovrebbe fare prevenzione, non limitarsi a chiudere le strade dopo una frana», dice ancora il geologo. Letto, però, è consapevole che spesso «il singolo comune non ha soldi per affrontare per intero l’emergenza e perciò servirebbero risorse a livello ministeriale»

Occasioni sprecate

Per la verità di soldi dallo Stato ce ne sarebbero pure stati. Quelli, ad esempio, del Dipartimento per gli affari territoriali, Direzione centrale della Finanza Locale del Ministero dell’Interno, che aveva emanato un bando per l’accesso a cospicue risorse destinate a «opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio». Per i comuni con popolazione oltre i 25mila abitanti, c’erano disponibili cinque milioni di euro, ma incredibilmente il Comune di Cosenza fece spallucce e non aderì al bando.

Frana a Portapiana
Frana a Portapiana

Ma se credete che quelle siano state le sole risorse destinate alla sicurezza del territorio perse dalla passata amministrazione vi sbagliate. Infatti nel 2016 nel Repertorio Nazionale degli interventi per la difesa del suolo erano previsti ben sette milioni di euro per interventi mirati alla mitigazione del rischio di qualche nuova frana nel Centro storico. Quei soldi però non sono mai arrivati, bloccati da questioni burocratiche che hanno fatto scadere il contratto con la ditta che avrebbe dovuto gestire i servizi.

L’ultima speranza
Fabio Ietto
Il geologo Fabio Ietto (foto A. Bombini) – I Calabresi

Ancora una volta l’ultima speranza viene dai famosi 90 milioni, alcuni dei quali sarebbero destinati proprio a «interventi strategici per la qualificazione del quartiere dove è ubicato il Conservatorio e l’adeguamento del muro di sostegno Portapiana»
Il fatto è che, come insiste Fabio Ietto, «il centro storico di Cosenza vive una condizione e di degrado notevolissima». Ma oggi dire una cosa del genere potrebbe diventare rischiosa: anche Giustino Fortunato, che descrisse la Calabria come «uno sfasciume pendulo» potrebbe essere denunciato.

La locuzione originaria – “sfasciume pendulo sul mare”– è ascritta a Giustino Fortunato (“La questione meridionale e la riforma tributaria”, 1904)

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